Child free o adult free? La pedagogista Renzo: “Servono più responsabilità educativa”
Nel dibattito sui locali senza minori, la pedagogista Teresa Pia Renzo rilancia: “Il problema non sono i bambini, ma gli adulti che non li educano. La soluzione è rafforzare il ruolo della famiglia e delle regole di convivenza”
Corigliano-Rossano - Un bambino ha diritto a vivere la comunità, a frequentare un ristorante, un lido, un luogo pubblico, a fare esperienza di socialità. Ma questo diritto non può essere separato dal dovere educativo degli adulti. Per arginare comportamenti irrequieti che, in assenza di guida, possono trasformarsi in maleducazione, la soluzione non è vietare l’ingresso ai bambini. Semmai, bisognerebbe interrogarsi sugli adulti che non sanno accompagnarli dentro le regole della convivenza. Se un bambino disturba, corre tra i tavoli, urla senza limite, il problema non è la sua presenza: è l’assenza di una guida adulta.
SE UN BAMBINO DISTURBA TRA I TAVOLI È COLPA SUA O DEI GENITORI?
A dirlo è la pedagogista Teresa Pia Renzo, intervenendo nel dibattito sui locali child free, ovvero ristoranti e spazi che dichiarano di non voler ammettere bambini e che stanno prendendo sempre più piede in Occidente e, di riflesso, anche in Italia. Nel nostro Paese – ricorda – il divieto generalizzato di accesso ai minori nei pubblici esercizi non può essere fondato sulla sola età anagrafica e rischia di configurarsi come pratica discriminatoria, salvo casi specifici legati a comportamenti concreti.
DIRITTO DEI PICCOLI NON CANCELLA IL DOVERE EDUCATIVO DEI GRANDI
Il focus del dibattito – dice la professionista, da oltre vent’anni consulente per la crescita della prima infanzia – andrebbe spostato dal bambino al comportamento educativo degli adulti. Il minore ha diritto alla socialità, ma anche chi sceglie un ristorante, una struttura balneare o un luogo pubblico ha diritto a vivere un momento sereno. Il punto di equilibrio non può essere l’esclusione preventiva dei piccoli, ma la responsabilità genitoriale. Ci sono adulti incapaci di gestire ed educare i propri figli, e questa incapacità non può essere pagata né dai bambini né dalla comunità.
STARE A TAVOLA È UNA COMPETENZA EDUCATIVA
Ecco perché il ruolo dei servizi per l’infanzia e della famiglia nella costruzione delle prime regole civili è basilare, a partire proprio dagli asili nido. Sedersi, aspettare, mangiare senza arrecare disturbo, alzarsi nei tempi giusti, rispettare gli altri: sono abilità che si apprendono presto, fin dai primi anni di vita, se gli adulti le insegnano con coerenza.
LO SMARTPHONE NON È EDUCAZIONE MA LA SCORCIATOIA PIÙ PERICOLOSA
La pedagogista mette in guardia anche da una pratica sempre più diffusa. Tenere un bambino fermo per ore davanti ad uno schermo – ricorda – non significa educarlo al comportamento civile. Significa sospendere il problema, senza costruire autonomia, attenzione, gestione dell’attesa e rispetto del contesto. I bambini sono perfettamente in grado di stare seduti, attendere, partecipare ad una visita, ad una gita, ad un pranzo o ad un momento pubblico senza arrecare disturbo. Quando questo non accade – ribadisce – bisogna interrogarsi sugli adulti che li accompagnano.
RENZO: SENZA EDUCAZIONE LIBERTÀ DI UNO DIVENTA DISTURBO PER TUTTI
Insomma, non si costruisce una società più ordinata escludendo i bambini, ma pretendendo maggiore responsabilità dagli adulti. I bambini sono gli uomini e le donne di domani – conclude Teresa Pia Renzo – ma proprio per questo devono imparare oggi a vivere nella comunità. Diritti e regole devono camminare insieme. Senza educazione, la libertà di uno diventa disturbo per tutti.
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