Il futuro ha la voce delle donne ma non nella scienza

L'11 febbraio si celebra la Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza ma le studiose continuano ad abbandonare le proprie carriere

A cura di Redazione
09 febbraio 2026 15:30
Il futuro ha la voce delle donne ma non nella scienza -
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Da sempre la figura della donna è al centro di un acceso dibattito riguardo il suo ruolo nella società e le sue responsabilità, tanto all'interno della famiglia quanto nel mondo del lavoro. Considerata per secoli, e in alcuni casi ancora oggi, come colei che dovesse esclusivamente prendersi cura del "nido", pensare alla casa e ai figli, la donna ha dovuto lottare strenuamente e deve costantemente battersi per vedere riconosciuto il proprio diritto allo studio e al lavoro.

La lotta per la parità di genere oggi non è più solo una questione astratta, ma una sfida economica e sociale concreta in quanto, nonostante i passi avanti compiuti rispetto al passato, il traguardo risulta ancora lontano. A parità di competenze e di mansioni, infatti, le donne percepiscono ancora oggi un salario inferiore rispetto agli uomini (gender pay gap) e faticano di più a raggiungere posizioni apicali, spesso perché considerate meno capaci di conciliare i tempi della vita lavorativa con quelli della vita privata. A partire da questa consapevolezza, ovvero da quella che viene definita una lotta costante contro un "soffitto di cristallo", il 22 dicembre del 2015 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza per riconoscere e valorizzare il ruolo fondamentale da loro svolto nell'ambito scientifico e della tecnologia.

Perché nasce

Gli obiettivi che hanno spinto all'istituzione di questa Giornata Internazionale, che si celebra l'11 Febbraio, sono tutt'altro che simbolici. Si vuole infatti arrivare a garantire: l'accesso paritario alla preparazione scientifica, eliminando le barriere che impediscono l'ingresso nelle facoltà tecniche o nei centri di ricerca; l'abbattimento degli stereotipi, contrastando l'idea che esistano "materie da uomini" e "materie da donne", un pregiudizio che spesso si insinua nelle scuole già nei primi anni dell'infanzia e il progresso globale, in quanto escludere le donne significa rinunciare a metà del potenziale creativo e intellettuale dell'intero pianeta, rallentando la risoluzione di sfide globali come il cambiamento climatico o le crisi sanitarie.

Ancora oggi, tuttavia, le donne continuano ad abbandonare le carriere scientifiche, condizione oggi messa in risalto dalla metafora del "tubo che perde", leaky pipeline, che evidenzia come soltanto un numero esiguo di donne iscritte a corsi STEM raggiungano la fine del percorso o intraprendano una lunga carriera lavorativa, senza considerare il numero ancor più ridotto di donne che decidono di specializzarsi in materie come ingegneria e matematica. Penalizzazione derivante tanto dai pregiudizi di genere, che intervengono a monte, quanto dal trattamento successivamente riservato loro nei luoghi di lavoro. Celebrare le eccellenze del passato, dunque, non basta più: l'11 febbraio è un richiamo alla responsabilità collettiva e ci ricorda che abbattere il soffitto di cristallo e sanare il tubo che perde non solo sono atti di giustizia verso le donne, ma sono indispensabili per l'intera umanità.

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