Ecco cosa si può fare per i bambini sordi nei Paesi del Sud del mondo
La parole di Loredana Lechiancole Vergani, presidente dell'associazione Ascolta e vivi, intervistata da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell'agenzia di stampa Italpress.
MILANO (ITALPRESS) – L‘udito è uno dei sensi fondamentali per il corretto sviluppo dei bambini, soprattutto nei primi anni di vita: attraverso i suoni i neonati cominciano a percepire ritmi, voci e linguaggio, le basi delle competenze linguistiche e comunicative. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo circa 34 milioni di bambini sotto i 15 anni sono affetti da una perdita uditiva significativa, con valori che variano nei diversi continenti: nei paesi industrializzati nascono 1,5 bambini sordi su mille nuovi nati, nei paesi in via di sviluppo questi numeri crescono fino a dieci volte tanto a causa di gestazioni a rischio, utilizzo di farmaci dannosi per l’udito durante la gravidanza e malattie. “C’è una differenza abissale tra i nostri bambini che nascono sordi, andando poi a seguire un determinato iter, e i bambini del sud del mondo che molto spesso nascono in villaggi dove non c’è un ospedale e di conseguenza non viene fatto nessuno screening: inoltre, a causa di malattie che possono contrarre in tenera età, anche loro possono diventare bambini a cui manca l’udito. Questo consegue il fatto che non imparino a parlare: è una cosa gravissima”, ha dichiarato Loredana Lechiancole Vergani, presidente dell’associazione Ascolta e vivi, intervistata da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
Parlare di screening negli Stati del terzo mondo attualmente è quasi un tabù: Lechiancole Vergani evidenzia come “quello che stiamo cercando di fare, nei paesi in cui siamo riusciti a dare una mano, è cercare di portare gli strumenti che permettano di fare lo screening, applicare ove possibile gli apparecchi acustici e fare la logopedia; quest’ultima parte è fondamentale per dare la parola a questi bambini ed è un processo che può durare dai due ai tre anni”.
La presidente di Ascolta e vivi ricorda poi le due persone grazie alle quali è nata l’associazione e ne racconta l’attività nei paesi in cui è attualmente operativa: “Luca Del Bo ed Elena Migoni, figlio e madre, lui ingegnere biomedico e lei logopedista. Avendo questo tipo di know-how, hanno cercato di aiutare chi non ha una simile opportunità: Elena non c’è più, ma io cerco di emularla il più possibile nel mandare avanti quest’associazione. In questo momento siamo impegnati in una scuola in Kenya: qui riusciamo a fare lo screening a 180 bambini che arrivano da tutti i villaggi limitrofi, dove però dobbiamo andarli a prendere perché vivono chiusi e isolati in capanne; non sentono e non parlano, questa è una vergogna. Siamo anche in Congo, in un foyer ecclesiastico dove supportiamo i bambini a distanza inviando apparecchi acustici e strumentazioni: in più negli ultimi due anni due loro medici sono venuti in Italia e li abbiamo formati. In Nicaragua invece abbiamo una logopedista che era andata là per fare un’esperienza e ha deciso di rimanere: oggi porta avanti un centro dove riusciamo a fare proprio lo screening neonatale”.
L’obiettivo, prosegue, “è creare una grande fiducia in tutto ciò che è il sottofondo di medici, insegnanti o persone semplici che vogliono imparare: vorremmo riuscire a portare tutte le nostre conoscenze. Adesso stiamo per partire per il Kenya, poi noi torniamo e loro vanno avanti: cercheremo di tenerli al passo e aiutare sempre più bambini. In Italia invece vogliamo far capire, soprattutto ai ragazzi delle scuole secondarie, l’importanza dell’udito: oggi l’inquinamento acustico è devastante, al di là degli apparecchi che risolvono problemi bisogna cominciare ad arrivare all’età avanzata con l’udito preservato”.
Lechiancole Vergani conclude tracciando quella che per Ascolta e vivi rappresenta una priorità assoluta: “Arrivare a fare un numero ancora più alto di screening, abbassando sempre più l’età dei bambini coinvolti: più tempo passa, più diventa difficile dargli la parola. Il problema più grande dell’udito sta proprio qui: un bambino isolato può anche subire soprusi che non è in grado di denunciare. Una delle cose più belle è quando ci arrivano i filmati di questi bambini cui viene fatto il test e vederli sorridere, toccarsi, alzare le mani e spalancare gli occhi quando gli mettono le cuffie: vedere una simile gioia che viene dal cuore riempie il mio”.
– Foto tratta da Medicina Top –
(ITALPRESS).
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