Ministro Bianchi: “La narrazione che si fa della scuola italiana è falsa”

Ministro Bianchi: “La narrazione che si fa della scuola italiana è falsa”

La narrazione che si fa della scuola italiana è falsa. Non è vero che i nostri ragazzi non sanno leggere un testo. La narrazione dell’insieme è molto diversa da quella delle diverse situazioni che troviamo: nelle nostre scuole abbiamo tantissime esperienze di lettura, musica, lavoro.

Ma dobbiamo far diventare queste esperienze patrimonio di tutte le scuole. Dobbiamo mettere a servizio di tutto il Paese tutte le migliori esperienze perchè possano generare altre esperienze. Dobbiamo raccontare di più le nostre esperienze dell’Emilia Romagna e farle diventare nazionali”.

Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, intervenuto oggi a Bologna all’evento ‘Testimonianze e prospettive di FILIera’, l’evento di presentazione e restituzione delle esperienze formative dei percorsi IeFP realizzati dagli enti accreditati in Emilia-Romagna presso la Fondazione Golinelli.

“Non si può fare una riflessione sulla formazione professionale senza una riflessione sul mondo del lavoro e la trasformazione dei sistemi produttivi e ambientali, che restano la linea fondante su cui stiamo lavorando. Nell’idea di una società più giusta e quindi anche più stabile- ha aggiunto Bianchi- Rafforziamo l’autonomia e le innovazioni. Bisogna creare situazioni uguali in tutto il Paese”.

Per il ministro “la scuola è innanzitutto una comunità, che va costruita. Non è naturale, è un atto di volontà collettivo. E quello che abbiamo fatto in questo periodo è stata proprio la costruzione della comunità educante per la formazione professionale, dove diversi interessi e persone si sono ritrovati nella necessità di formare persone in grado di accedere all’incertezza del lavoro”, ha spiegato Bianchi. “In questi due anni abbiamo attribuito al Covid tutti i mali che stiamo vivendo- ha proseguito il ministro dell’Istruzione- Ma la trasformazione in atto è profonda: molti dei mestieri e delle modalità di lavoro sono cambiati profondamente. E corriamo il rischio sociale di avere una società separata, divisa, in cui c’è chi fa mestieri umili che non possono essere automatizzati e chi controlla l’automazione. Bisogna ripartire dal presidio della scuola, perché è il luogo della ricucitura sociale”.