Emergenza educativa, Renzo: «Senza adulti autorevoli non c’è futuro»
La pedagogista Teresa Pia Renzo analizza una crisi strutturale che attraversa famiglie, scuola e istituzioni. Confronto, formazione e responsabilità pubblica come risposta
CORIGLIANO-ROSSANO (CS), lunedì 12 gennaio 2026 – L’emergenza educativa che attraversa il nostro tempo non è un fenomeno episodico né una sommatoria di casi isolati. È una crisi strutturale e profonda, legata al venir meno degli adulti come riferimento, alla confusione dei ruoli educativi e alla progressiva rinuncia alla responsabilità. Una crisi che coinvolge famiglie, scuola, istituzioni e società nel suo insieme e che nel corso del 2025 si è manifestata con segnali sempre più evidenti e convergenti, anche nel confronto nazionale tra professionisti dell’educazione.
A richiamare con forza l’attenzione su questo quadro è la pedagogista Teresa Pia Renzo, da oltre vent’anni impegnata nei servizi educativi, nella formazione e nel dibattito pubblico. Un percorso costruito sul campo e rafforzato dal confronto costante con reti professionali e contesti istituzionali di livello nazionale, che nel 2025 ha segnato anche due passaggi simbolici e sostanziali: vent’anni di attività pedagogica e dieci anni di impegno strutturato nella formazione per la prima infanzia.
Secondo Renzo, la figura del pedagogista non può essere relegata a un ruolo tecnico o marginale. È una funzione strategica nei servizi per la prima infanzia, nella progettazione educativa, nella mediazione tra famiglia e scuola, nella prevenzione del disagio e nella tenuta sociale delle comunità. Una convinzione maturata nell’esperienza quotidiana, ma anche nel confronto sviluppato nel corso dell’anno in sedi nazionali, dove il tema del riconoscimento professionale, dell’assenza di un Albo e della necessità di una governance pedagogica condivisa è stato al centro di assemblee e momenti di riflessione collettiva.
Nel 2025, inoltre, la partecipazione ai lavori dell’Associazione Pedagogisti Educatori Italiani (APEI) ha rappresentato un passaggio importante di questo percorso, inserendo le esperienze maturate nei contesti locali all’interno di una cornice nazionale di analisi, confronto e responsabilità. In particolare, i temi della pace, della mediazione e della funzione educativa come argine ai conflitti sociali hanno riportato al centro il valore dell’educazione come strumento di coesione e civiltà.
Su questa visione, che intreccia dimensione locale e nazionale, si fonda anche l’esperienza del Polo Infanzia Magnolia e della cooperativa Maya, realtà che nel corso dell’ultimo anno hanno consolidato il proprio ruolo educativo attraverso la direzione pedagogica, la formazione degli operatori e il lavoro di rete con le famiglie. Un’attività che non si limita alla gestione dei servizi, ma assume una funzione pubblica di presidio educativo e culturale. L’osservazione quotidiana dei bambini e delle famiglie, letta alla luce del confronto nazionale, restituisce un dato chiaro: la povertà educativa non è solo carenza di servizi, ma soprattutto assenza di adulti capaci di esercitare il proprio ruolo.
Nel corso del 2025 è emersa con forza anche la crisi della scuola come istituzione autorevole. Un tema che Renzo ha portato sia nel dibattito locale sia nei contesti di riflessione nazionale, evidenziando come la scuola stia progressivamente perdendo voce, coraggio e protezione istituzionale. La pressione delle famiglie, la paura del contenzioso, la trasformazione del dirigente in manager e l’esposizione crescente degli insegnanti stanno producendo un indebolimento strutturale del sistema educativo. Il rapporto scuola-famiglia resta fondamentale, ma solo se fondato su ruoli chiari e non negoziabili: dove i confini saltano, cresce il disordine educativo e i ragazzi perdono riferimenti.
Ampio spazio, nell’ultimo anno, è stato dedicato anche al tema del digitale e dell’intelligenza artificiale. Un ambito affrontato sia nei servizi educativi sia nel confronto nazionale, dove è emersa la contraddizione tra divieti e aperture tecnologiche prive di una cornice pedagogica condivisa. L’IA non è il nemico, ribadisce Renzo. Il rischio reale è l’assenza di adulti competenti capaci di presidiare i luoghi dell’ascolto e della relazione. Sempre più adolescenti cercano risposte in entità virtuali perché non trovano interlocutori umani credibili, un vuoto che nessuna tecnologia può colmare.
Nel dibattito pubblico del 2025 la pedagogista ha scelto di portare anche fenomeni spesso rimossi, come il baby sugar e lo sfruttamento minorile mediato dal digitale, denunciandone la natura strutturale. Esperienze emerse nel lavoro diretto con le famiglie e confermate dal confronto con altri professionisti a livello nazionale mostrano come questi fenomeni attraversino indistintamente territori e contesti sociali. La prevenzione, sottolinea Renzo, non può che partire dagli adulti e dalle istituzioni, prima ancora che dai minori.
Accanto a questi temi, il 2025 ha confermato anche il valore educativo del territorio come spazio pedagogico. Le esperienze vissute nella natura con i bambini del Magnolia, come quella ai Giganti di Cozzo del Pesco, hanno mostrato come l’abbandono ambientale sia anche abbandono simbolico ed educativo. Dove manca la cura, i più piccoli apprendono l’indifferenza; dove esiste una presenza istituzionale responsabile, il territorio diventa strumento di identità e crescita.
Il lavoro pedagogico svolto nell’ultimo anno restituisce quindi un quadro chiaro: educare non è una funzione delegabile né un compito individuale. È una responsabilità pubblica che attraversa famiglie, scuola, istituzioni e reti professionali, a livello locale e nazionale. Senza adulti autorevoli, senza ruoli chiari e senza una governance pedagogica condivisa, non esistono comunità resilienti né futuro possibile. È da questa consapevolezza, conclude Teresa Pia Renzo, che si chiude un anno e si apre una nuova fase di responsabilità educativa, auspicabilmente condivisa.
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