Infertilità maschile, l’allarme parte da Cosenza: “In 50 anni dimezzati gli spermatozoi”

La dott.ssa Giuseppina Peluso dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza richiama l’attenzione su un fenomeno in crescita e sull’importanza della prevenzione

A cura di Redazione
05 giugno 2026 12:00
Infertilità maschile, l’allarme parte da Cosenza: “In 50 anni dimezzati gli spermatozoi” - Foto Uff. Stampa Comunicazione Stampa
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L’infertilità maschile non è più un tema marginale né un tabù riservato agli specialisti. Oggi rappresenta una delle principali sfide della salute riproduttiva e incide quanto, e talvolta più, dell’infertilità femminile. A lanciare l’allarme è la dott.ssa Giuseppina Peluso, dirigente biologo dell’Ambulatorio di Seminologia e della Banca del Seme dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, oltre che esperta nazionale nello studio dei gameti maschili.

«L’infertilità non è mai dell’uomo o della donna: è sempre infertilità di coppia. Ma il fattore maschile pesa per il 50% dei casi», sottolinea la specialista, evidenziando come il contributo maschile sia spesso sottovalutato nel percorso diagnostico.

I dati fotografano una situazione preoccupante. Secondo uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista scientifica Human Reproduction, che ha analizzato oltre 57 mila uomini in 53 Paesi, la concentrazione spermatica mondiale è passata da 101 milioni a 49 milioni per millilitro. «In tre generazioni l’uomo ha perso circa due terzi del suo patrimonio seminale», spiega la dott.ssa Peluso.

A diminuire non è soltanto il numero degli spermatozoi. Anche motilità e morfologia risultano sempre più compromesse, con cellule riproduttive più fragili e meno efficienti nella fecondazione.

Le cause sono molteplici e intrecciano fattori biologici, ambientali e comportamentali. Tra queste figurano alterazioni genetiche e cromosomiche, infezioni delle vie seminali spesso asintomatiche, aumento della temperatura testicolare dovuto a esposizioni prolungate al calore, età paterna avanzata e inquinamento ambientale. Un ruolo crescente è attribuito anche alla presenza di microplastiche nel liquido seminale.

Determinanti risultano inoltre gli stili di vita. Obesità, alimentazione scorretta, fumo, consumo di cannabis e alcol, utilizzo di steroidi anabolizzanti e l’abuso di dispositivi elettronici a contatto con l’area genitale contribuiscono all’aumento dello stress ossidativo. «Sono tutti produttori di stress ossidativo, che frammenta il DNA dello spermatozoo e compromette la fertilità», evidenzia la biologa.

Particolare attenzione viene posta sulla frammentazione del DNA spermatico, considerata una delle problematiche più insidiose. «Uno spermatozoo con DNA frammentato può impedire lo sviluppo embrionale, causare aborti e fallimenti anche con tecniche come la ICSI», afferma la dott.ssa Peluso. Una condizione spesso associata ai casi di infertilità idiopatica, quando gli esami tradizionali risultano nella norma ma la gravidanza continua a non arrivare.

Per questo la diagnosi corretta assume un ruolo centrale. «Lo spermiogramma deve essere eseguito in centri specializzati, da personale esperto. Un esame scorretto genera diagnosi scorrette e terapie sbagliate», sottolinea la specialista. Oltre allo spermiogramma, il percorso diagnostico può comprendere test di frammentazione del DNA, esami colturali, dosaggi ormonali, visita andrologica ed ecografia.

All’interno dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza opera un Ambulatorio di Seminologia ad alta specializzazione, dotato di microscopi ad alta risoluzione, strumenti per lo studio morfofunzionale dello spermatozoo e test avanzati sul liquido seminale. La struttura ospita inoltre la Banca del Seme, dedicata alla crioconservazione dei gameti dei pazienti oncologici, offrendo una possibilità concreta di preservare la fertilità futura a giovani uomini colpiti da tumore.

La prevenzione resta però l’arma più efficace. Educazione andrologica nelle scuole, screening per varicocele e patologie testicolari, controlli regolari durante l’adolescenza, dieta mediterranea ricca di antiossidanti, attività fisica e riduzione di fumo, alcol e sostanze dopanti rappresentano le principali strategie indicate dagli specialisti.

«Si consiglia alle coppie di fare i figli quando si è giovani, quando i gameti sono idonei alla fecondazione», conclude la dott.ssa Peluso, ricordando come la biologia segua tempi diversi rispetto ai cambiamenti sociali.

L’infertilità maschile si conferma così uno specchio dello stato di salute della società contemporanea. Ambiente, alimentazione, abitudini e ritmi di vita incidono direttamente sulla capacità riproduttiva. Un fenomeno che richiede attenzione, informazione e diagnosi tempestive, ma che, secondo gli esperti, può ancora essere contrastato con efficaci azioni di prevenzione.

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