Diocesi di Rossano, giovani sacerdoti in ritiro al Monastero San Magno: “Entra, ti aspettavamo”

Tre giorni di spiritualità e fraternità a Fondi con l’arcivescovo e don Tonino Longobucco: al centro sogno, fatica e risveglio interiore

A cura di Redazione
06 maggio 2026 08:00
Diocesi di Rossano, giovani sacerdoti in ritiro al Monastero San Magno: “Entra, ti aspettavamo” - Foto Redazione
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Si è conclusa il 2 maggio 2026 la tre giorni di spiritualità e fraternità che ha visto protagonisti i sacerdoti del primo decennio di ordinazione della Diocesi di Rossano, accompagnati dall’arcivescovo e da don Tonino Longobucco. L’incontro, svoltosi dal 30 aprile nella suggestiva cornice della Fraternità Monastero San Magno a Fondi, ha rappresentato un intenso momento di ricarica spirituale e umana per il giovane clero, guidato da don Francesco Fiorillo.

Fin dal loro arrivo, i sacerdoti sono stati accolti dalla bellezza del monastero e dall’entusiasmo di don Francesco Fiorillo che, insieme alle Suore Poverelle e ai volontari, custodisce questa realtà spirituale e il Santuario della Madonna della Rocca, tappa conclusiva dell’esperienza.

In un tempo segnato dalla frenesia, il monastero si è confermato come uno “spazio dove l’uomo e Dio possono riposare assieme”, luogo privilegiato per riscoprire sé stessi e ritrovare un contatto autentico con Dio attraverso la preghiera, il silenzio, il pensiero e il lavoro quotidiano.

Le riflessioni proposte da don Francesco Fiorillo hanno posto al centro il tema del “sogno”, inteso non come desiderio effimero ma come progetto che Dio affida al cuore di ogni uomo. Un sogno strettamente legato alla “fatica”, vista non come peso sterile ma come condizione necessaria della speranza, nel solco dell’insegnamento di don Milani.

Richiamando il pensiero di Vannucci, don Francesco ha ricordato ai sacerdoti l’importanza dei “calli sulle mani”, segno concreto di una missione che continua nonostante gli ostacoli, trasformati in occasioni di crescita e generazione di vita nuova. Al centro della vita sacerdotale resta l’amore, che non può mai essere confuso con il possesso: “il nome di Dio è prima libertà e poi amore”, perché solo un cuore libero può amare davvero e vivere pienamente la vocazione evangelica della liberazione.

Il percorso interiore si è intrecciato con il tema dello spogliarsi dell’uomo vecchio per rivestirsi dell’uomo nuovo, tornando all’umiltà della terra. Le giornate sono state scandite da momenti di confronto, preghiera, fraternità e condivisione.

Particolarmente significativa la serata di preghiera-testimonianza vissuta in una parrocchia vicina dal titolo “Uscire dal tanfo”, così come l’itinerario spirituale nel giardino del monastero, pensato come cammino interiore attraverso il linguaggio della natura, del silenzio e della forza del Vangelo.

Toccante anche l’incontro con alcune mamme del Gruppo NAÌN, spazio di auto-aiuto dedicato ai genitori che hanno vissuto la perdita di un figlio, esperienza di ascolto e condivisione autentica che ha profondamente segnato i partecipanti.

Accolti dalle Suore Poverelle, i sacerdoti hanno infine concluso il ritiro presso l’incantevole Santuario della Madonna della Rocca.

L’esperienza ha confermato la vocazione del Monastero San Magno come “porto di terra” e fraternità condivisa, luogo in cui ogni ferita può trasformarsi in una feritoia di luce. Emblematica la scritta posta sulla porta del monastero, aperta giorno e notte: “Entra, ti aspettavamo”.

I giovani presbiteri fanno ora ritorno alle proprie comunità con una rinnovata consapevolezza spirituale, custodendo la semplicità dei gesti quotidiani e la fiducia necessaria per trasformare il sogno di Dio in realtà concreta al servizio del popolo di Dio.

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