Randagismo: Cani e gatti sono una risorsa

Randagismo: Cani e gatti sono una risorsa

Il randagismo in Italia è un fenomeno ancora molto presente, soprattutto nel Sud. Anche per questo a Palermo, presso l’Assemblea Regionale Siciliana, si sono tenuti gli “Stati Generali del Randagismo”, un tavolo di lavoro al quale hanno partecipato le principali associazioni animaliste italiane, ma anche i rappresentanti della politica a livello comunale, regionale, nazionale ed europeo, oltre a tecnici del Ministero della Salute. Sono passati ormai 31 anni dall’entrata in vigore della legge n.281 del 1991 che regola il fenomeno randagismo, l’evento ha voluto analizzare cosa ha funzionato e cosa va corretto, proponendo soluzioni concrete alla luce dello sviluppo attuale del fenomeno.
L’evento è stato organizzato e promosso dal deputato Filippo Maturi, responsabile del dipartimento della tutela del benessere animale della Lega nonché Presidente dell’intergruppo parlamentare sulla tutela degli ecosistemi e della biodiversità e dall’europarlamentare Anna Cinzia Bonfrisco, membro dell’intergruppo parlamentare Animal welfare presso il Parlamento Europeo.

Enpa: “Il randagismo? Occorre capire che il cane è una risorsa”
«Fino al ’91 il problema del randagismo veniva gestito con la soppressione degli animali. Da lì in poi, con la legge 281, si è iniziato a pensare a una soluzione. Ma dopo 30 anni bisogna cambiare l’ottica: una volta il randagismo veniva considerato come un problema a se stante – spiega Carla Rocchi, presidente dell’Enpa – . Oggi il randagismo è un grave danno sociale. Il cane deve essere visto come una risorsa. A partire dal vantaggio economico che l’animale porta: quello legato ai pet è l’unico comparto che è cresciuto molto, genera posti di lavoro. Il secondo è legato al benessere che porta in famiglia: i bambini beneficiano nel crescere con un animale, gli anziani si sentono meno soli. Lo Stato ha una risorsa che non ha ancora capito come impiegare. Noi siamo di fronte a una risoluzione-risorsa perché gli animali sono una forma di cura. L’animale, inoltre, può essere indicatore di una violenza possibile: un cane che soffre, che subisce violenze ci dice che in quella casa c’è una potenziale quanto reale fonte di violenza. Occuparsi del randagismo non vuol dire avere pietà per i poveri animali, a capire che sono una risorsa. Bisogna avere una visione diversa».

Lav: «Serve una figura come un garante degli animali»
«Nell’affrontare il randagismo servono responsabilità politiche chiare su questo problema. È mancata una politica delle istituzioni – spiega Gianluca Felicetti, presidente della Lav – . Serve una figura come un garante degli animali a livello nazionale con poteri effettivi, non per rilasciare interviste. Questo permetterebbe di dover dire qual è l’obiettivo nei prossimi 2, 3 o 5 anni così come si ha in tanti altri temi. Altro problema è il censimento dei cani e gatti randagi: pensare di fare una politica senza parte da dei numeri diventa complicato. Eppure continuano a esserci regioni che continuano a non fornire questi dati al ministero della Salute. Il randagismo poi è un costo elevato per la comunità, perché il cane non è solo una risorsa, ma anche un costo: se per ogni cane venisse pagata la tariffa minima prevista dal ministero della Salute, i famosi 3,5 euro come prevede la legge, moltiplicati per i numeri che ci dà lo stesso ministero noi arriviamo a una spesa di circa 80-100 milioni di euro all’anno che ricade sulle amministrazioni comunali. C’è poi il problema dell’Iva che per gli animali viene applicata quella dei beni di lusso, un’impostazione che dovrebbe cambiare per uno Stato che vuole passare dallo slogan “Adotta un animale” a uno in cui si dica “Adotta un animale e io ti metto in condizione di tenerlo al meglio con delle piccole facilitazioni”».

Animal Law Italia: «Tutelare gli interessi dell’animale significa tutelare gli interessi dell’essere umano»
«Al giorno d’oggi gli animali vengono spesso portati all’attenzione del decisore in considerazione anche delle loro esigenze, ma oggi le esigenze dell’animale sono le esigenze dell’essere umano – spiega Daria Vitale di Animal Law Italia –.Dal punto di vista giuridico abbiamo bisogno di ripensare al ruolo dell’animale nella società: tutelare gli interessi dell’animale significa tutelare gli interessi dell’essere umano. Il fenomeno del randagismo è multifattoriale che ha una diversa concretizzazione in base al diverso ambito regionale nel quale si trova, delle condizioni socio-demografiche nel quale si sviluppa, delle risorse che si hanno a disposizione. Bisogna capire come riempire il gap fra il dato normativo e la realtà».

Save the Dogs: “I volontari spesso si scontrano con le norme”
«Nella battaglia al randagismo la nostra azione è partita in Campania e Calabria ed è principalmente puntata alle sterilizzazioni: abbiamo fatto degli accordi con dei veterinari privati perché le Asl non sono riuscite ad aiutarci a livello organizzativo – spiega Giuliana Adamo, responsabile del Progetto #NonunodiTroppo di Save the Dogs –. I veterinari si sono resi molto disponibili, ma il problema nasce dal fatto che le normative nazionali e quelle regionali spesso sono in contrasto fra di loro. Anche quando troviamo un assessore che è sensibile al tema, spesso non basta: talvolta conosce molto poco la materia, e per questo cerchiamo di fare sensibilizzazione a livello istituzionale, e nella maggior parte dei casi si tratta di Comuni in difficoltà economiche. I volontari spesso si scontrano con le norme, ma è anche vero che se le dovessero seguire in maniera precisa alla fine chi ne pagherebbe le conseguenze è l’animale: se c’è un cane investito e i vigili urbani non rispondono o rispondono dopo due giorni potete capire che c’è qualcosa che non va nel nostro Paese. Abbiamo assistito a sindaci che non hanno potuto entrare nei canili dove sono tenuti gli animali del suo Comune: c’è un problema di stampo mafioso di cui bisognerebbe parlare. I bandi d’appalto per la gestione dei canili, spesso con aste al ribasso, non vanno bene. Il randagismo è un fenomeno talmente complesso che se non si riesce a fare rete fra le diverse problematiche non se ne esce».

Filippo Maturi: «I canili possono essere un allarme per le malattie sociali di un Comune»
«Per prima cosa devo chiedere scusa alle associazioni perché vengono chiamate molte volte a fare ciò che la politica non fa – spiega Filippo Maturi, presidente dell’intergruppo parlamentare sulla tutela degli ecosistemi e della biodiversità – . Io ho iniziato a occuparmi di randagismo due anni fa quando la Lega, il partito di cui faccio parte, ha voluto creare un dipartimento che si occupasse del benessere animale. Io ho deciso che la nostra battaglia contro il randagismo perché unisce il senso di legame con gli animali e la legalità, perché ci sono ancora troppe persone che fanno i soldi sulla pelle degli indifesi. In questi due anni sono entrato in molti canili, alcuni sono delle belle realtà gestite con il cuore, ma ci sono anche molti canili lager che sono delle realtà inaccettabili per uno Stato, per un popolo che si vuole definire civile. In questo mio viaggio ho capito che i canili possono essere una risorsa per gli amministratori comunali per capire quali sono le caratteristiche della propria comunità e soprattutto le malattie sociali di quella comunità. Ho avuto modo di capire che nei canili delle diverse territorialità ci sono diversi tipi di cane per diversi motivi: per esempio nelle zone del tartufo, come Marche e Umbria, non manca mai il Lagotto. Nelle Regioni dove è presente una tradizione venatoria non mancano i cani da caccia. Allo stesso modo ho avuto modo di vedere come sempre più spesso in canile vengono portati i cani anziani perché i proprietari non vogliono occuparsene o non vogliono vederli morire a casa. Credo che anche questo sia un allarme sociale da non sottovalutare. Tornando al randagismo è chiaro che la sterilizzazione è la via maestra per contenere questo fenomeno, ma bisogna cercare di capire come farla. Alcune amministrazioni, per esempio, stanno dedicando dei fondi per procedere alla sterilizzazione anche dei cani dei privati che non se lo possono permettere. Perché è giusto ricordare che il randagismo è un costo per la comunità che a oggi è stimato in 80 milioni di euro all’anno, risorse che non vengono investiti in sociale, in manutenzione e innovazione delle città perché destinati a contenere il fenomeno del randagismo finendo per far guadagnare gli “amici degli amici”».

Matteo Salvini: «Nella prossima manovra fondi contro randagismo»
«Siamo consapevoli che tra pandemia e guerra sarà un estate problematica. Come dobbiamo fare tutto perché non sono gli animali a rimetterci. Sono a Palermo una volta al mese perché ho il processo e ci sono affezionato. Non voglio che Palermo sia conosciuta come capitale del randagismo. L’impegno è di evitare un’estate di abbandoni indiscriminati. C’è la crisi, la gente prende animale e poi si accorge che non è un hobby ma una convivenza. Bisogna i sindaci a fare il loro lavoro e spronare le Asl per le sterilizzazioni. Nella prossima manovra economica penseremo a supportare le associazioni e andare a individuare realtà che utilizzano animali per fare business e commercio indiscriminato». A dirlo è il leader della Lega Matteo Salvini in collegamento video a termine della tavola rotonda aggiungendo: «Lavoriamo perché l’Italia nei prossimi anni si rimetta in moto e pensiamo anche ai nostri compagni di vita. Faremo il possibile per evitare che un’ opportunità si trasformi in dramma. C’è una legge di 30 anni fa che va cambiata. Noi di alcuni temi non parliamo solo due mesi prima del voto. E’ una questione di civiltà. E’ la vicinanza tra associazioni, il volontariato fondamentale e la politica»