Reggio Calabria, il bronzo di Antonio Affidato dialoga con i miti della Magna Grecia
In Piazza Paolo Orsi, a pochi passi dai Bronzi di Riace, nove opere rileggono personaggi, miti e simboli del mondo antico attraverso il linguaggio contemporaneo
Reggio Calabria – C’è una materia che attraversa i secoli, unendo mani, storie e civiltà apparentemente lontane. È il bronzo. Quello dei grandi maestri dell’antichità e quello che, attraverso una sensibilità pienamente contemporanea, prende forma nelle opere di Antonio Affidato. Da questo incontro nasce “Rara Avis – Ritratti in bronzo dalla Magna Grecia al contemporaneo”, la mostra inaugurata lunedì 31 agosto negli spazi di Piazza Paolo Orsi, all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.
Un luogo tutt’altro che casuale. A pochi passi dalla sala che custodisce i Bronzi di Riace, le opere dell’artista crotonese entrano in dialogo con uno dei patrimoni più straordinari della scultura antica. Non una sovrapposizione e nemmeno una sfida con il passato, ma un confronto costruito sulla memoria, sul mito e su una materia capace di attraversare il tempo.
Curata dal professor Daniele Castrizio, “Rara Avis” segna per Affidato un ritorno particolarmente significativo nella città dello Stretto. Proprio a Reggio Calabria, infatti, l’artista aveva mosso i primi passi di questo percorso durante le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace. Un cammino proseguito poi attraverso le tappe ospitate dai Musei Archeologici Nazionali di Crotone e Taranto, prima di approdare nuovamente al MArRC.
«Abbiamo voluto sposare questo progetto – ha spiegato il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Fabrizio Sudano – perché vogliamo esaltare la competenza artistica calabrese».
Per il direttore, il legame con i Bronzi di Riace e con il patrimonio della Magna Grecia è particolarmente evidente nella scelta stessa della materia.
«Non solo il legame con i personaggi e i miti della storia e della mitologia greca e della Magna Grecia, ma anche un filo conduttore della materia prima, che è quella del bronzo, che accomuna le opere e la mano di Affidato con gli scultori e i grandi artisti che hanno elaborato queste meraviglie, che sono i Bronzi di Riace».
Un legame che non significa, tuttavia, imitazione. La ricerca artistica di Affidato parte dal patrimonio antico per trasformarlo attraverso il linguaggio del presente e attraverso un’esperienza maturata tra arte orafa e scultura.
È proprio questo il punto sul quale si concentra la lettura del curatore Daniele Castrizio, secondo il quale “Rara Avis” rappresenta un vero e proprio dialogo con l’antico.
«Riscopre il valore di una discussione, non di uno sfregio da parte dell’arte moderna nei confronti dell’arte antica», ha sottolineato.
Per Castrizio, il valore dell’esposizione supera inoltre la dimensione puramente artistica, assumendo anche un significato identitario per l’intera Calabria.
«È una mostra – ha detto – che è la speranza che questa regione si riappropri definitivamente della sua storia, si riappropri dell’orgoglio e della sua dignità, di quello che è stata, di quello che è, di quello che potrebbe essere».
Un percorso che coinvolge arte, archeologia e società civile e che trova proprio nel legame tra Crotone e Reggio Calabria uno dei suoi elementi più significativi.
«C’è un fil rouge che lega tutte le opere ed è questo amore straordinario per Crotone. I miti non ci dividono, ma sono miti che ci accomunano», ha aggiunto il curatore.
Per Antonio Affidato, la tappa reggina rappresenta dunque molto più di un semplice appuntamento espositivo. È il punto d’incontro tra il cammino artistico compiuto finora e una domanda rivolta al futuro.
«Si apre un ponte verso il passato – ha affermato l’artista – come qualcosa di non concluso, ma con una domanda: quanto ancora possiamo imparare dal patrimonio della Magna Grecia?».
È attorno a questa domanda che il mito smette di appartenere soltanto al passato. Le figure rappresentate nelle opere continuano infatti a parlare all’uomo contemporaneo, perché i valori umani e quelli legati al divino che incarnano restano presenti nelle domande che, ancora oggi, attraversano la società.
Anche per il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, la mostra costituisce un’occasione per rafforzare il racconto della Calabria attraverso la sua storia e la sua identità.
«La Calabria ha tante potenzialità: l’enogastronomia, il mare, la montagna ma soprattutto ha una storia da raccontare. E se noi non raccontiamo la storia, di certo non possiamo narrare il futuro».
In questa prospettiva, la Magna Grecia diventa un patrimonio capace di unire territori e di contribuire alla costruzione di un racconto nuovo della regione. Cannizzaro ha sottolineato l’importanza di valorizzare sempre più il percorso di Antonio Affidato, indicando nella mostra reggina l’avvio di una serie di future iniziative culturali che potranno coinvolgere l’artista e la città.
Alla cerimonia inaugurale erano presenti, insieme ad Antonio Affidato, al sindaco Francesco Cannizzaro, al direttore del MArRC Fabrizio Sudano e al curatore Daniele Castrizio, il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, Pietro Sacchetti, il questore di Crotone Renato Panvino, Tommaso Calabrò, segretario generale del Consiglio regionale della Calabria, Carmelo Nucera, capo di gabinetto del presidente del Consiglio regionale, Sabina Cannizzaro, vice capo di gabinetto del presidente del Consiglio regionale, e l’architetto Sandro Maggi, funzionario del Ministero della Cultura e rappresentante del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, oltre a numerosi rappresentanti delle associazioni culturali della città dello Stretto.
La mostra “Rara Avis – Ritratti in bronzo dalla Magna Grecia al contemporaneo” resterà allestita in Piazza Paolo Orsi fino al 18 settembre 2026.
Nel cuore del MArRC, dunque, il mito della Magna Grecia torna a interrogare il presente. Non come un racconto da custodire immobile nel passato, ma come una voce ancora capace di porre domande sull’identità, sulla memoria e sul futuro della Calabria.
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