Thàlassa, il racconto delle comunità del mare: il 20 ottobre la presentazione del documentario sui pescatori
L’opera, realizzata da Silvana Esposito e Lorenzo Cardamone, conclude le attività del Festival Thàlassa – Storie dal mare e apre una nuova riflessione sul futuro delle comunità marinare
Restituire voce a chi il mare lo vive ogni giorno, ne conosce la bellezza e le risorse, ma anche le difficoltà di un mestiere che fatica sempre più a garantire il sostentamento delle famiglie. È da questo bisogno di ascolto che nasce il documentario dedicato alle comunità marinare, al centro dell’incontro in programma il 20 ottobre, alle ore 18, al Valentianum di Vibo Valentia, nell’ambito del Festival Thàlassa – Storie dal mare.
Promosso dal GALPA MARICAL e finanziato a valere sull’Avviso “Attività Culturali – Annualità 2025” con risorse POC 2014/2020 – Az. 6.8.3., con la direzione artistica di Angelica Artemisia Pedatella, il festival non si limita a raccontare il mare come patrimonio naturale e paesaggistico, ma lo esplora come luogo di memoria, identità e relazioni, attraverso le esperienze di chi ne ha fatto una parte imprescindibile della propria esistenza.
Il documentario rappresenta uno dei momenti più significativi di questo percorso: un racconto corale che intreccia le testimonianze dei pescatori con i contributi di esperti del settore, mettendo al centro le trasformazioni della pesca e le conseguenze che ricadono sulle comunità costiere.
Girato tra la vecchia tonnara di Bivona, Pizzo, Scilla e Vibo Valentia, il lavoro è stato realizzato da Silvana Esposito, che ha curato le interviste, e Lorenzo Cardamone, responsabile delle riprese. Un viaggio non sempre facile, segnato dalla fatica di raccogliere testimonianze da parte di pescatori spesso amareggiati e sfiduciati, alcuni dei quali inizialmente restii a raccontarsi.
«Abbiamo intervistato esperti del mare, ma anche generazioni diverse di pescatori, ognuno con la propria storia e il proprio legame con il mare», racconta Esposito. «In alcuni abbiamo riscontrato delusione, ma anche speranza. In altri, rabbia e consapevolezza di non riuscire più a sopravvivere con la pesca, senza sostegni adeguati. Le interviste che ci hanno toccato maggiormente sono state quelle degli anziani: è stato difficile ascoltare la loro voce spezzarsi mentre raccontavano un legame con il mare che sembra essersi quasi interrotto».
È nel passaggio intergenerazionale che si concentra una delle questioni più dolorose emerse durante le riprese: la perdita non soltanto di un’attività economica, ma anche della possibilità di tramandare conoscenze, gesti e consuetudini che per decenni hanno definito la vita delle comunità marinare. Accanto alla delusione, il documentario restituisce anche la difficoltà di continuare a credere nelle istituzioni. «Molti, a parole, dicevano di avere ancora qualche speranza, ma dagli occhi lucidi si capiva quanto fosse difficile crederci davvero» aggiunge Esposito.
A offrire ulteriori chiavi di lettura sono gli interventi di Fortunato Cozzupoli, direttore del GALPA MARICAL, Antonio Lombardo, direttore dell'O.P. La Perla del Tirreno e consigliere di amministrazione del GALPA MARICAL, e Antonio Montesanti, esperto del mare. Voci e competenze diverse che contribuiscono a delineare le criticità del comparto e la necessità di costruire risposte condivise, partendo dall'ascolto diretto di chi lavora in mare.
«Il GALPA MARICAL sta lavorando per strutturare un dialogo forte e innovativo con il mondo della pesca e il primo passo è proprio il racconto», sottolinea Cozzupoli. «Questo documentario, realizzato all'interno di un progetto nuovo nel modo di avvicinarsi al mare come Thàlassa, è un'occasione per mettersi a disposizione dei pescatori, farli sentire ascoltati e provare a stringere una nuova alleanza per il futuro. Conosciamo le loro difficoltà e stiamo cercando soluzioni che devono necessariamente essere individuate insieme. Il loro urlo non deve restare confinato: vogliamo renderlo pubblico, portarlo a contatto con le persone e metterlo al centro di una discussione più ampia».
Il valore del documentario, dunque, va oltre la restituzione delle testimonianze raccolte. L'obiettivo è trasformare le storie individuali in un patrimonio di conoscenza collettiva, capace di alimentare un confronto sul futuro della pesca e sul ruolo delle istituzioni nel sostenere le comunità che vivono del mare.
«Abbiamo lanciato una nuova idea insieme a tutto lo staff organizzativo e artistico, che ha curato l'ideazione, l'organizzazione e la direzione dei lavori» dichiara Antonio Alvaro, presidente del GALPA MARICAL. «Il documentario è importante per il nostro ente e per la Regione Calabria: suggella un progetto di cooperazione attraverso il quale abbiamo raccontato il mare, lo abbiamo fatto sperimentare e ne abbiamo mostrato le diverse sfaccettature a pubblici differenti. Un percorso pensato per arrivare al cuore della questione, che meritava un'esposizione più ampia e duratura. Per questo il documentario non è semplicemente la conclusione del progetto, ma l'apertura di un nuovo spazio di discussione, conoscenza e azione».
L'appuntamento del 20 ottobre, che suggella le attività di Thàlassa con la proiezione del documentario e un momento di dibattito, sarà arricchito dall'esibizione del Coro delle Acque, progetto musicale realizzato all’interno delle attività del festival. Oltre a Cozzupoli e Alvaro, interverrà per i saluti istituzionali Stefano Soriano, assessore alla Cultura del Comune di Vibo Valentia. A condurre l'incontro saranno Roberto Cosentino e Angelica Artemisia Pedatella.
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