Mario De Rosa porta Morano tra i finalisti del Premio Letterario Castello

La poesia “Morano” conquista l’ottavo posto nella sezione dedicata ai Borghi più belli d’Italia. La premiazione si terrà il 24 ottobre a Città di Castello

A cura di Redazione
06 ottobre 2026 20:00
Mario De Rosa porta Morano tra i finalisti del Premio Letterario Castello - Foto: Uff. Stampa Comune di Morano Calabro
Foto: Uff. Stampa Comune di Morano Calabro
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Morano Calabro - Il Comune di Morano Calabro celebra il riconoscimento ottenuto da Mario De Rosa, autore della poesia “Morano”, inserita tra le opere finaliste del Premio Letterario Castello – Edizione 2026, nella sezione dedicata a “I Borghi più belli d’Italia”.

L’opera dell’autore moranese è stata valutata tra le migliori dalla giuria, di livello nazionale, conquistando l’ottavo posto su venti finalisti. Un risultato che premia il valore della composizione e la capacità della poesia di raccontare Morano attraverso i ricordi, le tradizioni e i cambiamenti che hanno segnato la comunità nel corso del tempo.

La cerimonia a Città di Castello

La cerimonia di premiazione si terrà sabato 24 ottobre alle ore 16 a Città di Castello, in provincia di Perugia, nella cornice del Teatro degli Illuminati. Per Mario De Rosa si tratta di un ulteriore riconoscimento di prestigio, che va ad arricchire un percorso già caratterizzato da importanti apprezzamenti nel campo letterario.

Soddisfazione è stata espressa dallo stesso autore e da Francesco Soave, vicepresidente vicario della sezione calabrese de I Borghi più belli d’Italia, che ha accolto con favore il risultato raggiunto dalla poesia dedicata a Morano.

La poesia racconta la memoria di Morano

Nel componimento, De Rosa ripercorre la Morano del passato, tra vicoli, case, giochi di strada, vita familiare e rapporti tra generazioni. Una memoria fatta di difficoltà ma anche di solidarietà e senso di comunità, contrapposta a un presente nel quale, secondo l'autore, le radici sembrano essersi indebolite e il ricordo rischia di diventare l’unico rifugio.

La poesia si chiude con l’immagine di un “ruscello che ha smarrito il canto”, metafora di una comunità che guarda al proprio passato e alle proprie radici mentre affronta le trasformazioni del tempo.

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