Caro carburanti, il vescovo Savino al presidio: «La Chiesa è al vostro fianco»
Il presule di Cassano all’Jonio al presidio di Francavilla Marittima e Cerchiara di Calabria: annunciata una lettera a Regione e Governo. Appello anche a banche e Agenzia delle Entrate per fermare le procedure esecutive
FRANCAVILLA MARITTIMA - La crisi di chi coltiva la terra e di chi trasporta le merci non può essere considerata una questione che riguarda soltanto singole categorie professionali. È il messaggio portato da monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, che nella mattinata di sabato 17 ottobre ha raggiunto il presidio degli agricoltori e degli autotrasportatori nella zona compresa tra Francavilla Marittima e Cerchiara di Calabria.
Il presule ha incontrato i lavoratori impegnati nella mobilitazione contro il caro carburanti, l’aumento del costo della vita e le difficoltà economiche che mettono a rischio la sopravvivenza di numerose attività. Una visita che dà seguito alle parole pronunciate nei giorni precedenti, quando aveva richiamato l’attenzione sulla solitudine vissuta da agricoltori e pescatori e sulla necessità di interventi tempestivi da parte delle istituzioni.
Davanti ai manifestanti, Savino ha ribadito la vicinanza della Chiesa a chi protesta per difendere il proprio lavoro. «La vostra lotta è la lotta di tutti e per tutti», ha sottolineato, invitando la comunità a non considerare le difficoltà del comparto agricolo come un problema distante dalla vita quotidiana dei cittadini.
I costi mettono in difficoltà imprese e famiglie
Al centro dell’incontro ci sono le spese sempre più difficili da sostenere per chi lavora nei campi e nel trasporto su gomma. Il prezzo del gasolio incide direttamente sulle attività agricole e sulla movimentazione delle merci, mentre i produttori denunciano una distanza significativa tra quanto ricevono per i raccolti e i prezzi applicati ai consumatori.
Durante il confronto sono stati portati esempi concreti, a partire dai pomodori, che secondo le testimonianze dei manifestanti vengono pagati ai produttori circa 50 centesimi al chilogrammo e arrivano sugli scaffali anche a 5 o 6 euro. Una differenza che alimenta le richieste di maggiore trasparenza nella filiera e di una distribuzione più equa del valore dei prodotti.
Per le aziende più piccole, la combinazione tra costi di produzione, carburanti, imposte e spese di gestione rende sempre più difficile mantenere l'attività. Il rischio, hanno spiegato i lavoratori, è quello di accumulare debiti senza riuscire a garantire un reddito adeguato alle proprie famiglie.
Savino ha richiamato l’attenzione anche sulle conseguenze delle tensioni internazionali e delle guerre, che incidono sui prezzi dell’energia e, a cascata, sul costo dei beni essenziali. La crisi, dunque, non riguarda soltanto chi produce o trasporta, ma investe l’intero sistema economico e il potere d’acquisto delle famiglie.
Una lettera a Regione e Governo
Nel corso della visita, il vescovo ha annunciato l’intenzione di rivolgersi formalmente alla Regione Calabria e al Governo nazionale, chiedendo che la situazione dei lavoratori venga affrontata con misure concrete.
Il richiamo riguarda in particolare la necessità di tutelare un settore fondamentale per l’economia calabrese, già esposto alle conseguenze della siccità e all’aumento dei costi. Per Savino, senza un’agricoltura in grado di garantire reddito e continuità produttiva, a essere compromesse sarebbero anche la tenuta economica dei territori e la disponibilità di prodotti alimentari.
Il presule ha inoltre rivolto un appello agli istituti bancari e all’Agenzia delle Entrate, chiedendo di sospendere, nei confronti dei lavoratori coinvolti nella protesta, decreti ingiuntivi e pignoramenti. Una richiesta legata alla condizione di imprese e famiglie che, secondo quanto riferito durante il presidio, faticano a far fronte agli impegni finanziari.
Savino ha insistito anche sulla necessità che la politica ascolti le persone direttamente coinvolte, evitando che le loro richieste rimangano senza risposte. Ha sollecitato, inoltre, una maggiore attenzione da parte dei mezzi d’informazione nazionali, affinché le difficoltà denunciate in Calabria trovino spazio nel dibattito pubblico.
«Senza agricoltura, quale futuro per la Calabria?»
Nel suo intervento, il vescovo ha difeso il valore sociale del lavoro agricolo, rivolgendosi anche ai figli dei manifestanti e invitandoli a essere orgogliosi dell’attività svolta dai propri genitori. Coltivare la terra, ha ricordato, significa garantire una risorsa essenziale per tutta la collettività.
Un altro punto richiamato è quello della necessità di fare rete. Savino ha invitato gli operatori a superare la frammentazione e a rafforzare la collaborazione tra produttori, cooperative e organizzazioni, così da presentarsi con maggiore forza nel confronto con le istituzioni e con gli altri soggetti della filiera.
Il vescovo ha riconosciuto che le proteste possono provocare disagi alla circolazione, ma ha difeso le ragioni di una mobilitazione che, nelle intenzioni dei partecipanti, vuole mantenersi civile e non violenta. «Noi coltiviamo terra e pace, sempre», ha affermato, salutando i lavoratori con un messaggio che richiama la responsabilità collettiva nella tutela del territorio.
La visita si è conclusa con una promessa di vicinanza ai manifestanti, ai quali Savino ha assicurato la disponibilità a continuare a seguirne le richieste. Il suo intervento riporta così al centro del confronto pubblico una domanda che riguarda il futuro economico della regione: quali strumenti possono impedire che chi produce cibo e chi garantisce il trasporto delle merci sia costretto a scegliere tra indebitarsi e chiudere?
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