(FOTO) La Calabria sul New York Times: boom di turisti a Tropea, Pizzo e Vibo Marina
C'è una Calabria che soffre sulla fascia Ionica e una, sul Tirreno, che attira turisti e fa parlare nel mondo: il Vibonese, con qualche correttivo, può fare da esempio per come si possa e si debba fare vocazione turistica
Nei giorni scorsi il New York Times ha dedicato un reportage alla Calabria, concentrando l’attenzione in particolare sul Vibonese e sul territorio di Tropea, una delle aree più conosciute e frequentate della regione, da anni tra le mete preferite per le vacanze estive, soprattutto dai turisti stranieri. Un racconto che abbiamo voluto verificare sul campo, andando a osservare da vicino una realtà fatta di panorami mozzafiato, acque cristalline e borghi suggestivi, ma anche di alcune criticità legate all’enorme afflusso turistico che raggiunge queste località durante il periodo estivo e, in particolare, nella settimana di Ferragosto. Il nostro viaggio non si è limitato a Tropea.
Abbiamo attraversato anche altre località a forte vocazione turistica del Vibonese, come Vibo Marina e Pizzo, per comprendere meglio le diverse sfumature di un fenomeno che interessa il territorio con intensità differenti. Ed è proprio qui che emerge un quadro variegato. Tropea rappresenta senza dubbio il caso più evidente: durante i giorni di maggiore affluenza la cittadina viene letteralmente presa d’assalto. Pizzo vive una situazione simile, seppure in forma meno accentuata, mentre Vibo Marina appare ancora capace di garantire un’esperienza più rilassata, fatta eccezione per alcune serate caratterizzate da eventi e manifestazioni estive, fisiologicamente più affollate. Il successo turistico ha inevitabilmente trasformato questi luoghi. Bar, paninoteche, pizzerie, ristoranti, negozi di souvenir e attività commerciali di ogni genere si sono moltiplicati per rispondere alla crescente domanda. Un processo positivo sotto il profilo economico e occupazionale, ma che rischia, soprattutto nei periodi di picco, di alimentare ulteriormente il sovraffollamento.
A Tropea, trovare parcheggio può diventare un’impresa, sia durante il giorno sia nelle ore serali, persino nelle aree a pagamento. Ma il problema non riguarda soltanto la viabilità. L’elevata concentrazione di visitatori finisce per incidere sulla fruibilità degli spazi, rendendo più difficile vivere con serenità alcuni degli angoli più suggestivi del territorio. È il paradosso di una terra che ha fatto della propria bellezza uno dei principali motori del turismo: più viene promossa, più viene conosciuta e più cresce il numero di persone che desiderano visitarla. Un successo che, se non adeguatamente governato, rischia però di trasformarsi in un limite. Quando si arriva a Tropea, così come a Pizzo, l’impatto è immediato. Da una parte si rimane affascinati dalla straordinaria bellezza del paesaggio; dall’altra si può restare spaesati di fronte al caos che caratterizza le giornate di maggiore affluenza. È una contraddizione che non cancella i meriti di chi, negli anni, ha saputo promuovere questi territori e renderli sempre più attrattivi. Al contrario, il numero di presenze rappresenta un risultato importante, al quale hanno contribuito le amministrazioni, le attività imprenditoriali e tutti gli operatori del settore.
C'è da dire alcune cose: qui esistono strade e autostrade, la linea ferrata funziona bene e soprattutto c'è la vicinanza dell'Aeroporto di Lamezia Terme che prevede la partenza e l'arrivo di voli nazionali e internazionali, la base per fare turismo.
Tra sagre, concerti, riscoperta dei prodotti della tradizione il vibonese vince nell'estate 2026.
La sfida, adesso, è fare un passo ulteriore: trasformare il successo quantitativo in una crescita anche qualitativa dell’offerta turistica. In questo senso, il richiamo del New York Times merita una riflessione. Il turismo non deve necessariamente essere ridotto, ma può essere gestito in maniera più equilibrata, rendendo l’esperienza meno caotica e, soprattutto, più confortevole. L’obiettivo dovrebbe essere quello di consentire a chi sceglie il Vibonese di trascorrere giornate all’insegna del mare, della cultura, della gastronomia e del relax, senza che il sovraffollamento finisca per trasformare la vacanza in una fonte di stress. Una formula perfetta probabilmente non esiste.
Esistono, però, margini per intervenire e apportare correttivi, lavorando sulla mobilità, sui parcheggi, sulla gestione dei flussi e sulla qualità complessiva dell’esperienza turistica. Tropea, Pizzo e le altre località del Vibonese hanno tutte le caratteristiche per essere un autentico fiore all’occhiello della Calabria. La sfida dei prossimi anni sarà riuscire a proteggere quella stessa bellezza che ha reso questi luoghi celebri, evitando che il successo finisca paradossalmente per soffocarla.
Leonardo Vallone
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