Ricerca, la protesta dei precari Cnr arriva all’Unical: «Servono stabilizzazioni»
Durante la Notte Europea dei Ricercatori, il personale precario ha riportato al centro dell’attenzione il tema della stabilità lavorativa e delle risorse destinate alla ricerca pubblica
La Notte Europea dei Ricercatori è stata anche l’occasione, all’Università della Calabria, per accendere i riflettori sulla condizione dei lavoratori precari del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Una protesta che nasce da anni di contratti e percorsi professionali senza una prospettiva stabile e che, secondo i lavoratori, rischia di indebolire lo stesso sistema della ricerca italiana.
A prendere posizione è stato il movimento Precari Uniti CNR, che ha diffuso una nota nella quale denuncia difficoltà economiche e ritardi nell'applicazione delle procedure previste per la stabilizzazione del personale.
Al centro della questione c'è il D.Lgs. 75/2017, la cosiddetta Legge Madia, che prevede specifici percorsi per superare il precariato nella pubblica amministrazione. Secondo quanto riferito dai lavoratori, però, al CNR le risorse disponibili non sarebbero sufficienti a completare il percorso per tutti coloro che hanno maturato i requisiti.
La graduatoria degli idonei
Uno dei punti sollevati riguarda il cosiddetto comma 1, relativo alla possibilità di stabilizzazione diretta per determinati lavoratori a tempo determinato che abbiano maturato almeno tre anni di servizio e siano stati reclutati attraverso concorso pubblico.
Secondo i dati riportati nella protesta, nella graduatoria degli idonei approvata dall'ente figurano 700 precari, mentre le stabilizzazioni effettuate sarebbero state 185. I lavoratori chiedono quindi lo scorrimento della graduatoria per consentire l'assunzione degli altri idonei in possesso dei requisiti.
C'è poi il secondo percorso, quello previsto dal comma 2, destinato ai lavoratori che hanno maturato i requisiti attraverso differenti forme di lavoro flessibile. In questo caso, la normativa prevede concorsi riservati con una quota di posti destinabile al personale interessato.
I precari sostengono che questo secondo canale non sia ancora entrato concretamente nella fase operativa e chiedono quindi che vengano avviate le procedure necessarie.
«La ricerca ha bisogno di continuità»
La protesta si inserisce in un dibattito più ampio sul finanziamento della ricerca pubblica e sulla capacità degli enti di garantire percorsi professionali duraturi a chi lavora nei laboratori e nei progetti scientifici.
Anche in sede parlamentare, negli ultimi anni, sono state sollevate questioni riguardanti le progressioni di carriera e l'utilizzo delle graduatorie del CNR, a conferma di un problema che coinvolge diverse categorie del personale della ricerca.
Da Rende, dove si è svolta l'iniziativa legata alla Notte Europea dei Ricercatori, arriva dunque una richiesta precisa: destinare nuove risorse alle stabilizzazioni e trasformare le competenze già presenti negli enti di ricerca in percorsi professionali più solidi.
Per i lavoratori, la questione non riguarda soltanto il futuro occupazionale dei singoli ricercatori, ma anche la capacità del sistema italiano di trattenere professionalità e competenze costruite dopo anni di attività scientifica.
Fonte: dichiarazioni e dati riportati dal movimento Precari Uniti CNR e ripresi da RaiNews Calabria.
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