Cosenza, 66.805 pensioni in più rispetto agli occupati: il divario più ampio dopo Reggio
Nel Cosentino 277.162 pensioni e 210.357 occupati. In Calabria il saldo negativo raggiunge 220.349 unità e nei prossimi anni sono previste oltre 75mila uscite dal lavoro
In provincia di Cosenza le pensioni superano gli occupati di 66.805 unità. È uno dei dati più significativi dell'analisi dell'Ufficio studi della CGIA di Mestre, elaborata su dati Inps e Istat, relativa al rapporto tra pensioni vigenti e occupazione nel 2025.
Nel territorio cosentino risultano 277.162 pensioni, a fronte di 210.357 occupati. Il saldo negativo colloca la provincia al secondo posto in Calabria per ampiezza del divario in termini assoluti, dietro soltanto alla Città metropolitana di Reggio Calabria.
Il dato richiama l'attenzione sul rapporto tra la base occupazionale e il numero delle prestazioni pensionistiche, in un contesto segnato dall'invecchiamento della popolazione e dalla necessità di garantire nuove opportunità professionali alle generazioni più giovani.
Occorre precisare che il numero delle pensioni vigenti non coincide necessariamente con quello dei pensionati: il dato comprende le prestazioni erogate e può includere più trattamenti riferiti alla stessa persona, oltre alle prestazioni assistenziali e di invalidità.
Calabria, il saldo negativo supera le 220mila unità
Il quadro provinciale si inserisce in una situazione regionale caratterizzata da uno squilibrio diffuso. Nel 2025, in Calabria, risultavano 782.031 pensioni vigenti contro 561.682 occupati, con una differenza negativa di 220.349 unità.
La regione si colloca così tra le realtà italiane con il divario più ampio tra prestazioni pensionistiche e lavoratori. Il fenomeno è legato a diversi fattori, tra cui la struttura demografica, la diminuzione delle nascite e le difficoltà di un mercato del lavoro che deve offrire maggiori possibilità di inserimento, soprattutto ai giovani.
A rendere il quadro più delicato sono le previsioni per il prossimo futuro. Tra il 2025 e il 2029, secondo le stime riportate dalla CGIA sulla base dei dati Unioncamere e del Ministero del Lavoro, in Calabria sono attese circa 75.400 uscite dal mercato del lavoro, di cui 27.600 riguarderanno dipendenti privati.
Le imprese dovranno quindi affrontare la sostituzione di una parte consistente della forza lavoro. Il problema non sarà soltanto numerico: reperire personale con competenze adeguate, soprattutto nei settori tecnici, artigianali, manifatturieri e delle costruzioni, rappresenterà una delle questioni da affrontare nei prossimi anni.
In Italia quasi una pensione per ogni occupato
La tendenza calabrese si inserisce in un cambiamento che riguarda tutto il Paese. Nel 2025 l'Italia contava 24.117.235 occupati e 23.181.898 pensioni vigenti. Negli anni Ottanta il rapporto era invece di circa tre lavoratori per ogni pensionato.
Secondo le stime della CGIA, la spesa pensionistica nazionale è destinata a salire dai 351,8 miliardi di euro previsti per il 2026 a 388,6 miliardi entro il 2029, con un aumento di 36,8 miliardi.
In questo scenario, ampliare la platea degli occupati, favorire l'ingresso dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro e sostenere la formazione professionale sono obiettivi importanti per il sistema economico e previdenziale.
Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo: il quadro regionale
Dopo Cosenza, il divario più ampio in Calabria si registra a Reggio Calabria, dove le pensioni sono 232.109 e gli occupati 141.741, con un saldo negativo di 90.368 unità. Il dato colloca il territorio reggino al primo posto in Italia per differenza negativa tra pensioni e occupati.
A Catanzaro si contano 141.605 pensioni e 111.752 occupati, con un saldo di -29.853. La provincia di Crotone registra 66.299 pensioni contro 47.373 occupati, per una differenza negativa di 18.926 unità.
A Vibo Valentia, infine, risultano 64.856 pensioni e 50.457 occupati, con un saldo negativo di 14.399.
Il quadro conferma che nessuna provincia calabrese presenta un saldo positivo. La sfida comune riguarda la crescita dell'occupazione, il rafforzamento delle competenze e la capacità di sostituire i lavoratori in uscita, creando condizioni favorevoli per l'ingresso delle nuove generazioni nel sistema produttivo.
Fonte: Ufficio studi CGIA di Mestre, elaborazione su dati Inps e Istat; stime sulle uscite dal lavoro su dati Unioncamere e Ministero del Lavoro.
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