Educare lo sguardo: Diamante, l’arte e la scuola come custodia del futuro
L’iniziativa del Comune e dell’IIS Diamante-Praia ha portato gli studenti tra i murales della città, trasformando strade e vicoli in un laboratorio educativo a cielo aperto
DIAMANTE – L’identità di una città non si esaurisce nella sua geografia. A definirla contribuiscono la memoria, le esperienze condivise, le persone e, soprattutto, quei segni capaci di trasformare uno spazio quotidiano in un luogo riconoscibile e carico di significato. Diamante rappresenta, in questo senso, un esempio particolarmente significativo: una città nella quale l’arte è diventata parte integrante del paesaggio e della stessa identità collettiva.
È conosciuta come la “città più dipinta d’Italia” e come il “paese dei nasi all’insù”. Oltre duecento murales disseminati tra centro storico, vicoli e spazi urbani hanno trasformato Diamante in una sorta di grande galleria a cielo aperto.
Ma osservare i murales soltanto come elemento decorativo significherebbe coglierne una parte limitata. La peculiarità dell’arte urbana sta infatti nella sua capacità di uscire dagli spazi tradizionalmente destinati alla cultura e di entrare direttamente nella quotidianità. Non è il visitatore a dover entrare in un museo: è l’opera a incontrare chi percorre una strada, attraversa un vicolo o si ferma davanti a una parete.
Il muro, da semplice elemento architettonico, diventa così una superficie narrativa. Il vicolo si trasforma in un percorso estetico e la città stessa diventa un luogo da leggere.
Il significato di uno sguardo che cambia
L’espressione “nasi all’insù” contiene, allora, un significato che va oltre la suggestione. Le opere disseminate per Diamante modificano concretamente il modo in cui le persone attraversano la città. Costringono a interrompere la consuetudine, a fermarsi, a osservare.
È proprio qui che l’arte incontra l’educazione.
Non tutto ciò che vediamo viene necessariamente osservato. La quotidianità, la velocità e l’abitudine possono rendere invisibili anche le cose che abbiamo continuamente davanti agli occhi. L’esperienza artistica può interrompere questo automatismo e restituire attenzione a ciò che rischia di diventare semplice sfondo.
Educare lo sguardo significa, dunque, imparare a vedere ciò che già esiste, riconoscerne il significato e comprenderne il valore.
È dentro questa prospettiva che assume particolare rilevanza l’iniziativa promossa il 16 settembre dal Comune di Diamante insieme all’IIS Diamante-Praia. Gli studenti sono stati accompagnati alla scoperta dei murales della città e hanno avuto l’opportunità di incontrare gli artisti impegnati, nell’ambito del FAC – Festival delle Arti e delle Culture, nella realizzazione di nuove opere e nel recupero di quelle storiche.
Per alcune ore la città è diventata una vera aula all’aperto.
Quando la scuola esce dalle proprie aule
L’esperienza dimostra come il territorio possa diventare parte integrante del percorso formativo. Uscire fisicamente dalle aule non significa, infatti, abbandonare la funzione educativa della scuola. Al contrario, significa portarla dentro la realtà.
Una strada può diventare un testo da interpretare. Un murale può trasformarsi in una domanda. La storia di un edificio o di un quartiere può diventare l’occasione per riflettere sul rapporto tra memoria, identità e futuro.
È questa l’idea di una scuola capace di dialogare con il territorio e di riconoscerlo come parte del patrimonio educativo degli studenti.
In tale prospettiva si inserisce la visione della dirigente dell’IIS Diamante-Praia, prof.ssa Elena Gabrielli, che interpreta il ruolo della scuola anche come presidio culturale e luogo capace di costruire relazioni con la comunità.
La dirigenza scolastica non si esaurisce negli aspetti organizzativi e amministrativi. Una delle sue dimensioni più significative consiste anche nella capacità di indicare prospettive, creare occasioni formative e favorire il rapporto tra studenti e realtà circostante.
Aprire la scuola alla città, in questa prospettiva, non significa indebolirne l’identità istituzionale, ma rafforzarne la missione educativa.
Una storia iniziata nel 1981
La storia dei murales di Diamante racconta, del resto, proprio il rapporto tra arte, comunità e territorio.
Nel 1981 l’intuizione del pittore Nani Razzetti, milanese di nascita e diamantese d’adozione, incontrò la disponibilità dell’allora sindaco Evasio Pascale. Furono chiamati a Diamante 83 artisti italiani e stranieri, con l’obiettivo di trasformare le pareti del centro storico in grandi superfici pittoriche.
L'operazione non rappresentò soltanto un intervento artistico. L'idea era quella di restituire vitalità agli spazi urbani attraverso la cultura, modificando il modo stesso in cui la comunità percepiva i propri luoghi.
Negli anni, alle opere originarie se ne sono aggiunte altre. Il risultato è una città nella quale passato e presente continuano a convivere sulle stesse pareti.
Restaurare per consegnare la memoria al futuro
C'è però un'altra caratteristica dell'arte murale che rende particolarmente significativo il rapporto con l'educazione: il suo essere esposta al tempo.
Sole, pioggia, vento e anni modificano inevitabilmente la materia dei murales. Le opere invecchiano insieme alla città che le ospita.
Per questo il restauro non rappresenta soltanto un intervento di recupero estetico. Significa riconoscere che quella traccia del passato conserva ancora un significato per il presente.
Ed è proprio nella contemporanea presenza di restauro delle opere storiche e realizzazione di nuovi murales che emerge una delle immagini più efficaci dell'iniziativa.
Da una parte c'è la conservazione, dall'altra la creazione. Da una parte il patrimonio ricevuto, dall'altra ciò che una nuova generazione sceglie di aggiungere.
Conservare e creare non sono gesti contrapposti. Sono momenti diversi di uno stesso processo: quello attraverso il quale una comunità costruisce la propria continuità.
La bellezza come responsabilità
Arte ed educazione finiscono così per incontrarsi intorno a un concetto comune: quello della consegna.
Ogni generazione riceve un patrimonio che non ha creato interamente. Lo conosce, lo interpreta, lo modifica e infine lo affida a chi verrà dopo.
Educare al patrimonio significa proprio rendere consapevoli di questa responsabilità. Significa insegnare che la bellezza non è soltanto qualcosa da ammirare, ma anche qualcosa da proteggere e tramandare.
La Diamante conosciuta nell'infanzia e quella che oggi gli studenti imparano a osservare appartengono alla stessa storia, ma possono essere guardate con occhi diversi.
È forse questo il risultato più profondo di un'esperienza educativa come quella promossa dall'IIS Diamante-Praia: non proteggere gli studenti dal mondo, ma fornire loro gli strumenti per attraversarlo con maggiore consapevolezza.
Il “paese dei nasi all'insù” diventa così una metafora dell'educazione.
Educare significa anche insegnare a sollevare lo sguardo, interrompere la distrazione, riconoscere la bellezza, comprendere la memoria dei luoghi e assumersi la responsabilità di ciò che si è ricevuto.
Il futuro, del resto, non nasce necessariamente dalla cancellazione del passato. Nasce dalla capacità di conoscerlo, comprenderlo e trasformarlo in una possibilità ancora aperta.
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