Da tutta Italia ad Altomonte per il Primo Capitolo d’Inverno degli Zafarani Cruschi

Dal 6 all’8 febbraio la Confraternita celebra identità, territori e ritualità tra cucina, storia e fraternità

A cura di Redazione
29 gennaio 2026 21:00
Da tutta Italia ad Altomonte per il Primo Capitolo d’Inverno degli Zafarani Cruschi -
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Da tutta Italia ad Altomonte per partecipare al primo grande appuntamento del nuovo anno della Confraternita degli Zafarani Cruschi del Pollino. Da venerdì 6 a domenica 8 febbraio i circoli gastronomici si ritroveranno nel borgo del Cosentino per il Primo Capitolo d’Inverno, una tre giorni di iniziative dedicate al patrimonio identitario a tavola, ai territori, alle storie e ai gesti della tradizione.

Questo appuntamento vuole celebrare il passato e renderlo vivo, accendere ritualità e favorire, attraverso il cibo, fraternità, rispetto e conoscenza”, sottolineano Enzo e Michele Barbieri, rispettivamente Gran Priore e Priore della Confraternita, nata appena un anno fa ma già punto di riferimento per il racconto culturale del crusco.

Il via ufficiale è fissato per venerdì 6 febbraio, con l’accoglienza degli ospiti e la Cerimonia di apertura sulla terrazza panoramica dell’Hotel Barbieri. Al centro del rito, l’Accensione del Fuoco d’Inverno e il Rito del Buon Auspicio, simboli di unione e forza condivisa tra le confraternite. La serata proseguirà con una Cena di Benvenuto ispirata ai valori della Cucina Italiana Patrimonio Immateriale UNESCO, arricchita dagli interventi dell’antropologo Ottavio Cavalcanti, dal contributo scientifico del cardiologo Giovanni Bisignani sui benefici della dieta a base di cruschi e da un intermezzo musicale con i maestri Piergiuseppe Maggi e Gerardo Vespucci, accompagnato dalla mostra-concerto sugli strumenti tradizionali calabresi.

Sabato 7 febbraio sarà invece dedicato al viaggio nelle terre arbëreshë, tra Acquaformosa e Lungro, alla scoperta della minoranza etnica più antica d’Italia. Un percorso tra luoghi di culto greco-bizantini, simboli identitari, musica e gastronomia, fino al rientro ad Altomonte per I Costruttori del Gusto. A partire dalle 17.30 spazio ai laboratori narranti, alle dimostrazioni artigiane e ai gesti antichi che raccontano la cucina calabrese come stratificazione di popoli e culture.

Protagoniste saranno le comari, custodi di un sapere che non si scrive ma si tramanda con le mani. “La cucina dell’entroterra vive nei gesti, nelle voci e nelle storie”, è il filo conduttore dei laboratori Cummari e Scaleddri, dove prenderanno forma rosette dorate e frittelle di cipollizze. Accanto a loro, le striglie di Lungro intrecceranno gestualità e racconto, restituendo il senso profondo dell’identità arbëreshë.

Ampio spazio anche ai dolci e alle contaminazioni storiche: dal Mostacciolo di Soriano del maestro Raffaele Farina alla Schicculiata curata da Laura Barbieri, fino al cous cous calabrese, segno tangibile della presenza araba in Calabria. In produzione a vista anche i dolci delle feste, dalla Giurgiulena ai Cannariculi, dalla Pitta ’Mpigliata alla Cicirata, con il supporto di storici e antropologi.

La giornata di sabato culminerà, dalle 20, nella Cena Tradizionale, vero racconto corale del territorio: zafarani cruschi, fritti rituali, anelli di cipolla rossa di Tropea IGP, lagane e ceci, soffritto di maiale con olive nere e peperoncino, fino ai dolci tradizionali in abbinamento al Greco di Bianco – Vino degli Dei, con selezione dei sommelier calabresi.

Il momento più solenne è in programma domenica 8 febbraio nel Chiostro dei Minimi di San Francesco di Paola, con la Cerimonia Ufficiale del Capitolo. Qui il Gran Priore Enzo Barbieri consegnerà al presidente FICE Marco Porzio il Crusco d’Oro, simbolo di fraternità e amicizia, realizzato dall’orafo Michele Affidato, orafo ufficiale della Santa Sede. La sfilata in mantello e lo scambio rituale dei doni suggelleranno una comunità che si riconosce nei segni prima ancora che nelle parole.

Il Capitolo si chiuderà con il Pranzo Ufficiale all’Hotel Barbieri, un buffet identitario che conferma Altomonte come casa comune della tradizione, luogo in cui la cultura gastronomica non viene esposta, ma vissuta e praticata.

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