L’ultimo saluto a don Mimì: Santa Severina abbraccia monsignor Domenico Graziani, "uomo innamorato della bellezza"

Nella Concattedrale il funerale dell’arcivescovo emerito di Crotone-Santa Severina. Una Chiesa gremita e il ricordo di un vescovo dal “cuore grande”, innamorato della bellezza e dello stupore

A cura di Redazione
10 gennaio 2026 13:24
L’ultimo saluto a don Mimì: Santa Severina abbraccia monsignor Domenico Graziani, "uomo innamorato della bellezza" -
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Una bara di legno semplice, il pastorale di legno, tanto caro a don Mimì, la mitra, simbolo di santità e autorità episcopale, e le pagine del Vangelo. Segni essenziali hanno accompagnato l’ultimo saluto a monsignor Domenico Graziani, arcivescovo emerito di Crotone-Santa Severina, il cui funerale è stato celebrato nella Concattedrale di Santa Severina, il paese che lo ha visto crescere, dove il padre prestava servizio come maresciallo dei carabinieri.

Originario di Calopezzati, dove don Mimì era nato, proprio Calopezzati (Diocesi di Rossano-Cariati) e Santa Severina hanno ospitato le spoglie del vescovo che, prima di Crotone, guidò la Diocesi di Cassano allo Ionio.

In una Concattedrale gremita in ogni ordine di posti, la celebrazione eucaristica è stata presieduta da monsignor Alberto Torriani, arcivescovo di Crotone-Santa Severina, con l’omelia affidata a monsignor Serafino Parisi, vescovo di Lamezia Terme. Presente monsignor Fortunato Morrone, presidente della Conferenza Episcopale Calabra, monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana per il Mezzogiorno e vescovo di Cassano allo Ionio, oltre a numerosi vescovi della Calabria, tra cui il titolare della diocesi di Catanzaro, monsignor Claudio Maniago.

Proprio dall’omelia di monsignor Parisi è emersa con forza la cifra umana e spirituale di don Mimì. “Proprio qui, a Santa Severina, paese tanto amato da don Mimì, stiamo dando l’estremo saluto a un uomo buono, di grande animo e di cuore nobile”, ha detto il presule, ricordando come ci sia una parola che monsignor Graziani avrebbe particolarmente gradito, perché presa direttamente dal Vangelo e dalle Sacre Scritture. La macrotimia, ha spiegato, “vuol dire cuore grande, ma vuol dire anche pazienza nel sopportare le prove”.

Parisi ha ripercorso anche il profilo intellettuale del vescovo emerito, ricordando la sua profonda conoscenza delle Scritture: gli studi a Roma alla Gregoriana in dogmatica, l’esperienza al Biblico, l’insegnamento di dogmatica, greco, ebraico ed esegesi biblica a Catanzaro. “Devo a lui – ha confidato – il suggerimento e forse anche l’orientamento ad intraprendere gli studi biblici”.

Nel suo ministero non sono mancate le prove. Parisi ha ricordato quella sera dell’accoglienza nella sua prima diocesi, a Cassano, quando qualcuno gli disse in modo quasi spietato che finiva la luna di miele e cominciava la luna di fiele. “Eppure – ha sottolineato – non c’era in lui alcun accenno di acredine, perché era davvero un uomo buono, che non conosceva malizia né permalosità ed era generoso anche nel perdono”.

Una persona dal cuore grande, che usava spesso parole come bellezza e stupore”, ha aggiunto Parisi, sottolineando come don Mimì guardasse sempre avanti, animato da “desideri belli per la società” e da una visione orientata al riscatto sociale, fondata su promozione culturale e promozione sociale. Aveva, ha ricordato il vescovo di Lamezia Terme, una visione di Chiesa in sintonia con l’Evangelii gaudium di papa Francesco e parlava spesso di una fede che non poteva essere “schizofrenica”, ma capace di generare nel tempo cultura e processi critici per guardare la realtà “con gli occhi della verità”.

Una vita segnata dalla generosità e dall’accoglienza, con “una casa sempre aperta come il suo cuore”, perché quello che aveva lo donava. Anche nel rapporto con le persone e con i beni della Chiesa, don Mimì “invertiva il modo di rapportarsi”, mettendo sempre al centro l’altro. “Ora che è nel mondo della verità – ha detto ancora Parisi – avrà compreso pienamente alcune cose che la sua misericordia, quaggiù, non riusciva a guardare con precisione. I tempi diranno i solchi che ha inciso in questa terra”.

“Oggi – ha concluso – salutiamo un uomo giusto, dal cuore grande. È andato via da Crotone da povero, non con le mani bucate, ma perché con le mani ha dato tutto. Questo sarà il seme di una profezia che non oggi, ma domani, sarà letta come grande speranza e possibilità di riscatto per questa nostra terra”.

Alla cerimonia erano presenti anche il prefetto di Crotone Franca Ferraro, il sindaco di Crotone Vincenzo Voce, il presidente della Provincia di Crotone Fabio Manica, i sindaci di Santa Severina, Calopezzati e Cassano allo Ionio, insieme a numerose autorità civili e militari, ai primi cittadini del comprensorio crotonese e ai sindaci della fascia ionica cosentina.

Nel corso della celebrazione è stata ricordata la figura completa di monsignor Graziani: uomo, sacerdote, vescovo, ma anche scout e insegnante, capace di incontrare e formare intere generazioni, sia nelle scuole superiori sia come docente di teologia.

Riconosciamo in monsignor Graziani una figura che ha saputo interpretare il proprio ruolo con equilibrio e spirito di servizio, contribuendo a rafforzare il dialogo tra Chiesa e società”, ha dichiarato il sindaco di Crotone Vincenzo Voce, sottolineando il valore del suo impegno nel promuovere dignità della persona, solidarietà e responsabilità collettiva.

Al termine della celebrazione, le parole di monsignor Alberto Torriani hanno chiuso il saluto della Chiesa di Crotone-Santa Severina. L’arcivescovo ha ricordato con gratitudine chi ha custodito e accompagnato don Mimì negli ultimi anni della malattia, “senza farlo sentire solo”, ringraziando i confratelli vescovi, i sacerdoti, le istituzioni civili e militari e quanti si sono stretti alla diocesi in questo momento di dolore.

Torriani ha quindi dato lettura di due messaggi particolarmente significativi: il telegramma del cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, che ha espresso la vicinanza della Chiesa partenopea assicurando la preghiera per un pastore ora “nelle braccia del Padre”, e quello del Santo Padre, inviato tramite il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nel quale papa Francesco ha partecipato spiritualmente al lutto della comunità diocesana, ricordando il generoso ministero di monsignor Graziani come sacerdote, docente appassionato e competente di scienze dogmatiche e bibliche, vescovo di Cassano allo Ionio e infine arcivescovo di Crotone-Santa Severina, affidandolo alla materna intercessione della Beata Vergine Maria e impartendo la benedizione apostolica ai fedeli, ai familiari e a quanti ne condividono il dolore.

Danilo Ruberto



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