Da Tarsia a Cirò, da Sibari al Patire: Magnolia porta i bambini nei luoghi dell’identità calabrese

Il Polo Infanzia di Corigliano-Rossano trasforma visite, memoria, tradizioni e Marcatori Identitari Distintivi in esperienze educative per costruire nei più piccoli consapevolezza, appartenenza e cittadinanza culturale

A cura di Redazione
06 ottobre 2026 17:00
Da Tarsia a Cirò, da Sibari al Patire: Magnolia porta i bambini nei luoghi dell’identità calabrese - Foto: Uff. Stampa Pedagogista Teresa Pia Renzo
Foto: Uff. Stampa Pedagogista Teresa Pia Renzo
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Corigliano-Rossano – Un bambino non eredita un territorio perché qualcuno glielo racconta in astratto. Lo eredita quando cammina dentro un centro storico oppure osserva una pietra antica, entra in un museo, ascolta una parola in dialetto, scopre una fabbrica che ha fatto la storia o ancora consegna un lavoro fatto con le proprie mani in un luogo che prima sembrava lontano. È da questa grammatica dell’esperienza che il Polo Infanzia Magnolia ha costruito, nel corso degli ultimi anni, una linea pedagogica precisa: riportare i bambini nei luoghi identitari della Calabria per educarli alla cittadinanza, alla memoria, all’orgoglio delle radici e alla consapevolezza di appartenere ad una storia più grande.

PEDAGOGISTA RENZO: L’IDENTITÀ NON SI SPIEGA, SI FA VIVERE

È la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice della Cooperativa Magnolia, a tracciare il senso delle principali uscite didattiche e delle esperienze territoriali realizzate dal Polo Infanzia di Corigliano-Rossano. Un percorso coerente con la visione educativa del metodo Magnolia: fare del territorio un’aula, dei Marcatori Identitari Distintivi (MID) della Calabria straordinaria una mappa pedagogica, dei centri storici e dei luoghi della memoria strumenti concreti di crescita.

NON GITE, MA ESERCIZI DI CITTADINANZA CULTURALE

Le escursioni proposte al Polo dell’Infanzia sono state esperienze di cittadinanza culturale. Da Tarsia a Cirò, da Paludi a Rossano, da Sibari ai luoghi simbolo della Sibaritide, ogni tappa ha avuto una funzione: aiutare i bambini a riconoscere il valore di ciò che li circonda. Perché prima di chiedere ai giovani di restare, amare, difendere o raccontare la propria terra, bisogna metterli nelle condizioni di conoscerla. E la conoscenza, nella prima infanzia, passa dal corpo, dallo stupore, dalla relazione e dall’esperienza diretta.

FERRAMONTI, LA MEMORIA COME RADICE CIVILE

Tra le tappe più significative c’è Ferramonti di Tarsia, dove Magnolia ha portato i bambini per le celebrazioni del Giorno della Memoria, rendendo stabile un appuntamento educativo che unisce la storia alla responsabilità. In quel luogo, che fu il più grande campo di concentramento per ebrei in Italia e che non fece registrare vittime, i piccoli hanno incontrato la memoria come spazio reale da abitare. Prima con linguaggi adatti alla loro età, poi con la presenza fisica nel luogo simbolo.

CIRÒ E LILIO, IL TEMPO CHE DIVENTA IDENTITÀ

In occasione della Giornata regionale del Calendario, i bambini Magnolia hanno incontrato la figura di Luigi Lilio, l’Italiano di Cirò che nel XVI secolo ha donato alla storia il Calendario che ancora oggi regola la vita civile della maggior parte del pianeta. Una visita anticipata da un lavoro laboratoriale in cui hanno realizzato un calendario con le proprie mani per poi portarlo nella città del grande matematico e partecipando ad un momento pubblico di esperienza condivisa.

DA CASTIGLIONE DI PALUDI A SYBARIS, UNA CAMMINATA NELLA CONSAPEVOLEZZA

Al Parco Archeologico di Castiglione di Paludi, tra le esperienze legate a Risonanze Brettie, i bambini hanno camminato dentro uno dei luoghi più importanti dell’archeologia calabrese. Pietre, reperti, ceramiche, sentieri e racconti epici hanno consentito ai bambini di vivere l’area archeologica come una palestra di immaginazione storica. Dentro questa stessa linea si collocano idealmente anche le visite al Parco Archeologico di Sybaris, e quelle all’Abbazia del Patire, al Museo del Codex e ai luoghi simbolo dell’antica Rossano.

AMARELLI, L’IMPRESA COME MEMORIA PRODUTTIVA

La visita alla Fabbrica e al Museo della Liquirizia Amarelli, invece, ha aggiunto un’altra dimensione al percorso: quella dell’identità produttiva. I bambini hanno incontrato una realtà storica capace di raccontare la liquirizia calabrese, i conci e la trasformazione della radice e quindi il museo e la memoria industriale e familiare. In questo modo hanno compreso che il territorio non è fatto soltanto di monumenti e paesaggi, ma anche di imprese e ingegno, lavoro, innovazione e reputazione.

IL DIALETTO COME CASA DELLE PAROLE PER CAPIRE IDENTITÀ

Poi c’è tutto il sulla riappropriazione identitaria che non si è fermato ai luoghi. Ha coinvolto anche la lingua. Con il piccolo dizionario del dialetto, i bambini hanno scoperto parole familiari e antiche, suoni spesso ascoltati in casa ma non sempre riconosciuti come patrimonio. Paracc, Sciannachedd, Cozett, Pumu e tante altre parole sono diventate gioco, sorpresa, sorriso e consapevolezza. Una vera e propria educazione al dialetto che ha smontato il pregiudizio e ha insegnato che ogni parola custodisce una storia e che nessuna identità può crescere se rinnega la propria voce

QUELLA DI MAGNOLIA È VERA PEDAGOGIA CONTRO L’OICOFOBIA

Il filo che unisce queste esperienze – ricorda la pedagogista da oltre vent’anni punto di riferimento per la crescita della prima infanzia - è la volontà di contrastare quella forma sottile di smarrimento che porta a non riconoscere più il valore del proprio mondo. È una sfida educativa contro l’oicofobia, contro la paura, o peggio il rifiuto, delle proprie radici. A questo Magnolia risponde con un approccio pedagogico alternativo: non chiudere i bambini dentro la struttura, ma portarli fuori; non parlare soltanto di identità, ma farla incontrare; non presentare la Calabria come un luogo da cui partire, ma come una terra da conoscere, capire, raccontare e in cui rimanere.

RENZO: PER SENTIRSI PROTAGONISTI DI UNA STORIA PRIMA BISOGNA CONOSCERLA

La riappropriazione identitaria – sottolinea Teresa Pia Renzo – non può cominciare quando i ragazzi sono già grandi e magari hanno già maturato distacco, disinteresse o vergogna verso il luogo in cui vivono. Deve iniziare nella prima infanzia, quando la curiosità è più libera e l’esperienza lascia tracce profonde. È così che si costruiscono i primi mattoni della cittadinanza reale e culturale

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