Premio Sila, omaggio a Marta Petrusewicz. Montanari: «La destra italiana è ancora fascista»
A Camigliatello Silano il ricordo della storica polacca a cui è dedicata la sezione saggistica. Poi il confronto con Enzo Paolini sul libro “La continuità del male”
CAMIGLIATELLO SILANO – Una donna che ha attraversato confini, ideologie e culture senza mai rinunciare alla difesa dei più deboli. La seconda giornata del weekend conclusivo della XIV edizione del Premio Sila si è aperta con il ricordo di Marta Petrusewicz, storica di origine polacca alla quale è intitolata la sezione dedicata alla saggistica del premio.
Ebrea, polacca, italiana ed europea, Petrusewicz fu costretta a lasciare Varsavia nel 1969 dopo aver partecipato alle proteste studentesche del 1968 contro il regime comunista. Accolta in Italia, trovò in Calabria la terra nella quale sviluppò una parte significativa della propria ricerca storica, diventando una delle voci più autorevoli della storiografia contemporanea.
A ricostruirne il percorso umano e scientifico è stata Magdalena Wrana, direttrice dell’Accademia Polacca delle Scienze di Roma, che ha ricordato il legame mai interrotto tra la studiosa e il suo Paese d’origine. Protagonista delle contestazioni studentesche e costretta all’esilio dalla campagna antisemita del regime, Petrusewicz trasformò quella esperienza in una chiave di lettura originale delle periferie europee, mettendo in relazione realtà diverse come Polonia, Irlanda, Norvegia e il Mezzogiorno d’Italia.
Docente alla City University of New York, ricercatrice ad Harvard e Princeton, quindi professoressa all’Università della Calabria, contribuì a rinnovare l’interpretazione storica del Sud, liberandola da stereotipi e semplificazioni. Nel corso dell’incontro è stato ricordato anche il giudizio di Irena Grudzińska-Gross, secondo cui Marta apparteneva a quella rara categoria di persone che «stanno sempre dalla parte dei più deboli».
Al ricordo della storica hanno partecipato anche Paolo Perri dell’Università della Valle d’Aosta, Leandra D’Antone della Sapienza Università di Roma e Paul Corner dell’Università di Siena.
Nel pomeriggio spazio poi al confronto tra lo storico dell’arte e rettore dell’Università per Stranieri di Siena Tomaso Montanari ed Enzo Paolini sul volume La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista.
Paolini ha introdotto il dibattito partendo proprio dalla figura di Petrusewicz, osservando come una cittadina di prima generazione come lei, alla luce delle norme oggi in discussione, potrebbe persino rischiare la revoca della cittadinanza.
Montanari ha spiegato che il libro non propone la teoria di un fascismo eterno, ma individua una continuità storica documentata che collega la Repubblica Sociale Italiana, il Movimento Sociale Italiano e parte dell’attuale destra di governo attraverso persone, testi, simboli e riferimenti culturali.
«Si possono mettere i nomi di tutte le persone che uniscono i fascisti di oggi e i fascisti di ieri. Non è saltata una maglia», ha affermato.
Il confronto ha toccato diversi temi, dalle radici ideologiche alla questione razziale, dal concetto di sostituzione etnica al ruolo della donna fino alla concentrazione del potere politico. Secondo Montanari, esisterebbero analogie tra alcuni concetti presenti nei testi del ventennio e alcune formulazioni utilizzate nel dibattito politico contemporaneo, in particolare riguardo all’idea di nazione e identità.
Sul ruolo femminile, lo studioso ha criticato la centralità attribuita alla maternità in alcune narrazioni politiche, mentre sul piano istituzionale ha espresso forte preoccupazione per le recenti proposte di riforma elettorale.
«Su questa legge elettorale dobbiamo fare le barricate», ha dichiarato, collegando la difesa della democrazia alla tutela della pace e dei principi costituzionali.
A chiudere la serata è stato Enzo Paolini, che ha richiamato il valore della memoria storica e della convivenza democratica: «Dire la verità sui fascismi e sui fascisti e prepararci a esercitare quel nonviolento diritto di resistenza che Giuseppe Dossetti avrebbe voluto in Costituzione. È vitale, è urgente. Imparare ad amare le persone diverse da noi, uguali nei diritti e uniche, irripetibili, incontrollabili e libere nella loro meravigliosa diversità».
La XIV edizione del Premio Sila si conclude oggi a Palazzo Arnone, a Cosenza, con la lectio magistralis del trombettista Paolo Fresu, Premio alla Carriera 2026, e con la cerimonia finale di premiazione
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