Longobucco, scoperto un fossile che richiama il misterioso Paleodictyon
Sarà donato al Museo di Longobucco per valorizzare il patrimonio geologico del territorio
Longobucco – Una particolare impronta fossile, caratterizzata da una geometria a celle esagonali, è stata individuata lungo il torrente Ortiano, nel territorio comunale di Longobucco. A effettuare il ritrovamento è stato Mario De Simone, curatore del Museo di Longobucco, nel Parco Nazionale della Sila. La conformazione del reperto richiama il Paleodictyon problematicus, una delle più enigmatiche tracce fossili studiate dalla paleontologia.
La scoperta riporta l’attenzione sul patrimonio geologico dell’area silana, dove le rocce conservano testimonianze di epoche lontanissime. Il reperto, emerso sulla superficie di una formazione calcarea marnosa, presenta un reticolo regolare che ricorda quello di un alveare. Un disegno naturale che potrebbe contribuire ad approfondire la conoscenza degli organismi vissuti negli antichi ambienti marini.
Le tracce di un oceano scomparso
A inquadrare scientificamente il ritrovamento è il dottor Gianpaolo Barone, autore di una prefazione dedicata alla storia geologica del territorio. Longobucco, quarto comune della Calabria per estensione, custodisce infatti una notevole varietà di formazioni rocciose, dalle rocce granitiche risalenti a circa 300 milioni di anni fa fino ai depositi sedimentari formatisi sul fondale dell’antico oceano Tetide, da cui derivano importanti testimonianze della storia geologica del Mediterraneo.
Lungo il Trionto, il suo affluente Ortiano e i versanti circostanti, sono presenti rocce sedimentarie che conservano fossili di ammoniti, belemniti, gasteropodi e brachiopodi. Questi reperti permettono di ricostruire le caratteristiche degli ambienti marini e le trasformazioni avvenute nel corso delle ere geologiche. Le formazioni del territorio custodiscono inoltre numerose tracce lasciate dagli organismi che si muovevano nei sedimenti del fondale, conosciute dagli studiosi come icnofossili.
Paleodictyon, un enigma studiato da oltre 150 anni
La struttura individuata da De Simone presenta caratteristiche riconducibili al Paleodictyon problematicus, una traccia fossile descritta per la prima volta da Giuseppe Meneghini nel 1850. La sua particolare geometria, composta da piccoli spazi esagonali disposti secondo uno schema regolare, ha suscitato a lungo interrogativi sull'organismo responsabile della sua formazione e sulla funzione di questa complessa rete di gallerie.
Come spiega Barone nella sua ricostruzione scientifica, studi recenti condotti con il contributo di diversi centri di ricerca internazionali, tra cui istituzioni italiane, hanno messo in relazione queste strutture con l'attività di scavo di un piccolo crostaceo marino. Restano tuttavia da chiarire alcuni aspetti, tra cui il motivo della disposizione esagonale e l'eventuale funzione del reticolo nella coltivazione di batteri utilizzati come alimento o nella comunicazione tra gli organismi.
Tracce simili sono state osservate in rocce di epoche geologiche molto diverse e anche sui fondali attuali della dorsale medio-atlantica. La loro presenza testimonia la persistenza nel tempo di determinate strutture biologiche e comportamentali, offrendo agli studiosi nuove opportunità di ricerca.
Il reperto sarà custodito nel Museo di Longobucco
Il ritrovamento rappresenta un ulteriore elemento di interesse per il patrimonio naturalistico e scientifico di Longobucco, un territorio che continua a riservare nuove scoperte a chi ne esplora con attenzione gli affioramenti rocciosi.
Il fossile sarà donato al Museo di Longobucco, all'interno del Parco Nazionale della Sila, dove potrà essere conservato e valorizzato. L'iniziativa contribuirà a rendere accessibile alla comunità e ai visitatori una testimonianza della storia geologica locale, rafforzando il ruolo del museo nella divulgazione scientifica e nella tutela delle risorse naturali.
La scoperta conferma, come sottolineato da Barone, quanto il territorio longobucchese rappresenti ancora uno scrigno di testimonianze da studiare: un patrimonio che unisce ricerca scientifica, memoria geologica e valorizzazione del paesaggio calabrese.
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