UIL Calabria: il diritto all’abitare è un’emergenza sociale

Servono politiche strutturali e un vero piano di housing sociale per trattenere i giovani

A cura di Redazione
16 gennaio 2026 09:29
UIL Calabria: il diritto all’abitare è un’emergenza sociale -
Condividi

In Calabria il tema della casa non può essere affrontato come una politica settoriale o residuale, ma deve essere inserito all’interno di una strategia più ampia che tenga insieme lavoro, sviluppo territoriale e coesione sociale”. Lo sottolinea Mariaelena Senese, Segretario Generale Uil Calabria, evidenziando come l’abitare sia un fattore decisivo che può influire sulla possibilità dei giovani di restare o di tornare in regione.

“Negli ultimi anni migliaia di giovani calabresi hanno lasciato la regione principalmente per la mancanza di opportunità lavorative stabili e qualificate. Tuttavia, una volta maturate esperienze professionali fuori dalla Calabria, il rientro diventerebbe possibile se esistessero anche condizioni materiali adeguate a sostenere un nuovo progetto di vita. Tra queste, la disponibilità di una soluzione abitativa stabile e sostenibile rappresenterebbe un elemento imprescindibile”, aggiunge Senese.

Secondo la Uil Calabria, l’assenza di politiche abitative strutturate incide direttamente sull’efficacia delle politiche per il lavoro e l’attrazione dei talenti. “Anche in presenza di opportunità occupazionali, senza un’offerta abitativa adeguata, il rientro dei giovani resta fragile, temporaneo o viene del tutto rinviato. La casa diventa così il punto di snodo tra lavoro e radicamento territoriale”, sottolinea Senese.

In questa prospettiva, l’housing sociale assume un ruolo strategico, non come risposta emergenziale, ma come infrastruttura sociale capace di accompagnare i percorsi di inserimento lavorativo, favorire il rientro di competenze e rendere sostenibili nel tempo le politiche di sviluppo. Un alloggio accessibile e di medio-lungo periodo permette di trasformare un’opportunità di lavoro in una scelta di permanenza.

Da mesi, la UIL Calabria ha elaborato una proposta di housing sociale per i giovani, pensata come strumento integrato di politica territoriale, in grado di rafforzare le politiche attive del lavoro, sostenere il rientro dei giovani calabresi e contribuire alla ricostruzione di comunità indebolite dallo spopolamento.

I numeri del CNEL tracciano un quadro impietoso: tra il 2011 e il 2024 il Mezzogiorno ha sussidiato il Settentrione con 148 miliardi di euro; in questo contesto, la Calabria ha contribuito con uscite pari al 70% del proprio PIL. “È da questa consapevolezza che rilanciamo la proposta di housing sociale, ispirata a modelli europei già sperimentati”, spiega Senese.

La proposta prevede che giovani selezionati secondo criteri di fragilità economica o rientranti nei target strategici possano accedere ad alloggi riqualificati di proprietà pubblica a canone calmierato per una durata pluriennale, con possibilità di riscatto al termine di un periodo prefissato. Il progetto si basa sulle risorse FESR–FSE+, integrabili con strumenti finanziari, partenariati pubblico-privati e il coinvolgimento della Banca Europea degli Investimenti (BEI).

“È fondamentale che il tema della casa entri con forza nell’agenda politica regionale come questione sociale prioritaria e che si apra un confronto strutturato con le parti sociali”, conclude Senese.

Ripartire dall’abitare significa dare ai giovani una ragione concreta per tornare e restare in Calabria. Ogni giovane che rientra è una storia che ricomincia. Ogni casa che si riapre è una luce accesa in un territorio che rischia di spegnersi. La casa non è solo un tetto: è il punto da cui ricomincia l’appartenenza, la fiducia e il coraggio di restare. “Offrire una casa significa restituire tempo, dignità e futuro a una generazione che ha già pagato troppo. La vera domanda non è se possiamo permetterci una politica abitativa ambiziosa, ma se possiamo permetterci di non farla”, conclude Senese.

Segui CosenzaOk