Archeologia, 46 reperti recuperati tornano tra Crotone e Sibari
Quarantasei beni recuperati tra Italia e Francia dopo l’inchiesta Achei: ora saranno studiati e valorizzati nei Parchi archeologici
Quarantasei reperti archeologici di origine etrusca, magnogreca e romana recuperati tra l’Italia e la Francia sono stati consegnati dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza ai Parchi archeologici di Crotone e Sibari. I beni erano stati recuperati negli anni scorsi nell’ambito dell’inchiesta “Achei”, coordinata dalla Procura di Crotone, che nel 2019 portò all’arresto di 23 persone e alla scoperta di un vasto traffico illecito internazionale.
La consegna è avvenuta a Cosenza, nella sede di Palazzo Arnone, e riguarda anche reperti sequestrati in Francia e rimpatriati il 16 ottobre scorso. Una parte del materiale era già stata mostrata al pubblico il 4 maggio 2023 al Museo di Pitagora (QUI il servizio).
"Siamo partiti dagli scavi clandestini operati in diversi siti archeologici calabresi - ha spiegato il capitano Giacomo Geloso, comandante nucleo Tpc Cosenza - disarticolando una squadra di tombaroli che faceva parte di un'articolata rete di ricettatori. Rete che era riuscita ad alimentare costantemente il mercato clandestino dei reperti che genera affari milionari".
"Sono reperti molto belli, molto importanti, di varia provenienza, ma - ha specificato il direttore dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari, Filippo Demma - tutti quanti ascrivibili all'ambito magnogreco. Il pezzo più importante e più interessante è un frammento, il più piccolo. Perché da una primissima analisi, che poi dovremo riconsiderare, sembrerebbe un vaso attribuibile a uno dei pionieri tra i pittori ceramografi attici attivi ad Atene alla fine del VI secolo a.C., forse lo stesso Euphronios, che iniziano questa produzione di vasi che poi viene sostanzialmente commercializzata in tutto il Mediterraneo. Sono vasi molto rari, molto importanti".
L’indagine ha fatto emergere un sistema ramificato con collegamenti in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia, alimentato da scavi clandestini sul territorio italiano e da una rete di ricettatori in grado di immettere i reperti nel mercato nero internazionale.
Ora i reperti entrano ufficialmente nella disponibilità dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari, dove saranno catalogati, studiati e destinati alla fruizione pubblica nell’ambito dei percorsi museali del territorio.
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