Steccato di Cutro, Checchinato: “Le migrazioni sono storia, respingerle è negare la realtà”
Ieri, a margine della preghiera per Steccato di Cutro, il vescovo di Cosenza ha richiamato Europa e coscienze all’accoglienza e all’umanità
Monsignor Giovanni Checchinato, arcivescovo metropolita di Cosenza–Bisignano e delegato della Conferenza Episcopale Calabra per le Migrazioni, ieri ha affidato a parole nette e senza sconti il senso della preghiera per Steccato di Cutro e, più in generale, della sfida che le migrazioni pongono oggi alle coscienze civili ed europee. Le sue dichiarazioni sono arrivate a margine della celebrazione comunitaria di inizio Quaresima, durante la quale è stata accolta in chiesa la croce costruita con i resti della barca del naufragio.
«Le migrazioni appartengono alla storia», ha detto Checchinato, «chi pretende di opporsi è come chi pretende di dire che il sole non esiste». Il presule ha richiamato la necessità di una crescita non solo politica ma umana: «Se siamo cresciuti un po’ in umanità, dobbiamo crescere anche nella capacità di accoglierci gli uni gli altri, perché non ci si salva da soli».
Da qui l’amarezza per ciò che continua ad accadere sulle rotte del Mediterraneo: «Nel 2025, nel 2026, come nel 2024 e nel 2023, vediamo respingimenti e incapacità di cogliere un fenomeno che è complesso e va decifrato». E la precisazione: «Le persone non sono un fenomeno: sono donne, uomini, bambini. Non si può non accogliere la loro presenza, non si può non accogliere questo tentativo disperato di cercare di sopravvivere un po’ meglio di come hanno fatto fino a quando sono partiti da casa loro».
Il richiamo alla tragedia di Cutro resta centrale: «Quando ci fu il naufragio si disse: non deve succedere più. In realtà si sapeva che sarebbe stato difficile. A distanza di tre anni le cose sono peggiorate, nonostante gli appelli di Papa Francesco prima e di Papa Leone dopo».
Checchinato ha evocato anche Manzoni e la celebre pagina sul buon senso: «Il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune. Oggi quel senso comune non è cresciuto in umanità, è cresciuto in disumanità».
Infine, il riconoscimento a quella “umanità silenziosa” che non fa notizia: «Il mondo si sta salvando per le tantissime persone umili e sconosciute che accolgono, si prendono cura, aiutano. Le abbiamo viste a Cutro e le vediamo anche in questi giorni di emergenza per il maltempo: gente semplice che nessuno citerà, ma che continua a custodire l’umanità come dono prezioso».
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