Cosenza, “Barche di Sabbia” porta al Museo dei Brettii le storie della migrazione

Il reportage di Emanuele Armentano protagonista di un nuovo appuntamento di “LibrinComune”, tra testimonianze, musica e riflessioni sul valore dell’accoglienza

A cura di Redazione
17 settembre 2026 14:30
Cosenza, “Barche di Sabbia” porta al Museo dei Brettii le storie della migrazione - Foto Uff. Stampa Expressiva Comunicazioni
Foto Uff. Stampa Expressiva Comunicazioni
Condividi

COSENZA – Le storie della migrazione, il valore dell'accoglienza e la necessità di non anestetizzare la propria coscienza. Sono stati questi i temi al centro del nuovo appuntamento di “Barche di Sabbia”, il tour letterario firmato dal giornalista Emanuele Armentano, ospitato il 16 settembre al Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza nell’ambito della rassegna “LibrinComune”.

Il reportage, nato dal lavoro di Armentano e sviluppato a partire dal settembre 2025, dà voce alle vicende e alle dinamiche umane legate al fenomeno migratorio, attraverso il racconto di esperienze che mettono al centro le persone e le loro storie.

All'incontro hanno partecipato monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Ionio e vicepresidente della Cei, e il sindaco di Cosenza Franz Caruso. Ad arricchire il confronto sono stati gli interventi del critico letterario Mario Guadio, che ha proposto un'analisi tecnica del lavoro, e di Pino Sassano della libreria Mondadori, autore di una riflessione sul tema affrontato e sull'impegno di Armentano.

A coordinare i lavori è stata la consigliera comunale e delegata alla Cultura Antonietta Cozza, promotrice della rassegna.

La serata ha mantenuto anche la formula della “presentazione-spettacolo, già sperimentata lo scorso luglio a Spezzano Albanese. Gli interventi sono stati accompagnati dagli intermezzi musicali di Emiliana Oriolo, Antonella Vitale e Maria Teresa Vitale, mentre Demetrio Corino ha curato la lettura di alcuni passi dell'opera.

Caruso: «Prima di tutto ci sono le persone»

Nel suo intervento, il sindaco Franz Caruso ha posto l'accento sulla responsabilità delle istituzioni e sulla necessità di non rimanere indifferenti davanti alle vicende di chi è costretto a lasciare la propria terra.

«Una città che vuole dirsi davvero civile non può voltarsi dall’altra parte davanti alle storie di uomini, donne e bambini costretti a lasciare la propria terra», ha dichiarato il primo cittadino, sottolineando come il fenomeno migratorio non possa essere affrontato esclusivamente attraverso «numeri, confini o emergenze».

Al centro, secondo Caruso, devono esserci le persone e la loro dignità, attraverso «condizioni di accoglienza, integrazione e convivenza fondate sui diritti e sul rispetto della persona».

Monsignor Savino: «Custodire la coscienza»

Particolarmente significativo anche il contributo di monsignor Francesco Savino, che ha affrontato il tema da una prospettiva profondamente umana, richiamando l'attenzione sul modo in cui la società contemporanea guarda alle difficoltà degli altri.

Il vescovo ha parlato di una coscienza che rischia di essere progressivamente indebolita e condizionata: «La vedo molto addomesticata, molto strumentalizzata. Anzi, consentitemi di dire che è una coscienza troppo dormiente e addormentata, anestetizzata, narcotizzata».

Da qui l'invito rivolto ai presenti a custodire la propria coscienza, considerata un valore fondamentale che «oggi rischia di essere messo in discussione».

Armentano: «Come società stiamo fallendo»

A chiudere gli interventi è stato Emanuele Armentano, che ha illustrato le motivazioni alla base del progetto e il significato del percorso intrapreso attraverso “Barche di Sabbia”.

«L'obiettivo di questi incontri è quello di sensibilizzare la gente verso l'apertura, l'accoglienza e l'integrazione di chi viene da lontano», ha spiegato il giornalista.

Armentano ha quindi raccontato un episodio particolarmente significativo legato ai protagonisti del reportage. Alla domanda se avrebbero rivissuto l'esperienza del viaggio, qualora ne avessero avuto la possibilità, la risposta è stata negativa.

«Alla domanda se i due protagonisti potessero tornare indietro per rivivere l'esperienza del viaggio, la risposta che ho ricevuto è stata “no”. Questo dato ci dice che come società stiamo fallendo», ha affermato.

Il nuovo appuntamento cosentino conferma così la vocazione di “Barche di Sabbia” a trasformare la presentazione di un'opera in un momento di confronto collettivo, utilizzando il racconto, la musica e la lettura per riportare al centro dell'attenzione le persone che vivono sulla propria pelle il dramma della migrazione.

Segui CosenzaOk