Stasi alla Festa dell’Unità: «Dopo il PNRR, ai Comuni i fondi bloccati da decenni»
Alla Festa Regionale dell’Unità di Lamezia Terme confronto su PNRR, autonomia differenziata ed enti locali. Stasi: «Non disperdere il know-how maturato dai Comuni»
LAMEZIA TERME – Un confronto sul futuro degli enti locali e sulle prospettive del dopo PNRR. È stato questo il tema del panel al quale ha partecipato Stasi nell’ambito della Festa Regionale dell’Unità del Partito Democratico, svoltasi a Lamezia Terme il 18 e 19 settembre.
L’incontro ha riunito, insieme a Stasi, Franz Caruso, Mariateresa Fragomeni, Enzo Romeo, Ernesto Alecci e il senatore Alessandro Alfieri, con un confronto dedicato ai problemi concreti che interessano amministrazioni e territori.
Nel suo intervento, Stasi ha posto l’attenzione soprattutto su ciò che dovrebbe accadere una volta conclusa la stagione del PNRR, sottolineando la necessità di non disperdere le competenze e l’esperienza amministrativa maturate dai Comuni negli ultimi anni.
Secondo Stasi, il PNRR avrebbe dovuto rappresentare una programmazione straordinaria per sostenere la ripresa dopo la pandemia, senza però rallentare la programmazione ordinaria e, in particolare, l'utilizzo delle risorse europee e dei fondi di coesione.
«In Calabria, invece – ha evidenziato – questi anni sono stati caratterizzati da fortissimi ritardi nell’attuazione della programmazione regionale».
Tra gli esempi citati quello di Agenda Urbana, che interessa i principali poli urbani della Calabria. Stasi ha ricordato i ritardi nella sottoscrizione delle convenzioni relative agli interventi e ha evidenziato come, a suo giudizio, le interlocuzioni sulle strategie e sulle risorse della programmazione 2021-2027 non siano ancora entrate nella fase operativa.
Parallelamente, però, i Comuni hanno dovuto affrontare una mole di lavoro amministrativo senza precedenti. Stasi ha richiamato i dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio, secondo i quali al 17 maggio 2026 risultavano 89.175 progetti PNRR attuati direttamente dai Comuni e dalle loro forme associative, per circa 25,5 miliardi di euro di risorse PNRR. Considerando l’insieme delle fonti pubbliche di finanziamento, la cifra arriverebbe a circa 34,5 miliardi di euro.
Un altro dato riguarda la spesa in conto capitale degli enti locali: tra il 2019 e il 2025, secondo quanto riferito da Stasi, sarebbe più che raddoppiata, passando da 10,7 a circa 25 miliardi di euro.
Per Stasi, questi numeri dimostrerebbero la capacità dei Comuni di trasformare le risorse disponibili in progettazione, procedure di gara, cantieri e servizi, continuando nel frattempo a garantire le attività ordinarie.
Da qui la proposta avanzata durante il confronto: utilizzare l’esperienza maturata con il PNRR per affrontare anche quei programmi che da anni attendono di trasformarsi concretamente in opere.
«Non disperdere il know-how maturato negli uffici comunali grazie al PNRR, ma trasformarlo in un modello stabile», ha sottolineato Stasi, indicando come obiettivo quello di superare i rallentamenti burocratici che, secondo la sua analisi, hanno impedito per anni a risorse già disponibili di produrre interventi concreti.
Tra i settori indicati c’è il dissesto idrogeologico. In Calabria, ha ricordato Stasi, si parla di circa 505 milioni di euro di interventi e risorse che attendono da anni di essere trasformati concretamente in cantieri nell’ambito della programmazione affidata alla struttura commissariale.
Un tema che si inserisce in un quadro nazionale particolarmente complesso. Stasi ha citato i dati ISPRA secondo i quali 7.463 Comuni italiani, pari al 94,5% del totale, sono interessati da aree a pericolosità legata a frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera. In Calabria, secondo il dato richiamato, la percentuale raggiunge il 100% dei Comuni.
Altro capitolo quello della depurazione. L’Italia è ancora interessata da procedure europee relative a collettamento, fognatura e depurazione, alcune delle quali risalgono al 2004 e al 2009. Diverse situazioni riguardano ancora oggi la Calabria.
«È difficile considerare realmente “straordinaria” una gestione commissariale quando l’emergenza e le relative procedure finiscono per attraversare decenni», ha osservato Stasi.
Il ragionamento comprende inoltre l’ingegnerizzazione delle reti idriche, l’erosione costiera, la messa in sicurezza del territorio e altri programmi nei quali, secondo Stasi, troppo spesso trascorre un periodo eccessivamente lungo tra il finanziamento di un intervento e l’apertura effettiva del cantiere.
La proposta, ha precisato, non consiste nella richiesta di maggiori trasferimenti ai Comuni, ma nella necessità di utilizzare in modo più rapido ed efficace risorse già disponibili.
«Il PNRR ha dimostrato che, affidando ai Comuni risorse, obiettivi, scadenze e responsabilità precise, gli enti locali sono in grado di realizzare una mole straordinaria di investimenti», ha affermato.
Da qui la conclusione: il “dopo PNRR”, secondo Stasi, dovrebbe partire dall’esperienza maturata in questi anni, affidando ai territori anche risorse che da troppo tempo non riescono a trasformarsi in opere, mantenendo però controlli rigorosi, obiettivi verificabili, cronoprogrammi stringenti e responsabilità precise.
«Il PNRR ha rappresentato una straordinaria palestra amministrativa per i Comuni italiani. Il “dopo PNRR” dovrebbe partire proprio da questa esperienza», è il messaggio lanciato alla Festa Regionale dell’Unità di Lamezia Terme.
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