Morti sul lavoro, Calabria in zona rossa: rischio tra i più alti d’Italia
Nei primi nove mesi del 2026 registrati 20 decessi durante l’attività lavorativa. La regione è tra le quattro del Mezzogiorno con un’incidenza superiore del 25% alla media nazionale
Il bilancio dell’Osservatorio Vega registra un aumento del 5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il Mezzogiorno presenta i livelli di rischio più elevati, con Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania tra le regioni più esposte. Crescono del 11,8% i decessi tra le donne e del 29,2% quelli tra i lavoratori stranieri.
Il numero delle vittime sul lavoro in Italia continua a crescere. Nei primi nove mesi del 2026 si contano 823 decessi, 39 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento del 5%. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, elaborato sui dati aggiornati a settembre. Delle vittime complessive, 595 hanno perso la vita durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, con un aumento del 3,5%, mentre 228 sono decedute in itinere, ovvero nel tragitto tra casa e lavoro, con una crescita del 9,1%.
A preoccupare è soprattutto la distribuzione geografica del rischio. Le regioni con i livelli di mortalità più elevati si concentrano nel Mezzogiorno, dove Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania risultano tutte in zona rossa. Un quadro che conferma le difficoltà del Sud sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Calabria tra le regioni con il più alto rischio di mortalità
La classificazione elaborata dall’Osservatorio Vega colloca in zona rossa le regioni con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale, fissata a 24,7 morti ogni milione di lavoratori. Oltre alla Calabria, rientrano in questa fascia Sicilia, Basilicata e Campania.
In zona arancione figurano Puglia, Piemonte, Liguria, Veneto e Trentino-Alto Adige. La zona gialla comprende Marche, Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Molise e Lazio. In zona bianca, con un’incidenza inferiore alla media, si trovano invece Lombardia, Valle d’Aosta, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia.
Per quanto riguarda il numero assoluto delle vittime durante l’attività lavorativa, la Lombardia registra il dato più alto con 84 decessi. Seguono Campania (60), Veneto (58), Sicilia (55), Piemonte (53), Emilia-Romagna (47), Lazio (45), Toscana e Puglia (39), Calabria (20), Liguria (18), Marche (16), Sardegna (14), Trentino-Alto Adige (13), Abruzzo, Umbria e Friuli-Venezia Giulia (8), Basilicata (7), Molise (2) e Valle d’Aosta (1).
Over 65 e lavoratori stranieri tra le categorie più esposte
L’analisi per fasce d’età evidenzia che gli ultrasessantacinquenni sono i lavoratori maggiormente esposti al rischio di morte, con un’incidenza di 85,4 decessi ogni milione di occupati. Seguono la fascia tra i 55 e i 64 anni, con 37,1, e quella tra i 15 e i 24 anni, con 34,3. In termini assoluti, il gruppo più colpito è quello tra i 55 e i 64 anni, con 208 vittime sulle 595 registrate durante l’attività lavorativa.
Particolarmente preoccupante anche il dato relativo ai lavoratori stranieri. Nei primi nove mesi dell’anno sono stati 221 quelli deceduti, contro i 171 dello stesso periodo del 2025, con un aumento del 29,2%. Di questi, 159 hanno perso la vita sul posto di lavoro e 62 in itinere. Il rischio di mortalità per questa categoria è oltre tre volte superiore a quello dei lavoratori italiani: 61,5 decessi ogni milione di occupati contro 20,3.
Aumentano le vittime tra le donne e gli infortuni denunciati
Un altro elemento di forte preoccupazione riguarda la mortalità femminile. Tra gennaio e settembre 2026 sono 76 le donne decedute a causa di infortuni, otto in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita dell’11,8%. Di queste, 43 hanno perso la vita durante l’attività lavorativa, dieci in più rispetto al 2025, mentre 33 sono morte in itinere.
Tra i settori produttivi, il maggior numero di decessi durante il lavoro si registra nelle Costruzioni, con 101 vittime. Seguono Trasporto e Magazzinaggio, con 80, e Attività Manifatturiere, con 73. Il giovedì risulta invece il giorno della settimana con la maggiore incidenza di infortuni mortali (22,2%), seguito dal lunedì (20,7%) e dal martedì (16%).
Il quadro si completa con l'aumento delle denunce di infortunio, che a fine settembre raggiungono quota 457.879, il 5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il numero più elevato di segnalazioni durante l’attività lavorativa riguarda il settore manifatturiero, con 52.839 denunce. Seguono Sanità (29.082), Costruzioni (28.430), Commercio (25.688) e Trasporto e Magazzinaggio (25.524).
Le denunce presentate dalle lavoratrici sono 164.924, di cui 128.535 relative a infortuni durante il lavoro. Per gli uomini il totale sale a 292.955, con 251.802 casi in occasione di lavoro. Sono infine 101.998 le denunce che riguardano lavoratori stranieri, pari al 22,3% del totale.
Il presidente dell’Osservatorio Vega, l’ingegnere Mauro Rossato, richiama l’attenzione sulle profonde differenze che emergono tra territori e categorie professionali. Numeri che evidenziano come il rischio non sia distribuito in maniera uniforme e che rendono necessario rafforzare gli interventi di prevenzione, i controlli e le misure di tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro.
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