Merola vicecampione del mondo Wako Pro: battaglia epica a Tolone
L’atleta della Kombat Team Cosenza cede a Gottardi dopo cinque round durissimi e un braccio rotto, ma conquista il rispetto del pubblico francese
Michele Merola torna da Tolone con una sconfitta che profuma di impresa. L’atleta cosentino della Kombat Team, guidata dal maestro Salvatore Iannuzzi, è vicecampione del mondo Wako Pro al termine di una sfida epica per la cintura iridata, detenuta in precedenza dalla leggenda Giorgio Petrosyan. Sul ring francese, davanti a 4.500 spettatori, Merola ha affrontato Gregoire Gottardi, due volte campione europeo e protagonista del circuito Senshi, cedendo solo al verdetto finale dopo cinque round di pura battaglia.
L’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Tolone è tutta per Gottardi, che combatte in casa, ma Merola non si lascia condizionare dal tifo avverso. L’emozione è fortissima già prima del match, durante gli inni nazionali, momento che segna la realizzazione di un sogno per l’atleta calabrese e per il suo staff, composto dai coach Salvatore Iannuzzi e Francesco Di Monaco: giocarsi un titolo mondiale.
Il match si accende fin dalle prime battute. Scambi durissimi, ritmo altissimo. Merola prova a chiudere la distanza con la boxe, mentre Gottardi risponde con calci potenti e rapidissimi, che si abbattono sulle braccia dell’italiano come saette. Il combattimento si trasforma presto in una guerra di nervi e resistenza. Durante l’incontro Merola avverte un forte dolore al braccio, ma stringe i denti e va avanti, rifiutando di arretrare.
Nel quarto e nel quinto round la sfida diventa una prova di carattere assoluto. Merola continua a rispondere colpo su colpo, nonostante il braccio non riesca più a spingere come dovrebbe. Alla fine il verdetto premia Gottardi, che viene proclamato campione del mondo Wako Pro. Ma il risultato non racconta tutto.
Il pubblico francese, colpito dal coraggio dell’italiano, tributa a Merola un lungo applauso. L’atleta si commuove sul ring, dispiaciuto per non essere riuscito a regalare la cintura alla sua squadra e ai suoi maestri, ma consapevole di aver lasciato tutto sul tappeto.
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