San Francesco, otto secoli dopo il suo messaggio interpella ancora il presente

A Rende il raduno della famiglia francescana calabrese per l’VIII Centenario del Transito. Mons. Calogero Peri ha riflettuto su Pasqua, fraternità, relazioni e Parola di Dio

A cura di Redazione
21 settembre 2026 10:33
San Francesco, otto secoli dopo il suo messaggio interpella ancora il presente -  Foto Uff. Stampa Parrocchia Sant'Antonio Rende
Foto Uff. Stampa Parrocchia Sant'Antonio Rende
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RENDE – Otto secoli dopo il Transito di San Francesco d’Assisi, la sua esperienza continua a interrogare il presente. È stato questo il cuore del raduno della famiglia francescana calabrese, ospitato sabato 19 settembre al Convento Sant’Antonio di Commenda di Rende, nell’ambito delle celebrazioni per l’VIII Centenario del Transito del Poverello d’Assisi.

Una giornata che ha riunito frati, religiose e laici provenienti dalle diverse realtà francescane della Calabria, uniti in un momento di fraternità, preghiera e approfondimento. Non una semplice commemorazione, ma l’occasione per rileggere il messaggio di Francesco alla luce delle domande e delle difficoltà dell’uomo contemporaneo.

Ad aprire l’incontro è stata Franca Caruso, ministra regionale dell’Ordine Francescano Secolare, che ha portato il proprio saluto e quello dei ministri provinciali del Primo Ordine, insieme alla coordinatrice regionale della GiFra Calabria, Giorgia Dattola, ricordando anche la comunione di preghiera delle sorelle Clarisse.

Caruso ha inoltre portato i saluti di Fr. Mario Chiarello, Ministro Provinciale dei Frati Minori, e di Fr. Francesco Donato, Ministro Provinciale dei Frati Minori Cappuccini.

Nel suo intervento ha sottolineato il significato dei Centenari francescani, definiti non soltanto come una ricorrenza storica, ma come una possibilità di fare «memoria viva e provocante» del carisma evangelico suscitato nella Chiesa attraverso San Francesco. Un’occasione, dunque, per rafforzare l’unità della famiglia francescana e rinnovarne l’identità.

Al centro della giornata la relazione di Mons. Calogero Peri, OFMCap, vescovo di Caltagirone, dedicata all’attualizzazione del messaggio francescano.

Il vescovo ha posto una domanda fondamentale: come può l’esperienza di Francesco, maturata nel XIII secolo, continuare a parlare all’uomo di oggi? La risposta, nella riflessione proposta, non passa dalla semplice riproposizione di ciò che il Santo fece, ma dalla comprensione di come lo visse: con generosità, delicatezza, semplicità e linearità evangelica.

Due le parole chiave individuate da Peri: Pasqua e relazioni.

La Pasqua, intesa come «passaggio», permette di leggere l’intera vita di Francesco come un continuo attraversamento. Dall’io a Dio, dalla paura alla confidenza, dalla colpa alla grazia, dalla legge al Vangelo, dalla povertà della ricchezza alla ricchezza della povertà e dalla constatazione alla lode.

«Francesco vive a partire dalla Pasqua, non in vista della Pasqua», ha spiegato il vescovo, aggiungendo che la vita spirituale non può essere considerata una conquista personale: «La vita spirituale ti viene in dono».

Uno dei momenti più significativi della relazione è stato il richiamo all’incontro di Francesco con i lebbrosi. Peri lo ha presentato come un passaggio decisivo, nel quale non è Francesco a cambiare la condizione del lebbroso, ma è il lebbroso a cambiare Francesco.

Il riferimento alle parole del Testamento – «Il Signore stesso mi condusse tra loro» – ha permesso di evidenziare il ruolo dell’iniziativa divina nel percorso del Santo. Francesco non si considera l’artefice della propria trasformazione: riconosce invece l’azione di Dio nella propria storia.

Da qui il collegamento con San Damiano, altro momento fondamentale dell’esperienza francescana. Da una parte un uomo segnato dalla sofferenza, dall’altra una Chiesa ferita. Francesco non fugge davanti alle ferite, ma vi si confronta.

«Dio non ha paura delle nostre ferite, dei nostri limiti», ha affermato Peri. E proprio in questo passaggio è arrivata una delle immagini più forti della giornata: «Francesco non dà una spallata alla Chiesa, ma offre una spalla alla Chiesa».

La riflessione si è poi soffermata sulla concezione dell’uomo, sulla dignità della persona, sulla spogliazione davanti al vescovo di Assisi e sulla scelta della Madonna Povertà. Una povertà che, nella lettura proposta dal vescovo, non coincide semplicemente con la rinuncia ai beni materiali, ma riguarda soprattutto una dimensione interiore, legata allo spirito di povertà e allo spirito di orazione.

Dal rapporto con Dio il discorso è passato quindi alle relazioni. Un tema particolarmente attuale, considerando le difficoltà che attraversano oggi i rapporti familiari, le comunità e le relazioni tra i popoli.

Peri ha individuato quattro relazioni fondamentali: quella con Dio, con gli altri, con il mondo e con se stessi. «Francesco ci mostra che per cambiare gli altri devi cambiare te stesso», ha sottolineato il vescovo.

La fraternità nasce quindi dalla relazione. «Siamo veramente fratelli perché siamo veramente figli», ha spiegato Peri, richiamando il rapporto tra la paternità di Dio e la fraternità tra gli uomini. Anche la famiglia francescana viene riletta attraverso questa prospettiva: non l’autosufficienza del singolo, ma l’incontro tra persone differenti, ciascuna portatrice di doni e capacità.

Un altro capitolo della riflessione ha riguardato il creato. Peri ha richiamato la responsabilità quotidiana verso la natura, partendo anche da gesti semplici come l’attenzione all’acqua, alla luce, alla pulizia e alla plastica.

Il riferimento al Cantico delle Creature ha assunto così un significato particolare. Il canto di Francesco nasce infatti nella sofferenza, nella fragilità e nella difficoltà fisica. Eppure proprio da quella condizione scaturisce la lode. Ancora una volta, ha osservato il vescovo, non è necessariamente la realtà esterna a cambiare, ma lo sguardo con cui Francesco la contempla.

La giornata è proseguita con la Celebrazione Eucaristica, durante la quale Mons. Peri ha dedicato l’omelia alla Parola di Dio, partendo dalla parabola del seminatore.

I quattro terreni – la strada, le pietre, i rovi e la terra buona – sono stati riletti mettendo al centro l’azione del seminatore. Dio continua a seminare ovunque, senza fermarsi davanti a ciò che, secondo i criteri umani, potrebbe sembrare improduttivo.

«Il nostro Dio è sprecone in questo senso. Ama senza misura, perdona senza condizioni, semina dappertutto», ha affermato Peri.

La Parola, ha spiegato il vescovo, non deve essere trasformata semplicemente in un programma morale o in una lista di comportamenti da seguire. Prima ancora di diventare impegno, è un dono che deve essere accolto.

Due i verbi indicati: accogliere e custodire. Accogliere significa permettere alla Parola di entrare nella propria vita; custodire significa lasciarla rimanere, crescere e operare.

Peri ha richiamato anche l’episodio della pesca miracolosa e la risposta di Pietro: «Sulla tua parola getterò le reti». Una situazione che non cambia immediatamente, ma nella quale cambia il modo di guardare alla realtà. E poi Maria, capace di conservare e meditare nel cuore gli avvenimenti.

L’invito conclusivo è stato molto concreto: custodire ogni giorno almeno una Parola di Dio. Una al giorno significa 365 in un anno e 3.650 in dieci anni, una vera «montagna» di Parola che dovrebbe diventare visibile nella vita.

A chiudere la riflessione, l’immagine della pioggia: l’acqua può cadere, ma se trova un tetto o un ombrello non riesce a penetrare nel terreno. Lo stesso può accadere alla Parola quando viene ascoltata senza essere realmente accolta.

Il raduno si è quindi concluso con un momento conviviale. A ottocento anni dal Transito, Rende ha ospitato una giornata che ha riportato al centro l’attualità del messaggio di San Francesco: non ripetere semplicemente ciò che il Santo fece otto secoli fa, ma comprenderne l’esperienza e lasciarsi ancora oggi interrogare dal suo modo di vivere il Vangelo.

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