Corigliano-Rossano, Giornata dei Calzini Spaiati: il Magnolia educa all'inclusione

Pedagogista Renzo: "La diversità non è un limite, è una risorsa"

A cura di Redazione
20 febbraio 2026 10:00
Corigliano-Rossano, Giornata dei Calzini Spaiati: il Magnolia educa all'inclusione -
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Corigliano-Rossano – L’inclusione non si insegna con una lezione frontale, ma con i gesti quotidiani, con un gioco che diventa esperienza. Se impariamo a indossare un calzino diverso senza vergogna, impariamo a guardare l’altro senza paura. È questo il cuore pedagogico della Giornata Nazionale dei Calzini Spaiati celebrata al Polo Infanzia Magnolia, trasformata in un vero laboratorio di educazione alla diversità.

IL GIOCO COME BASE ESSENZIALE CHE DIVENTA METODO EDUCATIVO

A tracciare il significato dell’iniziativa è la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice della Cooperativa Magnolia, che sottolinea come anche una ricorrenza apparentemente simbolica possa diventare strumento concreto di crescita. Il laboratorio, organizzato dallo staff educativo, ha visto i bambini protagonisti di un percorso esperienziale costruito attorno ad una finta lavatrice, all’interno della quale sono stati inseriti i calzini colorati. Dopo il lavaggio, i piccoli hanno recuperato calzini spaiati, li hanno stesi ad asciugare su uno stendibiancheria, raccolti e infine indossati. Un gesto semplice, ma carico di senso.

DIVERSI MA UGUALMENTE FUNZIONALI: LA LEZIONE CHE PARTE DAL COTONE

Abbiamo spiegato ai bambini – evidenzia la pedagogista – che anche se non sono più uguali tra loro, i calzini continuano a svolgere la stessa funzione. Possono essere riutilizzati. Non perdono valore perché diversi. Da qui il passaggio educativo verso il concetto di inclusione e condivisione: la diversità non è soltanto fisica o legata alla disabilità, ma può essere sociale, culturale, caratteriale. Riconoscerla significa imparare a rispettarla.

INCLUSIONE NON COME PAROLA, MA COME ABITUDINE QUOTIDIANA

Tra i 18 e 36 mesi, età caratterizzata dal forte egocentrismo e dalla possessività, atteggiamenti che possono manifestarsi in modo evidente fino ai 4 o 5 anni quando si struttura il sé, la propria identità rispetto all’altro, è normale – spiega la Direttrice – che un bambino rivendichi un gioco come esclusivamente suo ma è proprio lì che interviene l’adulto. Le educatrici accompagnano i piccoli a comprendere il turno, la condivisione, il gioco insieme. Si educa al rispetto dell’altro senza mortificare l’identità personale.

SUPPORTARSI NELLE DIFFICOLTÀ PER NON LASCIARE NESSUNO INDIETRO

Il laboratorio ha voluto anche lanciare un messaggio preciso: se un bambino si estranea o vive un momento di difficoltà, non deve essere lasciato solo nell’indifferenza del gruppo. L’inclusione comincia dai primi passi, dall’abitudine ad aiutarsi reciprocamente. Crescere adulti non ostativi – conclude Teresa Pia Renzo – significa iniziare a tre anni a comprendere che l’altro non è un concorrente, ma una presenza con cui condividere spazio e gioco.

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