Smart AgriFood, Brondelli “Ricerca 2025 conferma l’esigenza di nuove professionalità”

Innovazione digitale nel settore agroalimentare, a che punto siamo? È la domanda a cui l'Osservatorio Smart AgriFood ha risposto con i risultati della Ricerca 2025

A cura di Redazione
25 febbraio 2026 14:06
Smart AgriFood, Brondelli “Ricerca 2025 conferma l’esigenza di nuove professionalità” -
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MILANO (ITALPRESS) – Innovazione digitale nel settore agroalimentare, a che punto siamo? È la domanda a cui l’Osservatorio Smart AgriFood ha risposto con i risultati della Ricerca 2025, presentata oggi nell’Aula De Carli del Politecnico di Milano. La risposta sta nei numeri: il valore del mercato italiano di soluzioni tecnologiche dedicate all’agricoltura ha raggiunto quest’anno i 2,5 miliardi di euro, segnando una crescita del 9% rispetto al 2024, anno in cui si è registrata una flessione dell’8% rispetto al precedente. Non mancano le criticità: a fronte di una ripresa degli investimenti, le superfici gestite con agricoltura 4.0 sono soltanto il 10% della SAU, rispetto al 9,5 dell’anno scorso. Una delle ragioni di questa mancanza di crescita sta nella concentrazione degli investimenti tra le aziende che hanno investito anche in passato (42%).

“L’agricoltura italiana non è in ritardo nell’adozione di processi digitali e 4.0 per motivi tecnologici, ma organizzativi e culturali. Le cause sono la frammentazione delle strutture aziendali, competenze tecniche insufficienti, politiche non sempre coordinate e procedure burocratiche per l’accesso agli incentivi troppo complesse e farraginose”, ha commentato Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente di Confagricoltura e presidente dell’ente di formazione Enapra che, con la confederazione, è partner dell’Osservatorio promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e dall’Università degli Studi di Brescia.

Durante la tavola rotonda organizzata per la presentazione del Rapporto, Brondelli ha anche sottolineato quali sono le aree su cui intervenire per colmare il gap tecnologico del settore primario italiano. “È opportuno agire sulle infrastrutture digitali e fisiche, sulla formazione delle figure professionali necessarie all’uso corretto delle nuove tecnologie – ha detto -. Non solo, bisogna guarda a modelli cooperativi di sviluppo che permettano alle imprese di fare massa critica”. Per il vicepresidente, non basta il sostegno economico agli investimenti. “È necessaria la tracciabilità delle filiere che applicano sistemi di agricoltura 4.0 per riconoscere il valore aggiunto che ne deriva. La sostenibilità deve essere declinata concretamente, non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico”, ha aggiunto.

Considerazioni che trovano conferma anche nella nuova Ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood, secondo cui a fare da freno ad una maggiore diffusione delle nuove tecnologie sono diversi fattori. Tra cui il sistema di incentivazione non ancora sufficiente e la riduzione della redditività delle imprese che incidono sulla concreta capacità di investire delle aziende. A ciò si aggiunge la necessità di nuove figure professionali e competenze, per l’uso ottimale di software e macchinari. Una carenza di formazione che comporta anche l’aumento dei timori relativi alla gestione dei dati che le tecnologie dotate di intelligenza artificiale producono ed elaborano.

Cresce l’esigenza di ottimizzare processi produttivi e gestione aziendale con software dotati di intelligenza artificiale. I Farm Management Information System segnano +17% rispetto al 2024, e i Decision Support System (DSS) il 26%. Sul fronte degli strumenti in campo, in Italia si investe in macchinari connessi (+2% rispetto al 2024) e in sistemi di controllo (+3%). Le nuove tecnologie e la necessità di rispondere agli effetti del cambiamento climatico e delle fitopatie attirano anche l’attenzione del mondo finanziario: a livello globale le start up del settore agrifood hanno raccolto 11,5 miliardi di dollari, con una crescita del 21% rispetto al 2024. Nonostante gli ostacoli e la lenta diffusione che digitale e A.I. stanno affrontando, i dati relativi alla propensione ad investire suggeriscono che la strada è ormai tracciata: il 37% degli agricoltori italiani intende investire in macchinari connessi e il 34% in sistemi di monitoraggio.

– Foto ufficio stampa Confagricoltura –

(ITALPRESS).

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