Achiropita, mons. Satriano torna a Rossano e invita la Chiesa a fidarsi di Dio

L’Arcivescovo di Bari-Bitonto ha presieduto la celebrazione diocesana della Patrona, richiamando comunità e fedeli alla speranza e all’accoglienza.

A cura di Redazione
13 agosto 2026 16:36
Achiropita, mons. Satriano torna a Rossano e invita la Chiesa a fidarsi di Dio - foto uff. stampa diocesi di rossano-cariati
foto uff. stampa diocesi di rossano-cariati
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È stata una serata di fede, memoria e profonda emozione quella vissuta il 12 agosto in occasione della Festa diocesana della Madonna Achiropita, Patrona dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. A presiedere la solenne concelebrazione eucaristica è stato mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto e già Arcivescovo di Rossano-Cariati, accolto con particolare affetto dall’Arcivescovo mons. Maurizio Aloise, dal presbiterio e dall’intera comunità diocesana.

Un ritorno carico di significato, quello di mons. Satriano, che ha riannodato il legame con una Chiesa accompagnata per un tratto importante del suo cammino. Nel salutarlo, mons. Aloise ha sottolineato il valore della sua presenza e di un rapporto di fraternità rimasto vivo nel tempo.

«Ritornare oggi tra voi, nella festa della Vergine Achiropita, è per me motivo di profonda commozione», ha detto mons. Satriano all’inizio dell’omelia, ricordando volti, luoghi, storie condivise, fatiche e speranze. Rivolgendosi all’attuale Arcivescovo ha aggiunto: «Grazie don Maurizio per la tua vicinanza fraterna e cara. È bello per me essere qui».

Al centro della riflessione, la Parola di Dio e l’invito a non vivere la fede con lo sguardo rivolto esclusivamente al passato. Commentando il profeta Isaia e la promessa «Ecco, io faccio una cosa nuova», l’Arcivescovo ha invitato la comunità a riconoscere ciò che Dio continua a far germogliare nella storia.

«La memoria biblica – ha sottolineato – non è mai un rifugio nel passato, ma forza per aprirsi al futuro». Da qui la domanda rivolta alla Chiesa: «Abbiamo ancora occhi capaci di accorgercene?».

Una domanda che attraversa i deserti del presente, dalle famiglie al mondo giovanile, dalla vita sociale alle stesse comunità ecclesiali. Per mons. Satriano, anche nei momenti più difficili Dio continua ad aprire strade e a far scorrere fiumi.

Il cuore dell’omelia si è poi concentrato sulla figura di Maria e sul Magnificat. Richiamando le parole di san Paolo sulla venuta di Cristo «nato da donna», l’Arcivescovo ha evidenziato come Dio abbia scelto di entrare nella storia attraverso la concretezza e la fragilità di una donna.

«Maria diventa lo spazio nel quale Dio può lavorare», ha affermato. Il Magnificat, ha spiegato, non celebra anzitutto ciò che Maria ha fatto per Dio, ma «ciò che Dio ha fatto in lei».

Da qui una provocazione rivolta a ogni credente: la fede non consiste soltanto nel moltiplicare le proprie opere, ma nel «lasciare che Dio faccia qualcosa di vero in noi». Maria è grande perché «fa spazio», senza pretendere di governare la storia o imporre a Dio i propri tempi.

Un messaggio che mons. Satriano ha collegato direttamente alla devozione per l’Achiropita, una presenza profondamente radicata nella storia della comunità rossanese. Generazioni di uomini e donne hanno affidato alla Vergine figli, famiglie, malattie, raccolti, partenze e ritorni, custodendo una devozione fatta di lacrime, affidamento e gratitudine.

Nel corso dell’omelia è stato ricordato anche il drammatico alluvione del 12 agosto 2015, che colpì Rossano e la costa ionica. Una tragedia che non provocò vittime e che la memoria credente della comunità ha letto anche alla luce della protezione e dell’intercessione materna dell’Achiropita.

Ma la devozione, ha ammonito mons. Satriano, non può trasformarsi soltanto nella richiesta di essere preservati dal male. «Maria non è un riparo che ci sottrae alla storia. È una Madre che ci rimette dentro la storia con uno sguardo diverso».

Da qui il richiamo a una fede concreta, capace di trasformarsi in attenzione verso le ferite della società. «Maria non conduce a sé stessa – ha ricordato – conduce sempre a Cristo. Conduce verso il fratello. Conduce là dove la vita chiede di essere custodita».

L’Arcivescovo ha quindi richiamato le emergenze che attraversano la Calabria: il lavoro che manca, i giovani costretti a partire, le famiglie fragili, gli anziani soli, le disuguaglianze, la difficoltà di costruire futuro, l’illegalità e il malaffare.

Anche il Magnificat, in questa prospettiva, diventa uno sguardo nuovo sulla realtà. «Pregare il Magnificat – ha detto mons. Satriano – significa affacciarsi con Maria al balcone del futuro, certi che questo mondo porta già in grembo un mondo nuovo».

Nelle conclusioni è arrivata quella che può essere considerata la consegna spirituale lasciata alla Chiesa di Rossano-Cariati: «Lasciar lavorare Dio».

Il significato stesso del nome Achiropita, «non fatta da mano d’uomo», diventa così una chiave di lettura. «Ci ricorda che le cose più grandi della vita non sono soltanto il prodotto delle nostre mani. Sono dono. Sono opera dell’Altissimo. Sono grazia di Dio. Ma questa grazia chiede cuori disponibili».

Un invito che si è trasformato in preghiera: «Quando smettiamo di voler fare tutto da noi e lasciamo spazio a Dio, anche il deserto può diventare strada, anche una ferita può diventare grembo, anche la nostra storia può diventare Magnificat».

La celebrazione si è conclusa con la preghiera per l’Arcidiocesi, per il suo pastore e per ogni uomo e donna della comunità diocesana. Il ritorno di mons. Satriano ha assunto così il significato di un abbraccio ecclesiale, rinnovando un legame che il tempo e la distanza non hanno spezzato.

«Dio benedica l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati con il suo pastore, doni a tutti e ciascuno gioia e salute. Buona vita… Evviva Maria!».

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