A testa alta per la Calabria raccoglie 8000 firme: serve una legge quadro contro la violenze sulle donne

A testa alta per la Calabria raccoglie 8000 firme: serve una legge quadro contro la violenze sulle donne

Riceviamo e pubblichiamo – Sono più di 8mila le firme raccolte dal movimento “A testa alta per la Calabria” per chiedere una legge quadro regionale che non solo argini la violenza sulle donne, ma che le renda realmente autonome attraverso percorsi mirati. La petizione, lanciata sulla piattaforma Change.org, si rivolge direttamente al neo Presidente della Regione Calabria e alla Giunta Regionale.

“Stiamo assistendo in queste ultime settimane ad una forte recrudescenza di azioni violente contro le donne che stanno portando ad una grave perdita di vite umane”, evidenziano i promotori. “Le denunce sono aumentate ma di pari passo il numero dei femminicidi non si arresta. Nel nostro Paese tanto è stato fatto dai governi nazionali a livello legislativo ma pochi restano ancora gli strumenti che il nostro ordinamento offre alle donne, ai loro figlie/i, offesi dalla violenza maschile.”

Il testo prosegue denunciando la pericolosità della situazione attuale: “i buchi neri nell’applicazione di queste leggi stanno diventando evidenti. Primo fra tutti la mancanza di personale adeguatamente formato sia tra le forze dell’ordine che nell’Avvocatura. Le donne dopo la denuncia devono essere adeguatamente sostenute e assistite, soprattutto psicologicamente, nel continuare il cammino intrapreso verso la loro liberazione. Tornare a casa dopo una denuncia nella maggior parte dei casi equivale ad un femminicidio annunciato.”

“A tal proposito”, riflettono i promotori, “a livello regionale occorre seriamente pensare ad una legge quadro per il contrasto della violenza di genere, con al primo punto l’istituzione di più case rifugio, in quanto i centri antiviolenza, attualmente presenti sul territorio calabrese, hanno pochissimi posti letto”.

“Tra l’altro”, prosegue il testo spiegando le proposte in merito, “si potrebbe emendare la legge che regola la concessione degli alloggi popolari riconoscendo alle vittime di violenza una precedenza così come per gli sfrattati. E’ risaputo che l’imprimatur per far transitare le donne dall’emancipazione alla vera liberazione è senza alcuna ombra di dubbio l’indipendenza economica; in tal senso la recente introduzione del reddito di libertà, cumulabile con il reddito di cittadinanza, permette alla donna nei primi momenti un’indipendenza economica che favorisce percorsi futuri di autonomia e di emancipazione”.

“E’ ormai acclarato come il fenomeno della violenza di genere sia un fatto principalmente culturale; ma rimangono ancora pochi gli investimenti in questo campo. Sarebbe determinante riproporre con continuità azioni specifiche che coinvolgano le istituzioni e tutto il mondo della scuola coinvolgendo gli studenti e le studentesse, i docenti e le famiglie su come possa essere importante un uso consapevole del linguaggio e la diffusione della cultura del rispetto”, si legge.

Il testo si conclude con una riflessione dei membri del movimento: “Oggi più che mai la donna cerca di rendersi autonoma, affrancandosi da un ruolo che era un laccio alla sua libertà, ai suoi diritti e doveri di essere umano “pensante” […]. Per questo non deve essere lasciata sola ma incoraggiata e sostenuta”, concludono.