Spezzano Albanese - Emanuele Armentano in tour con “Barche di Sabbia”
Il libro racconta migrazioni e storie di speranza tra città e licei
Spezzano Albanese - Si prospetta un mese di marzo ricco di appuntamenti per il tour letterario di Emanuele Armentano. Il calendario degli incontri dedicati al libro “Barche di Sabbia” si arricchisce, infatti, di nuove tappe tra la provincia di Cosenza e la città di Roma. Il primo appuntamento è in programma sabato 14 marzo alle ore 18 presso l'Accademia della Musica a Santa Sofia d’Epiro, mentre martedì 17 marzo l’autore spezzanese sarà a Rende nella Sala Tokyo al Museo del Presente alle 17.30. Il tour proseguirà lunedì 23 marzo a Rossano alle ore 18.00 presso la Biblioteca Diocesana alla presenza dell'Arcivescovo mons. Maurizio Aloise.
Armentano torna nelle scuole
Le ultime due tappe del mese porteranno Armentano nuovamente nel mondo della scuola. Giovedì 26 marzo l’autore incontrerà gli studenti del liceo “Amaldi” di Roma, mentre lunedì 30 marzo farà ritorno nella sua Spezzano Albanese per un confronto con gli studenti del liceo scientifico-IPA “V. Bachelet”. Il reportage “Barche di Sabbia”, impreziosito dalla prefazione di monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Ionio e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, e dalla presentazione di Mimmo Lucano, sindaco di Riace e deputato al Parlamento europeo, affronta il tema delle migrazioni con l’intento di rompere il silenzio che spesso circonda una delle questioni più complesse del nostro tempo. A farlo sono le testimonianze dirette dei protagonisti gambiani Abubacar Conteh e Ousman Susso, che raccontano la propria esperienza del viaggio che li ha portati in Italia tra difficoltà, paure, sofferenze e il desiderio di costruire una vita migliore. Armentano ha spiegato il senso del suo lavoro: «Ciò che conta davvero è offrire un contributo concreto a sostegno delle persone che decidono di partire, incentivando uno sguardo più umano sul loro percorso e le dinamiche che sottendono questi viaggi della speranza. Se restiamo indifferenti -conclude-, come esseri umani abbiamo fallito».
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