Caso Stasi, la sindaca Labonia: «Solidarietà, ma difendiamo la libertà di amministrare»
La prima cittadina di Pietrapaola esprime vicinanza al collega di Corigliano-Rossano e richiama l'attenzione sulle pressioni e sui rischi per chi governa
La vicenda giudiziaria che coinvolge il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, diventa occasione per una riflessione sul ruolo degli amministratori locali e sulla libertà di esercitare il proprio mandato. A intervenire è la sindaca di Pietrapaola, Manuela Labonia, che esprime solidarietà al collega, sottolineando come il tema vada oltre le singole appartenenze politiche.
«Sono certa che saprà chiarire la propria posizione e superare questa vicenda», dichiara Labonia, ribadendo che la vicinanza umana e il rispetto delle garanzie devono valere per tutti gli amministratori che si trovano ad affrontare situazioni analoghe. «Non possono esistere solidarietà a corrente alternata».
Nel suo intervento, la prima cittadina pone l'accento sulle difficoltà quotidiane di chi amministra una comunità, spesso esposto a critiche, pressioni e attacchi personali.
«Chi ricopre incarichi pubblici accetta responsabilità, controlli e una maggiore esposizione personale. Ma non può diventare normale subire quotidianamente, ad esempio sui social, offese, insinuazioni, delegittimazioni e persino incitamenti alla violenza».
Labonia distingue il legittimo diritto di critica e di controllo democratico dalle aggressioni personali e dalle pressioni sistematiche, richiamando la necessità di tutelare il ruolo di chi è chiamato a prendere decisioni nell'interesse generale.
«Non chiediamo privilegi né immunità. Il rispetto della legge è imprescindibile e ogni valutazione giudiziaria spetta esclusivamente alla magistratura», precisa la sindaca.
La preoccupazione riguarda soprattutto il rischio che il timore delle conseguenze di ogni decisione possa scoraggiare gli amministratori dall'assumersi responsabilità.
«Se amministrare significa vivere nel timore permanente delle conseguenze di ogni scelta, il rischio è che nessuno voglia più assumersi responsabilità. E quando si restringe la libertà di amministrare, si restringono anche gli spazi della democrazia», conclude Labonia.
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