Venerdì Santo nella Diocesi di Rossano-Cariati tra liturgia e processione

Il messaggio dell’Arcivescovo nel Venerdì Santo tra liturgia e processione

A cura di Redazione
04 aprile 2026 10:20
 Venerdì Santo nella Diocesi di Rossano-Cariati tra liturgia e processione - Foto: Redazione
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ella suggestiva cornice della Cattedrale di Maria Santissima Achiropita, nella Diocesi di Rossano-Cariati, si è svolta nel pomeriggio di ieri, Venerdì Santo 3 aprile 2026, la solenne Azione Liturgica della Passione del Signore, momento centrale del Triduo Pasquale, presieduta dall’Arcivescovo monsignor Maurizio Aloise, alla presenza della Confraternita dell’Addolorata e di numerosi fedeli accorsi in raccoglimento e preghiera.

La celebrazione, caratterizzata da sobrietà e intensa partecipazione spirituale, ha guidato l’assemblea nel cuore del mistero della Passione di Cristo. Durante la Liturgia della Parola, i testi proclamati hanno accompagnato i presenti in un itinerario di contemplazione e silenzio, dal Servo sofferente annunciato dal profeta Isaia fino al racconto della Passione secondo il Vangelo.

Nel corso dell’omelia, l’Arcivescovo ha invitato i fedeli a entrare profondamente nel mistero del Venerdì Santo, sottolineando che oggi la Chiesa tace e contempla, non per spiegare ma per lasciarsi attraversare dal dono totale dell’amore di Cristo. Monsignor Aloise ha richiamato l’attenzione su due segni emblematici: il catino della lavanda dei piedi, simbolo dell’amore che serve e si dona, e quello di Pilato, segno della codardia e dell’indifferenza che si sottrae alla responsabilità, due atteggiamenti opposti che interrogano ancora oggi la coscienza di ciascuno.

Con forte intensità è stato evocato anche il contrasto tra i due baci della Settimana Santa, quello di Giuda, segno di tradimento, e quello dei fedeli alla Croce, gesto di venerazione e amore, nel quale si manifesta insieme il dramma e la speranza dell’umanità. Lo sguardo si è poi allargato alla sofferenza del mondo contemporaneo, dove Cristo continua a essere crocifisso nelle vittime innocenti della violenza, nei profughi, negli anziani soli e nei giovani privati del futuro. Alla domanda su chi sia stato responsabile della Passione, la riflessione ha condotto a riconoscere la corresponsabilità di ogni uomo, redento però dall’amore di Cristo che trasforma la croce da strumento di morte in segno di salvezza.

La celebrazione si è conclusa con il rito della venerazione della Croce, momento di profonda spiritualità che ha unito la comunità in un clima di intensa partecipazione, preparando i cuori alla luce della Pasqua.

In serata, sempre nella Diocesi di Rossano-Cariati, si è svolta la tradizionale Processione del Cristo Morto, uno dei momenti più intensi e partecipati della Settimana Santa, con una straordinaria presenza di fedeli. In un clima di raccoglimento e devozione, il corteo ha attraversato le vie cittadine accompagnato da preghiere e canti, rinnovando un appuntamento che da secoli unisce fede, cultura e identità religiosa.

Ampia la partecipazione delle autorità civili e militari, insieme alle aggregazioni ecclesiali e alle associazioni di volontariato che hanno contribuito allo svolgimento ordinato dell’evento. A concludere la processione è stata la preghiera finale dell’Arcivescovo monsignor Maurizio Aloise, che ha richiamato il significato attuale della Croce, soffermandosi sulle ferite del mondo contemporaneo, dalle guerre con un pensiero alla Terra Santa fino ai drammi dell’emigrazione, ai naufragi e alle calamità naturali.

Un invito forte a non cedere allo smarrimento ma a riscoprire nella Croce il segno di un amore che non si arrende, riconoscendo anche l’impegno quotidiano di volontari e operatori che si fanno prossimi agli ultimi. La Processione del Cristo Morto si conferma così non solo come espressione di una radicata tradizione religiosa, ma come occasione viva di riflessione, comunione e rinnovata speranza per l’intera comunità.

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