Caro carburanti, nel cosentino tir e trattori non si fermano: presidi da Firmo a Rende
Prosegue la mobilitazione di autotrasportatori e agricoltori. Sotto osservazione la Statale 18, la Sibaritide e gli svincoli della A2. «Senza risposte, protesta a oltranza»
La protesta contro il caro carburanti continua a interessare la provincia di Cosenza, dove autotrasportatori e agricoltori mantengono i presidi nei punti strategici della viabilità. Da Firmo-Sibari all'area industriale di Rende e Montalto Uffugo, passando per l'Alto Tirreno cosentino, la mobilitazione prosegue in attesa di risposte concrete sul costo del gasolio e sulle difficoltà economiche delle imprese.
Domenica 18 ottobre i riflettori sono puntati in particolare sul presidio lungo la Statale 534, nei pressi dello svincolo autostradale di Firmo-Sibari, dove i camionisti hanno confermato la volontà di andare avanti. La protesta, iniziata nei giorni precedenti, ha registrato una partecipazione crescente e si affianca a quella degli agricoltori, che chiedono interventi per contenere i costi di produzione e tutelare il reddito delle aziende.
«Se entro il prossimo 20 ottobre non avremo risposte, continueremo la protesta a oltranza e non escludiamo anche una marcia su Roma», è il messaggio riferito da uno degli autotrasportatori presenti al presidio. La preoccupazione riguarda la sostenibilità economica delle attività, schiacciate dall'aumento del carburante e da tariffe di trasporto che, secondo i manifestanti, non compensano più le spese sostenute.
Da Rende a Montalto Uffugo, camion in strada
Nell'area urbana cosentina la mobilitazione coinvolge soprattutto la zona industriale tra Rende e Montalto Uffugo. I punti individuati comprendono Settimo di Rende, nei pressi della rotatoria di collegamento con Quattromiglia, e l'area tra Montalto Uffugo e Rose, in prossimità di contrada Coretta.
Nei primi giorni del fermo, una trentina di mezzi pesanti si sono concentrati nell'area, denunciando l'impossibilità di continuare a lavorare con margini sempre più ridotti. Tra le richieste avanzate da Fedralog Calabria figurano un prezzo calmierato del gasolio o un carburante dedicato agli autotrasportatori, oltre a misure capaci di compensare l'aumento dei costi di esercizio.
Il referente cosentino di Fedralog, Domenico Mammone, ha evidenziato le difficoltà legate anche alla conformazione del territorio calabrese, dove le percorrenze e i tratti in salita incidono ulteriormente sui consumi. I manifestanti chiedono un intervento delle istituzioni nazionali e avvertono che, in assenza di provvedimenti, la mobilitazione potrebbe proseguire oltre la scadenza annunciata.
Presidi anche sull'Alto Tirreno e nella Sibaritide
La protesta interessa inoltre diversi punti della costa tirrenica. Lungo la Statale 18, le postazioni coinvolgono il tratto tra Santa Maria del Cedro e Tortora, oltre a San Lucido, Acquappesa, nei pressi della rotonda dello Scoglio della Regina, e Guardia Piemontese. Altri presidi sono stati individuati nell'area di Sibari, Villapiana e Frascineto, in prossimità dei collegamenti con l'autostrada A2.
La presenza dei mezzi può determinare rallentamenti e restringimenti della carreggiata, per cui agli automobilisti viene raccomandata prudenza soprattutto nei tratti interessati dalle manifestazioni. La mobilitazione coinvolge anche gli agricoltori del Pollino e della Sibaritide, con presidi a Castrovillari, in contrada Bianchino, alla rotonda di San Marco, al bivio di Spezzano e nella Piana di Cerchiara.
Il nodo dei rifornimenti e la scadenza del 20 ottobre
La protesta si svolge in un contesto di difficoltà nella distribuzione dei carburanti, con segnalazioni di impianti rimasti senza benzina o gasolio anche nel Cosentino. L'esaurimento delle scorte in diversi distributori e le preoccupazioni per la continuità delle consegne alimentano l'incertezza tra automobilisti, imprese e lavoratori.
Il fermo regionale proclamato da Fedralog è previsto fino a martedì 20 ottobre. La scadenza, tuttavia, non garantisce automaticamente la fine delle tensioni: gli autotrasportatori hanno già avvertito che, senza risposte, potrebbero proseguire la mobilitazione e valutare iniziative a livello nazionale.
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