Altomonte, Michele Barbieri porta l’esperienza di Altomonte al salone HIP di Bologna
Al centro del confronto nazionale sulle strategie dell’accoglienza il modello imprenditoriale avviato nel 1969
Altomonte – Una camera confortevole e un buon ristorante si possono trovare ovunque. Quello che non si può replicare è la storia delle persone, dei luoghi e delle tradizioni che rendono unica una destinazione. È il messaggio portato da Michele Barbieri, imprenditore e socio dell’Associazione Direttori d’Albergo (ADA), al salone HIP – Horeca Professional Expo Italia 2026, ospitato a BolognaFiere. Nel confronto nazionale dedicato al valore dell’accoglienza, l’esperienza imprenditoriale di Altomonte, avviata nel 1969, è diventata un caso concreto di ospitalità capace di trasformare l’identità territoriale in un elemento distintivo dell’offerta turistica.
IL MODELLO BARBIERI ENTRA NEL CONFRONTO NAZIONALE SULLE STRATEGIE
La partecipazione si è inserita nel panel Valorizzare e accogliere – Storie, strumenti e strategie per condividere il valore dei territori con comunità e ospiti. Moderato dalla vicepresidente Ambra Saottini, il dialogo ha coinvolto anche Alessandro Boggio Merlo dell’Unione Industriale Biellese, Luca Guerrieri dell’Antica Masseria La Corte del Sole di Noto e Carmelina Triunfo, imprenditrice e rappresentante del settore turistico lucano. Al centro, lo storytelling culturale come strumento per connettere imprese, produzioni locali e destinazioni.
DAL CAMPO ALLA TAVOLA, FINO ALLA BOTTEGA: IL VALORE SI PUÒ TOCCARE
Se raccontiamo la stagionalità, dobbiamo farla trovare nel menù. Se parliamo di produzioni locali, dobbiamo conoscere chi produce. - È uno dei passaggi chiave dell’intervento di Barbieri, che ha illustrato la relazione tra albergo, ristorante, azienda agricola e bottega. Un percorso nel quale l’ingrediente assaggiato a tavola diventa occasione per conoscere una lavorazione, incontrare una tradizione e portarne a casa un ricordo. Non basta, insomma, dichiararsi autentici: bisogna consentire all’ospite di verificarlo attraverso l’esperienza.
ZAFARANI CRUSCHI, DIETRO UN ASSAGGIO C’È UN PATRIMONIO DI SAPERI
Emblematico il caso del peperone crusco della Valle dell’Esaro. La sua croccantezza - ha spiegato Michele - racchiude conoscenze tramandate attraverso coltivazione, raccolta, essiccazione, conservazione e cottura. Un patrimonio che, insieme al padre Enzo, ha scelto di valorizzare anche attraverso la fondazione della Confraternita degli Zafarani Cruschi del Pollino, della quale è Priore. Un’esperienza collettiva che mette in relazione produttori, comunità e appassionati, facendo della convivialità uno strumento di tutela delle tradizioni.
L’ACCOGLIENZA NON PUÒ DIPENDERE SOLTANTO DAL TITOLARE
Nel confronto è emersa anche una precisa indicazione per il settore alberghiero: la narrazione del territorio deve diventare patrimonio dell’intera squadra. Dalla reception alla sala, fino a chi accompagna un acquisto, ogni collaboratore deve conoscere ciò che propone, con competenza e naturalezza. Formazione, organizzazione e qualità del servizio restano indispensabili perché l’identità non si riduca a uno slogan commerciale.
BARBIERI: SUCCESSO? QUANDO L’OSPITE RIPARTE SENTENDOSI LEGATO A UN LUOGO
Vorrei che chi riparte da Altomonte dicesse: sono stato bene, ho mangiato bene e adesso conosco qualcosa di più di questa terra. - È la sintesi della visione condivisa da Michele Barbieri a Bologna. Una prospettiva che supera il semplice pernottamento e riconosce all’impresa ricettiva la capacità di generare curiosità, relazioni e opportunità anche fuori dalle proprie mura. Perché la vera differenza, nel turismo, non è soltanto convincere qualcuno a scegliere una destinazione, ma dargli una ragione per ricordarla e desiderare di tornarci.
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