Sequestro patrimoniale da 1,3 milioni a due affiliati della ’ndrangheta reggina

Operazione della Guardia di finanza tra Calabria, Lazio e Lombardia: colpiti imprenditori legati alla cosca di Sant’Eufemia d’Aspromonte

A cura di Redazione
05 febbraio 2026 07:23
Sequestro patrimoniale da 1,3 milioni a due affiliati della ’ndrangheta reggina -
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Un sequestro patrimoniale per un valore complessivo di circa 1 milione e 300 mila euro è stato eseguito dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria nei confronti di due soggetti ritenuti appartenenti alla ’ndrangheta reggina. Il provvedimento, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, è stato attuato con il supporto operativo dello S.C.I.C.O. e ha interessato beni ubicati in Calabria, Lazio e Lombardia.

L’operazione rappresenta lo sviluppo, sotto il profilo economico-finanziario, delle indagini scaturite dall’operazione “Eyphemos”, condotta nel 2020 dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che aveva fatto luce sull’operatività della locale di ’ndrangheta di Sant’Eufemia d’Aspromonte e sui collegamenti con la cosca Alvaro di Sinopoli.

Le indagini patrimoniali, eseguite dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Reggio Calabria, hanno riguardato due imprenditori, legati da vincoli di parentela, originari del versante tirrenico della provincia reggina e attivi prevalentemente nel settore dell’edilizia. I due risultano condannati in primo grado rispettivamente a quattordici e quindici anni di reclusione, anche per il reato di associazione di stampo mafioso.

Per il primo soggetto, la pericolosità sociale è stata individuata nella sua “acclarata appartenenza mafiosa”, in quanto, come evidenziato dal Collegio, “esercitava il potere di assegnare cariche di ’ndrangheta e di regolare le nuove affiliazioni, fungendo da riferimento per i rapporti con affiliati di altre articolazioni, anche all’estero, comprese quelle australiane”, oltre che per richieste estorsive nei confronti di imprenditori.

Il secondo imprenditore, invece, sarebbe risultato “ben inserito nei ranghi della medesima cellula mafiosa”, con un ruolo di spicco all’interno della cosca, tanto da essere considerato uno dei pochi soggetti dotati del carisma necessario alla costituzione di una nuova locale di ’ndrangheta.

Alla luce di tali elementi, la Procura della Repubblica ha delegato il G.I.C.O. a svolgere ulteriori accertamenti economico-finanziari, che hanno consentito di individuare beni ritenuti nella disponibilità diretta e indiretta dei due soggetti, il cui valore è risultato sproporzionato rispetto ai redditi ufficialmente dichiarati.

Sulla base di queste evidenze, sono state avanzate le proposte di applicazione delle misure patrimoniali, che hanno portato al sequestro dell’intero complesso aziendale di tre ditte individuali e due imprese, oltre a quote societarie, immobili e rapporti bancari, finanziari e assicurativi. Le società sequestrate operano nei settori della contabilità, dell’energia e dell’edilizia e sono ubicate nelle province di Reggio Calabria, Roma e Milano.

Il procedimento si trova allo stato delle misure di prevenzione e resta ferma la presunzione di non colpevolezza in attesa di accertamenti definitivi.

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