Quando il calcio diventa vulnerabile: l’allarme di Monsignor Savino

Il monito dell’arcivescovo di Cassano allo Jonio sulle fragilità del sistema calcio tra giovani, legalità e rischi di infiltrazioni criminali

A cura di Redazione
02 maggio 2026 17:00
Quando il calcio diventa vulnerabile: l’allarme di Monsignor Savino - Foto Redazione
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Il calcio come specchio della società, ma anche come terreno fragile, esposto a pressioni, ricatti e tentativi di infiltrazione. È questo il cuore dell’allarme lanciato da Mons. Francesco Savino, Arcivescovo di Cassano allo Jonio e Vice Presidente della Cei, nel corso di un confronto con il giornalista Nuccio De Simone, autore del dialogo.

Un’analisi lucida che parte dalla realtà calabrese e si allarga a una riflessione più ampia sul sistema sportivo. “Lo sport, soprattutto in Calabria, deve essere una palestra di legalità e rapporti di fiducia con città e tifosi. A Cosenza, particolarmente, si vive una fase complessa. Contestazione, rapporti tesi, bassa densità emotiva. Ritengo sia importante riprendere il dialogo, confrontarsi con trasparenza e progetti che non umilino la società e la città. Da soli non si intraprendono percorsi”.

Il tema centrale è quello della fragilità del sistema calcio, soprattutto nei settori giovanili. “A proposito dei vivai, mi piacerebbe che fossero più spazio di riscatto che di ricatto ma vedo operazioni opache che portano a corruzione e addirittura a manipolazioni di risultati. Parlare di mafia sarebbe poco prudente ma è realistico vigilare su un sistema di pressione e ricatto”.

Un passaggio che apre scenari delicati, dove il calcio rischia di diventare strumento e non più fine. Secondo Savino, il problema non è solo sportivo, ma profondamente sociale. I campetti di periferia, infatti, restano un presidio fondamentale: “Esistono e restano una delle forme più sincere di inclusione quando la strada diventa la scorciatoia per piazze di spaccio o di droga. Parrocchie e campi comunali sono il luogo di cura. La Chiesa da sola non può però risolvere il disagio giovanile, soprattutto se mancano i fondi”.

Il punto più critico riguarda però le possibili infiltrazioni criminali. “Le reti illegali cercano varchi, controllo e riciclaggio. Il primo grande varco è quello delle scommesse come strumento di penetrazione. Dove i flussi di denaro sono difficili da seguire e dove si possono creare legami societari, lì i clan provano ad entrare. L’azienda del pallone non è libera. Il calcio dà visibilità, legittimazione sociale per accrescere prestigio e capacità di pressione”.

Un sistema che, secondo l’arcivescovo, può generare anche zone grigie nei rapporti tra tifoserie organizzate e società. “Quando entrano in gioco interessi come biglietti, sicurezza, accessi, gestione dell’ordine attorno allo stadio, possono crearsi zone grigie. Anche in questo caso servono regole e maggiore sorveglianza”.

L’intervento, raccolto e firmato da Nuccio De Simone, non è solo una denuncia ma anche un invito: ricostruire il calcio partendo dalla trasparenza, dalla responsabilità condivisa e da una rete educativa capace di restituire allo sport il suo valore originario.

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