In Italia si muore ancora sul lavoro, in Calabria rischio tra i più elevati
Oggi la Giornata nazionale promossa dall’ANMIL richiama l’attenzione sulla prevenzione
Calabria - Diciassette vittime in sette mesi e un rischio di mortalità sul lavoro tra i più elevati d’Italia. È il quadro che riguarda la Calabria alla vigilia della 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall’ANMIL e in programma domenica 11 ottobre. Una ricorrenza che invita a ricordare chi ha perso la vita mentre lavorava, ma soprattutto a riflettere su quanto sia ancora necessario fare per garantire condizioni di sicurezza adeguate in ogni ambiente professionale. Secondo i dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, aggiornati a luglio 2026, in Calabria si contano 17 decessi in occasione di lavoro. Un dato che, considerato isolatamente, non restituisce tutta la portata del fenomeno. È infatti l’incidenza degli infortuni mortali, calcolata in rapporto al numero degli occupati, a collocare la regione nella fascia di rischio più elevata.
La Calabria è una delle cinque regioni italiane in zona rossa, insieme a Sicilia, Campania, Liguria e Puglia. La soglia identifica i territori nei quali l’incidenza della mortalità supera del 25% la media nazionale, pari a 17,8 decessi ogni milione di occupati.
Cosenza seconda provincia in Italia per rischio di mortalità
A rendere ancora più preoccupante il quadro calabrese è la situazione della provincia di Cosenza. Secondo il report Vega relativo ai primi sette mesi del 2026, il territorio cosentino registra un’incidenza di circa 57 decessi ogni milione di occupati, un valore superiore di oltre tre volte alla media nazionale. Cosenza si colloca così al secondo posto nella graduatoria italiana, alle spalle di Vercelli.
Un dato che richiama l’attenzione sulla necessità di analizzare il fenomeno anche a livello provinciale, individuando le situazioni maggiormente critiche e rafforzando gli interventi di prevenzione in relazione ai rischi specifici delle attività lavorative.
La graduatoria basata sull’incidenza, infatti, permette di andare oltre il semplice conteggio delle vittime: territori con un numero assoluto di decessi relativamente contenuto possono presentare un rischio elevato se rapportato alla popolazione occupata.
Lieve calo delle vittime in Italia, ma aumentano gli infortuni
A livello nazionale, nei primi sette mesi del 2026 sono state registrate 595 vittime sul lavoro, contro le 607 dello stesso periodo del 2025. I decessi comprendono 430 incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa e 165 in itinere, cioè nel tragitto tra casa e lavoro.
La diminuzione del numero delle vittime, tuttavia, non è sufficiente a indicare un cambiamento strutturale. A preoccupare è anche l’aumento delle denunce di infortunio, che a fine luglio hanno raggiunto quota 368.085, con una crescita del 5,3% rispetto all’anno precedente.
Le attività manifatturiere, le costruzioni, la sanità, il commercio e il trasporto e magazzinaggio figurano tra i comparti con il maggior numero di denunce a livello nazionale.
ANMIL, l’11 ottobre una giornata per non dimenticare
La Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro rappresenta un momento di memoria e sensibilizzazione, ma anche un’occasione per rinnovare l’impegno di istituzioni, imprese e lavoratori nella tutela della salute e della vita.
«Ricordare non basta: è necessario continuare a investire nella prevenzione, nella formazione e nella consapevolezza, affinché la sicurezza diventi un impegno concreto e quotidiano», sottolinea l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre.
Un richiamo che assume un significato particolare per la Calabria, dove i dati evidenziano una situazione di forte criticità. La prevenzione non può limitarsi al rispetto formale delle norme, ma deve tradursi in formazione continua, controlli efficaci, organizzazione adeguata delle attività e attenzione ai rischi specifici di ogni mansione.
Dietro ogni statistica ci sono persone, famiglie e comunità che subiscono le conseguenze di una morte sul lavoro. Per questo, la ricorrenza dell’11 ottobre non deve esaurirsi in un momento commemorativo: deve diventare un’occasione per rinnovare la responsabilità collettiva di impedire che altre vite vengano spezzate mentre si svolge il proprio lavoro.
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