Cosenza, l’Aspromonte oltre la ’ndrangheta: incontro con la criminologa Anna Sergi
Alla Free Library del Caffè Telesio, nel cuore di Cosenza, la presentazione del suo libro “L’inferno ammobiliato”
Cosenza - Cosa resta dell’Aspromonte se si prova a separarlo dall’ombra lunga della ’ndrangheta? È possibile raccontare quella parte aspra e bellissima dell’Appennino calabrese senza ridurla a sinonimo di criminalità organizzata? A queste e altre domande proverà a rispondere Anna Sergi, criminologa calabrese di fama internazionale, protagonista dell’incontro in programma sabato 21 febbraio alle 17:30 nella Free Library del Caffè Telesio, nel centro storico di Cosenza.
Veronica Longo Ferriolo, promotrice e presidente dell’associazione Erranze letterarie, e la giornalista Fiorenza Gonzales dialogheranno con la professoressa Sergi, tra le studiose più autorevoli del fenomeno ’ndrangheta, in Italia e all’estero che, grazie ai numerosi volumi scientifici (in larga parte in lingua inglese) e ai molteplici saggi pubblicati a livello internazionale, ha contribuito a delineare il profilo globale delle cosche calabresi.
La narrazione del territorio
Nel suo libro, “L’inferno ammobiliato. Di ’ndrangheta, di memoria e di Calabria”, pubblicato da Blonk editore, l’autrice intreccia la saggistica con la narrazione autobiografica, mescolando il rigore della ricerca accademica ai ricordi dell’infanzia trascorsa tra Cosenza, Limbadi e Santa Cristina d’Aspromonte.
Anna Sergi intreccia la sua esperienza di vita – tra ricordi dell’infanzia e immagini interiori dell’Aspromonte – con l’analisi socio-culturale del fenomeno mafioso. La narrazione parte da episodi privati per allargarsi alla storia documentata della ’ndrangheta, mostrando come le dinamiche sociali, familiari e territoriali si intreccino in modi spesso difficili da decifrare.
La bambola “rubata” dalla ’ndrangheta
Tra le pagine più intense del volume emerge un episodio che segna l’infanzia dell’autrice. È il 3 maggio 1991, giorno della strage di Taurianova. Anna è in auto con il padre, cronista di ’ndrangheta quando “la Repubblica era un quotidiano di battaglia”. Mentre lui documenta una delle pagine più efferate della faida, le chiede di cedergli la Barbie con cui sta giocando: servirà a distrarre una bambina che ha appena perso il padre, ucciso dalla ’ndrangheta.
«La ’ndrangheta mi ha rubato la bambola. O meglio l’ho data via io, ma solo perché dovevo farlo», scrive Sergi. In quella frase, annota, c’è l’essenza stessa della coercizione mafiosa: una presenza costante, un “ronzio di fondo” che diventa parte dell’arredamento, qualcosa che esiste e sta lì, come se fosse naturale.
Tra memoria e analisi sociale
Il titolo del libro nasce da una suggestione del sociologo Alessandro Pizzorno, che parlava di “ammobiliare l’inferno” per descrivere quei contesti marginali in cui si finisce per sistemare la miseria pur di non vedere le fiamme. Un’immagine che Sergi sente profondamente sua: il rischio di normalizzare l’anomalia, di adattarsi a un sistema opprimente fino a non percepirne più la violenza.
Nel racconto affiorano Limbadi – il paese dell’Amaro del Capo – la devozione alla Madonna di Polsi, i viaggi a San Luca per studiare l’industria dei sequestri di persona, il porto di Gioia Tauro come snodo globale. Fatti intimi e privati si intrecciano alla storia documentata di una ’ndrangheta ormai transnazionale.
Il risultato, come osserva lo storico Enzo Ciconte nella prefazione, è un libro che “sembra un romanzo”, scritto in prima persona, ma capace di offrire strumenti interpretativi solidi. Non la solita saggistica sul fenomeno mafioso, bensì uno spaccato emozionale che restituisce complessità a una terra troppo spesso raccontata per stereotipi.
Raccontare la Calabria oltre i miti
Alla base del volume c’è anche la frustrazione di chi, spiegando la Calabria all’estero, si scontra con una narrazione che finisce per vittimizzare i calabresi o ridurre tutto alla criminalità. Anna Sergi prova invece a tenere insieme dolore e appartenenza, denuncia e amore per la propria terra.
L’incontro al Caffè Telesio sarà l’occasione per riflettere su cosa significhi crescere in un luogo “in fiamme” e scegliere di restare – o di tornare – per studiarlo, raccontarlo, cambiarlo. Un dialogo aperto su ’ndrangheta, memoria e identità, per guardare all’Aspromonte non solo come teatro di violenza, ma come spazio di vita, cultura e resistenza.
Chi è Anna Sergi
Anna Sergi è attualmente professoressa ordinaria di sociologia del diritto e devianza presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna. Prima di arrivare a Bologna, ha ricoperto la carica di professoressa ordinaria di criminologia all’University of Essex nel Regno Unito dal 2015, dove ha sviluppato gran parte della sua carriera accademica internazionale.
La sua ricerca è focalizzata sulla criminologia critica e culturale, con un forte impegno nello studio della ‘ndrangheta e delle mafie italiane sia in Italia che all’estero, nonché nei fenomeni di criminalità organizzata globale, traffici illeciti e politiche di contrasto alla criminalità.
Sergi ha conseguito un dottorato di ricerca in Sociologia (Criminologia) presso l’University of Essex e ha una formazione giuridica con una laurea magistrale in Giurisprudenza all’Università di Bologna e un Master in Diritto penale, criminologia e giustizia penale al King’s College di Londra.
Nel corso della sua carriera ha pubblicato numerosi libri e articoli scientifici internazionali, ha ricoperto ruoli di visiting scholar e fellow in università come quelle di Montreal, Melbourne e Pisa, ed è considerata una delle voci più autorevoli nel campo della ricerca sulle mafie e sulle strategie di contrasto.
Tra i riconoscimenti ricevuti, va ricordato l’Early Career Award 2023 dalla Società Europea di Criminologia, assegnato per il suo contributo scientifico eccezionale nella prima decade di attività di ricerca, e il Premio nazionale “Antonino Caponnetto” per la Cultura della Legalità, assegnato nel 2024 per il suo impegno a favore della conoscenza critica della criminalità organizzata e della cultura della legalità.
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