Scalea - L’ultimo saluto a Giulio Vitale

Una vita, la sua, al servizio della comunità e della Chiesa

A cura di Redazione
26 agosto 2026 15:30
Scalea - L’ultimo saluto a Giulio Vitale -
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Scalea - Una profonda commozione attraversa in queste ore le comunità di Scalea, Santa Maria del Cedro e Verbicaro per la scomparsa di Giulio Vitale, Accolito Istituito e figura divenuta nel tempo un punto di riferimento per intere generazioni.

La sua vita è stata segnata da un costante equilibrio tra lavoro, famiglia, fede e impegno nella società. Conosciuto per la sua attività professionale in Poste Italiane, Vitale ha saputo distinguersi soprattutto per quel servizio discreto e quotidiano che per decenni lo ha visto accanto alla Chiesa e alle persone più fragili.

Ieri mattina, in tanti hanno partecipato alle esequie celebrate nella Chiesa di San Giuseppe Lavoratore di Scalea, stringendosi attorno alla famiglia e rendendo omaggio a un uomo la cui presenza ha lasciato un segno profondo nella comunità.

Un servizio alla Chiesa vissuto accanto agli ultimi

Proprio nella parrocchia di San Giuseppe Lavoratore, Giulio Vitale ha svolto per decenni il ministero di Accolito e Ministro Straordinario della Santa Comunione. Un servizio vissuto con particolare attenzione agli ammalati, agli anziani e a quanti attraversavano momenti di sofferenza.

Ogni domenica e, in particolare, il primo venerdì del mese, giorno dedicato al Sacro Cuore di Gesù, raggiungeva le persone impossibilitate a partecipare alla celebrazione comunitaria, portando loro la Comunione, ma anche una parola di conforto, un sorriso e quella vicinanza umana che spesso diventa parte essenziale del servizio cristiano.

La sua figura è stata profondamente legata a quella del compianto parroco don Michele Oliva, che Vitale ha affiancato per molti anni nelle diverse attività pastorali. Tra queste, un posto significativo hanno avuto il percorso di fede nel Cammino Neocatecumenale e i numerosi pellegrinaggi condivisi con la comunità.

Fede, lavoro e famiglia

Nel corso della sua vita Giulio Vitale ha saputo coniugare il servizio all’altare con gli impegni professionali e familiari, facendo della quotidianità stessa un luogo nel quale vivere la propria fede.

Un richiamo che trova particolare significato anche nelle parole pronunciate da Papa Leone XIV nell’Udienza Generale dedicata alla Sacrosanctum Concilium, dove è stata richiamata la duplice dimensione, umana e divina, della liturgia.

In questa prospettiva, la vita di Vitale può essere letta come una testimonianza concreta di come il lavoro, la famiglia e le relazioni quotidiane possano diventare un prolungamento del proprio servizio cristiano.

È un principio sottolineato anche da San Josemaría Escrivá, che ha indicato nel lavoro non soltanto una necessità materiale, ma uno dei luoghi privilegiati della santificazione quotidiana e della trasformazione positiva della società.

Ed è proprio attraverso il suo modo di essere, prima ancora che attraverso le parole, che Giulio Vitale ha contribuito a trasmettere valori umani e cristiani che oggi molti avvertono come sempre più difficili da custodire.

Una presenza discreta anche nella vita civile

Il suo impegno non si è limitato all'ambito parrocchiale. Vitale è stato presente anche in numerose iniziative della società civile, alle quali prendeva parte con la discrezione che lo ha sempre contraddistinto.

Tra gli episodi ricordati dalla comunità vi è anche il servizio prestato in occasione della prima fermata del treno Frecciarossa a Scalea, un momento particolarmente significativo per il territorio.

Numerosi, in queste ore, sono i messaggi di cordoglio arrivati alla famiglia. Anche l’Amministrazione Comunale di Scalea ha espresso profondo cordoglio e sincera vicinanza, mentre un pensiero è giunto dalla Banda Musicale “Città di Scalea”, realtà nella quale Giulio Vitale ha suonato per molti anni.

Sono testimonianze diverse, provenienti da ambienti differenti, ma accomunate dal ricordo di una persona capace di mettere il proprio tempo e le proprie competenze a disposizione degli altri senza mai cercare protagonismo.

Nel giorno di San Bartolomeo

C’è poi un particolare che, per chi lo ha conosciuto e condiviso con lui il cammino di fede, assume un significato profondo: la sua morte è avvenuta nella festa di San Bartolomeo Apostolo.

Nel Vangelo di Giovanni, vedendo Natanaele, Gesù pronuncia parole rimaste nei secoli come una delle più belle descrizioni di una persona integra: «Ecco davvero un israelita in cui non c’è falsità» (Gv 1,47).

Per molti che hanno conosciuto Giulio Vitale, questo riferimento evangelico appare oggi come un’immagine capace di raccontarne, almeno in parte, la testimonianza umana e cristiana: una vita vissuta senza clamore, nella fedeltà agli impegni assunti e nella disponibilità verso gli altri.

Un “Accolito del cielo”

Nel 2008, quando gli venne conferito il ministero dell’Accolitato, l’allora vescovo monsignor Domenico Crusco, oggi ricordato con affetto e venerazione, sottolineò come tale ministero venisse conferito a vita.

Oggi, nel dolore per la sua scomparsa, la comunità cristiana può guardare a quelle parole con una prospettiva nuova. Giulio Vitale è diventato, idealmente, un “Accolito del cielo”, chiamato a continuare il proprio servizio nella dimensione della Vita eterna.

Resta il dolore della separazione, ma resta soprattutto la gratitudine per il dono della sua esistenza. Una gratitudine che si traduce nel ricordo di una persona che ha saputo servire la Chiesa, la famiglia e la comunità con umiltà e costanza.

La sua testimonianza lascia così un invito a chi rimane: non perdere di vista il cielo, custodire quei valori umani e cristiani che Giulio ha cercato di vivere nel quotidiano e continuare ad annunciare, attraverso la propria vita, quella Vita che non ha fine.

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