Cosenza, oltre 1.500 in piazza per lo sciopero: studenti, lavoratori e agricoltori
Il corteo è partito da piazza Loreto. In strada anche trattori, docenti, autotrasportatori e piccoli imprenditori. Nel mirino l'aumento dei prezzi e le politiche sulla spesa militare
È stata una partecipazione ampia e trasversale quella registrata questa mattina a Cosenza, dove oltre 1.500 persone hanno preso parte alla manifestazione organizzata nell'ambito dello sciopero generale proclamato dall'Usb. La mobilitazione ha riunito diverse categorie sociali, dando voce a un malcontento che attraversa il mondo del lavoro, della scuola e delle attività produttive.
Il punto di ritrovo è stato piazza Loreto, da dove è partito il corteo con la presenza di studenti delle scuole superiori e universitari, insegnanti, lavoratori, sindacalisti e attivisti. A caratterizzare la manifestazione anche la partecipazione degli agricoltori, arrivati con i propri trattori, insieme agli autotrasportatori e ai piccoli imprenditori.
Al centro delle rivendicazioni c'è soprattutto il peso crescente del costo della vita. L'aumento dei prezzi dei carburanti, delle bollette e dei prodotti alimentari viene indicato dai manifestanti come un problema che incide direttamente sui bilanci familiari, mentre salari e pensioni vengono considerati insufficienti rispetto alle spese quotidiane.
La protesta ha assunto anche una dimensione politica, con la contestazione delle scelte economiche del Governo. I partecipanti chiedono di destinare maggiori risorse al lavoro, alla scuola, alla sanità e ai servizi sociali, anziché aumentare gli investimenti nel settore militare.
Durante il corteo è emersa con forza anche la voce degli studenti, che hanno rivendicato la necessità di risposte concrete alle difficoltà delle nuove generazioni e alle condizioni economiche della Calabria. La richiesta è quella di superare la frammentazione delle singole vertenze e costruire una mobilitazione comune tra chi studia, chi lavora e chi produce.
Per Stefano Catanzariti, rappresentante dell'Usb, la giornata rappresenta una presa di posizione contro quella che il sindacato definisce un'economia di guerra. L'appello è rivolto alle istituzioni nazionali ed europee affinché le risorse pubbliche vengano indirizzate verso il miglioramento delle condizioni di vita delle persone.
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