(Video) Patrimonio da 162 milioni confiscato a tre imprenditori: l’ombra della ’ndrangheta

La Guardia di Finanza ha eseguito il provvedimento del Tribunale dopo l’inchiesta “Coccodrillo” sui rapporti con diverse cosche di ’ndrangheta

A cura di Redazione
15 settembre 2026 07:15
(Video) Patrimonio da 162 milioni confiscato a tre imprenditori: l’ombra della ’ndrangheta - Foto Uff. Stampa Guardia di finanza
Foto Uff. Stampa Guardia di finanza
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CATANZARO – Un patrimonio dal valore complessivo superiore ai 162 milioni di euro è stato confiscato in via definitiva dalla Guardia di Finanza di Catanzaro nei confronti di tre noti imprenditori catanzaresi. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Catanzaro al termine di un procedimento di prevenzione patrimoniale avviato dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

La vicenda trae origine dall’inchiesta denominata “Coccodrillo”, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro e coordinata dalla DDA. Secondo quanto emerso dalle indagini, le attività imprenditoriali dei tre soggetti avrebbero beneficiato di rapporti con esponenti delle cosche Mazzagatti di Oppido Mamertina, Arena di Isola Capo Rizzuto e Grande Aracri di Cutro.

I legami ricostruiti dagli investigatori avrebbero consentito alle società riconducibili agli imprenditori di acquisire una posizione di particolare rilievo nel settore delle forniture di calcestruzzo e nell’affidamento di importanti commesse nel comparto dell’edilizia, sia pubblica sia privata. Parallelamente, tali rapporti avrebbero garantito alle imprese una sorta di protezione rispetto a possibili richieste estorsive di natura mafiosa.

Un ulteriore elemento emerso nel corso di precedenti attività investigative riguarda i lavori di ammodernamento del tratto Pizzo Calabro-Cosenza dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria. Gli investigatori avevano documentato lo svolgimento di un summit interprovinciale di ’ndrangheta proprio all’interno di un cantiere riconducibile agli imprenditori coinvolti.

Il procedimento penale “Coccodrillo” si è concluso con condanne definitive nei confronti dei tre, riconosciuti responsabili, a vario titolo, di reati quali concorso esterno in associazione mafiosa, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed estorsione. Le pene inflitte sono comprese tra 8 anni e 10 mesi e 3 anni di reclusione.

Le condanne hanno determinato anche l’inquadramento dei tre imprenditori tra i soggetti caratterizzati da pericolosità sociale qualificata, secondo quanto previsto dal Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione.

A quel punto sono partiti gli accertamenti economico-patrimoniali condotti dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro. Le verifiche avrebbero consentito di individuare un patrimonio di notevole consistenza, formalmente intestato agli interessati e ai loro familiari, oltre a numerose società e consorzi la cui disponibilità sarebbe stata in alcuni casi schermata attraverso l’utilizzo di prestanome.

Secondo gli accertamenti, il valore dei beni individuati sarebbe risultato fortemente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

La confisca definitiva comprende numerose unità immobiliari, terreni, quote societarie e patrimoni aziendali. I beni si trovano principalmente a Catanzaro e in provincia, oltre che a Cirò Marina e Firenze.

Tra i patrimoni societari figurano imprese operanti nell’edilizia pubblica e privata, mentre tra i beni confiscati rientra anche un importante impianto per la produzione di calcestruzzo situato a Catanzaro.

Il provvedimento ha inoltre interessato autovetture, macchine operatrici, rapporti bancari e partecipazioni in diverse società di capitali.

Il valore complessivo dei beni definitivamente confiscati supera dunque i 162 milioni di euro, segnando l’epilogo patrimoniale di una complessa attività investigativa sviluppata dalla Guardia di Finanza e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.

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