Rende (CS), incontro con il filosofo Piotr Laskowski sulla crisi umanitaria di confine

Rende (CS), incontro con il filosofo Piotr Laskowski sulla crisi umanitaria di confine

Rende, martedì arriva Piotr Laskowski, attivista, filosofo e storico a raccontare della crisi umanitaria al confine tra Polonia e Bielorussia

Martedì 15 febbraio, alle 17:30 nella sala della Biblioteca delle Generazioni Future a Rende, arriverà Piotr Laskowski, attivista, filosofo, storico.
Il Professore Associato presso l’Institute of Applied Social Sciences dell’Università di Varsavia parteciperà al dibattito pubblico sul tema “Foresta di Bialowieza, la frontiera della vergogna” parlando della propria esperienza diretta.

“La crisi umanitaria sviluppatasi sul confine polacco-bielorusso ha assunto una scala mai vista dai tempi bui della Seconda Guerra Mondiale. Una deliberata e omicida violazione dei più elementari diritti umani, dove migranti sono usati come pedine nello sporco gioco politico tra le potenze”, ha spiegato l’assessora alla cultura Marta Petrusewicz. “Non si tratta dei numeri – i migranti sono al massimo qualche migliaio – ma della deliberata violazione dei più elementari diritti umani nello sporco gioco politico tra le potenze, inclusa la UE. Questo dramma è stato oggetto il 9 febbraio dell’audizione, da parte della deputata Laura Boldrini, al Comitato Diritti Umani della Camera dei Deputati italiana, di un’attivista Kasia Wappa. Per un breve momento la drammatica situazione ha attirato l’attenzione pubblica: le immagini di migliaia di rifugiati provenienti dall’Iraq, Iran, Siria, Turchia, Yemen e da altri paesi disastrati, raggruppati nel lato bielorusso del confine in condizioni inumane, hanno suscitato indignazione tra i cittadini europei”, ha proseguito l’assessora.

“Sulla questione sono state avanzate analisi geopolitiche e pronunciati fiumi di parole, ma nei fatti, finora, le risposte politiche sono state solo di carattere repressivo: respingimenti violenti e rimpatri forzati, annunci di sanzioni da una parte, militarizzazione dell’area dall’altra. La risposta del governo polacco è stata la costruzione di un muro di 186 chilometri, alto 5 metri, lungo il confine tra i due stati, finanziato possibilmente con i soldi dell’Unione Europea. Il dramma umanitario continua su entrambi i lati del confine, acuito dalle condizioni atmosferiche gelide del periodo, con le temperature sotto zero. Uomini, donne e bambini stanno morendo di ipotermia, sete, fame e mancanza di accesso agli aiuti medici salvavita. Ad oggi sono 21 i morti certi tra i migranti bloccati alla frontiera, ma potrebbero essere dieci, cento volte di più. Dal settembre 2021, il governo polacco ha dichiarato zona d’emergenza quella lungo la linea di demarcazione territoriale con la Bielorussia. I migranti che sono entrati nell’Unione Europea attraversando il confine polacco-bielorusso, si sono ritrovati in una pericolosa area militarizzata dove medici, sanitari, giornalisti e rappresentanti delle organizzazioni non governative e delle istituzioni europee non hanno accesso. Picchiati dai soldati bielorussi, i rifugiati sono costretti ad attraversare il confine polacco-bielorusso: non potendo recarsi ai valichi di frontiera, devono passare illegalmente il filo spinato. Se tornano in Bielorussia, i militari sparano. Dall’altra parte, le forze armate polacche usano una crudele procedura di respingimento, che consiste nel cercare, catturare e riportare i rifugiati sul lato bielorusso, dove le loro vite vengono nuovamente messe a repentaglio”, ha sottolineato Petrusewicz.

“Fuggiti nella foresta, la splendida foresta di Bialowieza, l’ultima foresta vergine in Europa e patrimonio dell’UNESCO, i rifugiati – donne, uomini, bambini – non hanno modo di proteggersi dalle gelate notturne, bevono l’acqua sporca, non hanno pannolini né vestiti di ricambio, trascorrono le notti in vestiti sporchi e bagnati, girano nella foresta scalzi, senza cure mediche. Di notte, gruppi di persone terrorizzate vengono alle case in cerca di aiuto, implorando di non chiamare la polizia. Queste persone si sono trovate in Bielorussia in parte per propria ingenuità, ma soprattutto a causa della deliberata disinformazione da parte delle autorità bielorusse. E dal momento del loro arrivo in Bielorussia, sono diventate solamente delle comparse, delle pedine sullo scacchiere geopolitico che non hanno modo di tirarsi indietro. Sono atti disumani che violano tutti gli articoli della Convenzione sui Diritti Umani: torture con le scariche elettriche, percosse con i bastoni e i calci delle pistole, i giochi delle guardie, che liberano i cani, e solo chi corre abbastanza velocemente si salva. Bambini separati dalle famiglie, che vagano soli nella foresta finché qualcuno non li trova, vivi o morti. In assenza di corridoi umanitari, una rete spontanea e semi-clandestina di supporto ai migranti è sorta tra gli abitanti della “zona rossa”. Gli attivisti per necessità che stanno commettendo il “crimine di solidarietà”. Tra di loro c’è Piotr Laskowski”, ha concluso l’assessora.

All’incontro, coordinato dalla giornalista Simona De Maria, prenderanno parte il sindaco Marcello Manna e l’assessora Marta Petrusewicz.