Vaccarizzo, il lavoro non può diventare terreno di ricatto

Al Festival delle Migrazioni il confronto sul caporalato richiama istituzioni e comunità alla responsabilità e alla tutela dei diritti.

A cura di Redazione
24 agosto 2026 18:29
Vaccarizzo, il lavoro non può diventare terreno di ricatto - Foto: Uff Stampa Comune di Vaccarizzo
Foto: Uff Stampa Comune di Vaccarizzo
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Vaccarizzo - Il lavoro non può diventare una terra di ricatto. È questo il messaggio emerso dalla tappa del Festival delle Migrazioni – Resistenza. Armiamoci, ospitata in piazza Skanderbeg e patrocinata dal Comune di Vaccarizzo Albanese. Un confronto dedicato al tema “Il dopo Amendolara: quali politiche per il contrasto al caporalato?”, che ha riportato al centro dell’attenzione la necessità di affrontare lo sfruttamento lavorativo come un fenomeno strutturale.

A portare i saluti del sindaco Antonio Pomillo e dell’Amministrazione comunale è stato il vicesindaco Giuseppe Borrelli, che ha sottolineato come una comunità possa definirsi realmente inclusiva non soltanto quando accoglie, ma quando è capace di riconoscere e difendere i diritti di chi la vive.

LAVORO, CASA E DIRITTI AL CENTRO DEL CONFRONTO

Lavoro, casa, sicurezza sociale e possibilità di costruire un futuro non possono essere considerate concessioni occasionali. Devono diventare elementi di una politica ordinaria, capace di prevenire sfruttamento, marginalità e nuove forme di caporalato.

Dal dibattito è emersa una consapevolezza condivisa: per contrastare lo sfruttamento bisogna intervenire prima che il bisogno si trasformi in ricatto. Un percorso che richiede prevenzione, formazione, controlli, politiche abitative e strumenti concreti di inclusione.

Il lavoro deve tornare a essere soprattutto uno strumento di dignità, autonomia e partecipazione, sottraendo le persone alle condizioni di vulnerabilità che possono alimentare circuiti di sfruttamento.

NESSUNO DEVE RESTARE AI MARGINI

Un messaggio che Vakarici fa proprio, inserendolo nella propria idea di comunità aperta e inclusiva. L’accoglienza, è stato sottolineato nel corso dell’incontro, non può essere separata dal riconoscimento della cittadinanza e dei diritti.

La sfida riguarda quindi non soltanto le istituzioni, ma l'intera comunità. Contrastare il caporalato significa costruire condizioni nelle quali nessuno sia costretto ad accettare forme di sfruttamento per poter lavorare, trovare una casa o garantire un futuro alla propria famiglia.

IL SAI CHIUDE LA SERATA TRA CULTURA E CONVIVIALITÀ

La serata si è conclusa con la cena preparata dagli ospiti del SAI di Vaccarizzo Albanese, seguita dalla musica di Lidiya Koiceva & Balcan Orkestra.

Il momento conviviale ha completato il percorso avviato con il dibattito, trasformando il confronto sui diritti in un'occasione concreta di incontro tra persone e culture diverse.

Un finale coerente con lo spirito del Festival: costruire comunità significa creare luoghi nei quali le persone possano incontrarsi, riconoscersi e condividere non soltanto culture e tradizioni, ma anche diritti, responsabilità e futuro.

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