La compagnia della Pigna porta “La Zattera” al Teatro Gambaro di San Fili
Domenica 22 febbraio lo spettacolo di Raffaele Galiero e Francesca Manna sul viaggio, la migrazione e la fragilità dell’uomo
Poche miglia d’acqua non cambiano l’uomo. Né confini, né muri, né barriere visibili o invisibili. Il mare, con la sua immensità, diventa specchio e metafora della vulnerabilità umana, sospesa tra coraggio e terrore, solitudine e condivisione, dolore e fame di vita. Domenica 22 febbraio, alle 18.30, il Teatro Gambaro di San Fili ospiterà “La Zattera”, opera inedita scritta da Raffaele Galiero e diretta da Francesca Manna, portata in scena dalla compagnia della Pigna con Caroli Filice, Diego Carbotti, Domenico Sorrenti, Erica Perrotta, Gianluigi Leone, Giusy Monterosso e Manolo Capozza.
Al centro della narrazione c’è il viaggio come esperienza estrema, fisica ed emotiva, che accomuna chi fugge e chi cerca un futuro più grande delle proprie paure. «Io so cosa significa partire… senza sapere né come né dove. Sola, con la voglia di vivere aggrappata ai capelli, che ti entra nelle viscere… da sola, assieme a tanti altri… con l’ansia che ti blocca e l’impulso a vivere che ti spinge»: parole che raccontano il filo invisibile che unisce le storie di chi cammina sull’orlo dell’ignoto, di chi vive la partenza come strappo e come necessità.
In scena tre uomini, Luca, Marco e Matteo, tre fughe diverse, tre vite sospese come la zattera che li sostiene in mare aperto. Mani tese, corpi che si cercano, si sostengono e si piegano l’uno sull’altro. La zattera diventa simbolo di un equilibrio precario, instabile come le emozioni dei protagonisti, sospeso tra disperazione e fiducia, timore e forza, fuga e incontro. Il mare non è solo separazione ma anche legame, spazio che unisce destini segnati dalla stessa inquietudine e dalla stessa lotta per la sopravvivenza.
Lo spettacolo nasce da un’improvvisazione durante un laboratorio estivo della compagnia teatrale. Da quell’intuizione iniziale ha preso forma un racconto che guarda alla migrazione come condizione universale. «Due migranti su una spiaggia: barconi, ansie, attese. Non più di cinque minuti, ma bastarono per far nascere l’idea. Poi ho pensato che, in fondo, siamo tutti migranti: partiamo da un posto dove non possiamo o non vogliamo più stare, cercando altrove una vita migliore. In bilico su due pezzi di legno, in balia del mare, siamo spesso destinati a naufragare», spiega l’autore Raffaele Galiero.
Anche la regista Francesca Manna sottolinea la forza emotiva del percorso creativo. «Questo spettacolo è arrivato nelle mie mani con forza. Da un’improvvisazione estiva a un racconto travolgente. Dopo circa un mese di fermentazione mentale ho creato una struttura che ho consegnato a Raffaele Galiero con alcune indicazioni. Lunghi giorni di lavoro per preparare corpo e pancia a un viaggio indicibile. Era difficile dare un testo alle storie senza tradirle, ma Raffaele è riuscito a creare parole dolci e violente allo stesso tempo, costruendo un racconto carico di pathos che ci ha travolto e commosso».
Le musiche, con alcuni brani inediti curati da Kwadian, accompagnano la tensione costante che attraversa la scena: la fatica, i sogni infranti, la fame e la sete, la paura che stringe lo stomaco. Ogni scena diventa un palpito del mare, ogni sguardo una richiesta di contatto umano e di riconoscimento. “La Zattera” parla di oppressione, guerra, razzismo e migrazione, ma soprattutto parla di umanità, invitando lo spettatore a guardare dentro di sé, a percepire il bisogno di connessione, il dolore dell’abbandono e il desiderio di ascolto. Domenica 22 febbraio il Teatro Gambaro diventerà una zattera collettiva: un luogo in cui salire insieme, tremare e sentire, anche solo per una sera, cosa significa essere umani.
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