Rossano-Cariati: La Chiesa riparte dalla fraternità, in Sila il confronto del presbiterio diocesano
Una giornata di riflessione con l’arcivescovo Maurizio Aloise e don Ezio Falavegna per guardare al futuro della comunità ecclesiale attraverso sinodalità, fede e relazioni
Una domanda attraversa la giornata vissuta nel cuore della Sila: da quale Chiesa vogliamo ripartire? È attorno a questo interrogativo che si è sviluppato l’incontro del presbiterio dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, riunito giovedì 17 settembre presso l’Hotel La Fattoria, in località Moccone.
Un momento di fraternità sacerdotale voluto dall’arcivescovo Maurizio Aloise, pensato anche come occasione per entrare nel nuovo anno pastorale attraverso le indicazioni contenute nel documento finale del Cammino sinodale della Conferenza Episcopale Italiana.
Il tema della sinodalità, nelle parole dell’arcivescovo, non può essere considerato un passaggio ormai concluso. È piuttosto uno stile da assumere e da tradurre nella vita quotidiana delle comunità.
A guidare la riflessione è stato don Ezio Falavegna, sacerdote della Diocesi di Verona, che ha vissuto direttamente il percorso sinodale e che ha invitato i presenti a non considerare quanto fatto finora come un punto di arrivo.
Il verbo da riscoprire, secondo Falavegna, è “ripartire”. Non per ricominciare semplicemente da capo, ma per comprendere quale forma di Chiesa stia maturando. Il documento della CEI, “Radicati e costruiti in Cristo”, diventa così una chiave di lettura: prima delle strutture visibili ci sono radici profonde da alimentare.
E proprio dalle radici parte una delle provocazioni più forti della giornata. La Chiesa non può essere identificata soltanto con ciò che i sacerdoti riescono a organizzare o realizzare. C’è una Chiesa che precede il loro lavoro e che, nella prospettiva proposta da Falavegna, è chiamata a generare più che semplicemente a fare.
Il tema della fede si intreccia quindi con quello della pastorale. Non è sufficiente aumentare le iniziative se il Vangelo non riesce più a entrare concretamente nella vita delle persone. Durante la riflessione è stata ricordata anche l’esperienza vissuta dal sacerdote con circa 200 giovani, metà dei quali appartenenti alla Chiesa e metà estranei alla vita ecclesiale. Le immagini scelte dai ragazzi per rappresentare la Chiesa sono state una nave chiamata “Titanic” e una nonna.
Un'immagine che ha portato a interrogarsi sulla necessità di tornare a una Chiesa capace non soltanto di accogliere, ma di generare percorsi di fede, accompagnando le persone verso un incontro autentico con il Signore.
Da qui l'importanza della fraternità sacerdotale. Il presbiterio non può essere soltanto l'insieme di sacerdoti impegnati nello stesso territorio e nelle rispettive attività. Deve diventare una comunità di relazioni, preghiera e sostegno reciproco.
“Radicati” significa allora tornare all'essenziale: nutrire il rapporto personale con Dio, pregare insieme e recuperare il senso profondo della propria vocazione. “Costruiti” significa invece trasformare quelle radici in relazioni, comunità e accoglienza.
Un passaggio riguarda anche la corresponsabilità. Non si tratta semplicemente di distribuire incarichi, ma di riconoscere i doni presenti nella comunità e metterli a servizio degli altri. Una Chiesa generativa, in questa prospettiva, non trattiene persone e responsabilità, ma crea le condizioni perché ciascuno possa contribuire secondo i propri carismi.
Anche le strutture vengono rimesse in discussione: non tutto deve necessariamente rimanere com'è. La domanda diventa quale volto di Chiesa si voglia costruire, liberando tempo ed energie per ciò che è realmente essenziale e valorizzando anche il contributo delle donne.
Il messaggio conclusivo guarda così alla qualità delle relazioni più che alla quantità delle attività. Non necessariamente fare di più, ma fare diversamente, recuperando la bellezza della fraternità e dell'accoglienza.
Al termine della riflessione si sono svolti i gruppi di risonanza, seguiti dal pranzo condiviso. Una giornata che ha unito confronto e fraternità e che si inserisce nel cammino della diocesi verso la Visita Pastorale, indicata da Aloise come una delle priorità del nuovo anno pastorale.
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